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Ancora con le mani nella marmellata

A sei anni dalle sentenze dell’Antitrust, il Salvagente è andato a vedere come le aziende produttrici di confetture e marmellate si sono adeguate

Gio 28 Feb 2019 | di Dario Vista | Attualità
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A distanza di 6 anni dalla sentenza con cui l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) ha sanzionato diverse aziende produttrici di confetture e marmellate, il Salvagente è andato a vedere che cosa è successo e come (e se) le suddette si sono adeguate.

La Hero light
Partiamo dalla Hero. La multinazionale svizzera era stata a suo tempo multata per due motivi: da una parte per aver apposto il termine “Diet” sui prodotti a ridotto contenuto calorico, indicazione consentita esclusivamente per alimenti destinati a un’alimentazione particolare e dall’altra parte per la dicitura “senza zuccheri aggiunti”, con il termine “aggiunti” scritto troppo piccolo rispetto al resto.
Il prodotto Hero “Light” (non più “Diet”) Pesche mantiene tutt’oggi l’indicazione “senza zuccheri aggiunti”. In effetti in etichetta sono presenti come dolcificanti soltanto composti non glucidici, quali sorbitolo, glicosidi steviolici, sucralosio e acesulfame K. In etichetta troviamo la presenza di succhi concentrati di limone e acerola. Tali ingredienti, sicuramente utilizzati rispettivamente come acidificante e antiossidante, forniscono comunque zuccheri che non provengono da pesche. Il regolamento CE 1924/2006 che disciplina la dicitura “senza zuccheri aggiunti”, tra le altre cose, vieta in questo caso l’utilizzo di “ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti”. E, difatti, nella sentenza dell’Antitrust, alcune aziende erano state multate in quanto i prodotti contenevano succo di mela nonostante assicurassero di essere senza zuccheri aggiunti.
La cosa che però colpisce di più, relativamente alla Hero Light Pesche, è un sigillo che scende dal coperchio e che riporta in maniera evidente la dicitura “-80% kcal” e poi in piccolo: “rispetto ai valori medi della confettura Hero”.
Effettivamente rispetto alla confettura extra di pesche della Hero, le calorie sono meno dell’80% (42 kcal contro 241 kcal), ma rispetto alla stragrande maggioranza di confetture di pesche classiche è intorno al 70% in meno (Zuegg, Rigoni di Asiago). Inoltre, spicca a caratteri cubitali sul lato destro il numero “8” seguito da “calorie”, che rappresenta l’energia per porzione, che per la Hero è di 20 grammi. Qui però l’azienda gioca d’astuzia, visto che nei suoi blister con 4 monoporzioni, il peso è di 25 g l’una. Perché diminuire la porzione? Il dubbio è che abbia voluto evitare che le calorie fossero più di 10, un numero a 2 cifre che attira di meno il consumatore.

La Zuegg 100% frutta
La Zuegg invece, sanzionata anch’essa nel 2012 per l’uso scorretto dell’indicazione “senza zuccheri aggiunti”, in quanto conteneva succo concentrato d’uva, attualmente nella sua linea “100% da frutta” ha rimosso la dicitura incriminata sostituendola con “solo con zuccheri della frutta”, mantenendo nella sua ricetta, come riportato in etichetta, lo zucchero d’uva.
La multinazionale italiana, sta bene attenta anche alla linea “leggera”, rispettando la riduzione calorica di almeno il 30% come da legge, riducendo però la percentuale di frutta dal 64 al 55% e mantenendo anche qui nella ricetta lo zucchero d’uva.

Le altre
Rigoni di Asiago, che nel 2012 fu sanzionata in quanto, a fronte dell’indicazione “senza zuccheri aggiunti”, conteneva succo di mela, oggi ha trasformato la dicitura in “contiene solo zuccheri della frutta”. L’azienda vicentina, mantiene nella ricetta il succo di mela, corregge l’etichetta, ma sul suo sito ufficiale www.rigonidiasiago.com descrive la linea Fiordifrutta così: “…lavorata a temperatura ambiente per conservare al meglio il sapore e il profumo della frutta appena colta, non contiene zuccheri aggiunti, aromi artificiali, coloranti…”. Dunque, almeno sul digitale, insiste nell’errore.
Infine, le confetture della valtellinese Vis, sanzionata subito dopo l’onda delle sue concorrenti più grandi per l’indicazione “Più Frutta Diet”, si è adeguata sostituendo “Diet” con “Light”.

Ma sul web in tanti giocano coi termini
Insomma, dopo la stangata, tutte le aziende hanno preso provvedimenti anche se la necessità di spingere sulla comunicazione e il marketing, continua a muoversi borderline rispetto alla normativa.
Girando però tra web e supermercati fisici, sono in molti a non aver appreso la lezione impartita alle concorrenti. È il caso della Joyit che sulle sue confetture/composte bio al 100% di frutta riporta “senza zuccheri aggiunti – con succo d’uva concentrato” oppure della marmellata di papaya della Probios (la marmellata è solo di agrumi) commercializzata sul sito www.farmaciaigea.com, con la dicitura “senza zuccheri aggiunti”, mentre nella scheda ingredienti è presente il succo e la purea di mela. Va detto a questo proposito che dopo la pubblicazione dell’articolo la Probios è intervenuta è ha fatto correggere la dicitura con un più corretto “con solo zuccheri della frutta”.
Ma la più incredibile è la marmellata di pesca della Giusto (casa farmaceutica Giuliani) commercializzata da www.efarma.com, che addirittura riporta sul sito l’indicazione “Senza zucchero” contenendone 32,2 g per 100 g di prodotto. Indicazione scorretta, dato che si può utilizzare se il prodotto è sotto 0,5 g per 100 g. Per di più sul sito è riportato “ideale per chi soffre di diabete”. Terrificante. Sarebbe proprio il caso di dire che li abbiamo beccati “con le mani nella marmellata”.



 


Guardate bene il nome per capire il contenuto

Marmellate, confetture e composte spesso vengono considerati sinonimi, ma non è così. La prima sostanziale differenza che distingue la marmellata è il tipo di frutta: esclusivamente agrumi. La quantità di agrumi da utilizzare per ottenere 1 kg di prodotto non deve essere inferiore per legge a 200 g.
Se invece vengono utilizzati altri frutti, si parla di confetture. Anche in questo caso la legge impone un limite minimo di polpa o purea di frutta che deve essere utilizzata per produrre 1 kg di confettura, che è maggiore rispetto alla marmellata: 350 g. Sono consentite dosi minori di frutta in caso di confetture particolari, come ad esempio zenzero, ribes, mele cotogne e altri frutti meno comuni.
Capita spesso di leggere in etichetta “confettura extra”. In questo caso è obbligatorio usare la polpa non concentrata e il quantitativo minimo per 1 kg in genere deve essere almeno di 450 g, con le stesse eccezioni di cui sopra.
Il termine “composta” per convenzione viene utilizzato per le confetture con un contenuto di frutta più alto: almeno il 65%. La composta però viene menzionata in un decreto meno recente, il 209 del 1996 nel quale si consente l’uso di massimo 4 tipi di additivi: citrato di sodio, citrato di potassio, pectina e cloruro di calcio. Nelle confetture/marmellate, invece, il decreto del 1996 autorizza l’uso di 25 tipi di additivi (12 nelle confetture extra); tra questi anche la temuta linea dei caramelli E150 (dalla a alla d).



 

In collaborazione

L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it

 


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