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Paolo Kessisoglu: A Genova… C’è da fare

Un progetto condiviso per la sua città, Genova, ferita da quel ponte spezzato che non è riuscito a spezzare la comunità

Gio 28 Mar 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 9

Paolo Kessisoglu è il comico, quello di “Camera Cafè”, di “Immaturi”, di “Quelli che il Calcio”. La Iena. Lo spilungone del duo Luca e Paolo. 

Nato da una famiglia genovese di origini armene, sfuggita al genocidio avvenuto per mano dell'Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale, per lui Genova è casa, da sempre, e il 14 agosto 2018, dopo il crollo di una parte del Ponte Morandi, che ha provocato 43 vittime e 566 sfollati, ha composto una canzone d’amore per la sua città. Una canzone che è diventata un progetto reale e condiviso, un disco inciso e il brano “C’è da fare”, presentato il 22 febbraio scorso nella sede milanese della Sony. Uno stimolo ad aprirsi e a chiedere aiuto, che ha coinvolto tantissimi artisti, le migliori voci del panorama musicale italiano. «È nato dalla pancia, dal ventre, anche se mio e non di una donna. Per questo lo considero come un figlio, condiviso con 25 cantanti che hanno deciso di donare la loro arte – ci spiega Paolo – il giorno del crollo del ponte mi trovavo negli Stati Uniti e non potendo fare nulla, mi sono sfogato su un pianoforte trovato in una libreria di San Francisco. Un giorno che non dimenticherò, in cui ho semplicemente iniziato a scrivere. Ero incredulo, le note sono scivolate fuori, da sole. Tornato in Italia ho aggiunto il testo. Il resto è storia».  

Genova, che città è per chi non la conosce? Dicono sia difficile.
«Non sono d’accordo. È una città scontrosa è vero, non si apre subito, ma se riesci a conquistarla si svela in tutto il suo fascino. Ti dà soddisfazioni, è viva: vincete la vostra ritrosia a conoscerla, vedrete quanto è bella».

Cosa rappresenta per lei?
«È la mia città, dove sono nato, cresciuto, vissuto. Dove mio padre la domenica mattina mi faceva ascoltare Fabrizio De Andrè, passeggiando in riva al mare. È il posto dove ho affinato il mio orecchio, ascoltando i grandi maestri della scuola genovese. Quella città mi ha dato tutto».

Gli artisti coinvolti come sono stati scelti? 
«C’è stato un criterio dettato dal cuore, persone delle quali avevo il numero in rubrica e che ogni tanto sentivo. Ci sono poi artisti che mi faceva piacere coinvolgere e poi c’è stato un ragionamento legato all’impasto di voci. L’incontro con Fossati è stato determinante: fu il primo a dirmi che il testo arrivava dritto. Lì ho capito che potevo realizzare un progetto. L’associazione è radicata nel cuore di Genova, gestita da genovesi che fanno altro di mestiere e ciò vuol dire che con ancora maggiore coinvolgimento riversano tutte le loro forze nel progetto. Uno degli esponenti è un mio amico da più 30 anni. È stato un discorso di fiducia e di trasparenza verso quello che sarebbe poi stata la filiera produttiva e di guadagno. Avevano già un progetto per aiutare le persone che abitano sotto al ponte e più soldi raccoglieremo più ambiziosi saranno i progetti». 

Il processo creativo di scrittura e composizione come inizia e quale dei due aspetti è più difficile? 
«Non ho uno storico per dire cosa mi viene meglio o quale sia il metodo migliore. In questo caso la pancia è stata più veloce della testa, la musica è caduta giù dalle mie dite sul pianoforte senza che me ne rendessi conto, è stato un afflato emotivo. Almeno di una parte della canzone, poi tornato in Italia si è messa in moto anche la testa, è sceso in campo il musicista. Ho scritto prima il ritornello, poi le parole. Magari scriverò altro». 

Quando ha iniziato a scrivere musica? 
«Suono la chitarra da sempre, poi ho smesso perché ho iniziato a fare l’attore. Me ne ero quasi dimenticato, poi mia moglie mi ha spronato, stimolato, e 15 anni fa ho ripreso in mano lo strumento, ho ricominciato a suonare e ho realizzato uno studio di registrazione in casa. Ho iniziato a comporre, più che suonare mi piace arrangiare musica. In “Immaturi” c’è un brano che ho “ritoccato”. Un po’ di cose nel cassetto ci sono». 

Come si riesce a ridere o sorridere delle e tra le disgrazie?
«Non è facile. È difficile per un comico sorridere delle disgrazie, è un buon tentativo riuscire a strappare un sorriso su qualcosa che non è andato come doveva andare. Pochi giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, con Luca, abbiamo fatto la parodia di Bin Laden. Era impensabile eppure riuscimmo a prenderci gioco del cattivo più cattivo del mondo».  

A 13 anni si esibiva in città con una formazione Jazz. Sta tornando al primo amore? 
«La musica fa sempre più parte della mia espressione, anche se in fondo è sempre stata lì. Un cassetto mai chiuso, che si è riaperto e dal quale pesco cose. La mia prima attività è , ma la musica in me è viva».

Avremo modo di sentire un suo live con gli artisti che cantano in “C’è da fare”?
«È uno dei desideri che ho. Mi piacerebbe realizzare un concerto dal vivo sotto il ponte, dare vita ad una festa della musica laddove mesi fa c’è stato tutt’altro. Lasciamo che passi questa uscita del cd, vediamo come va e se le cose vanno come mi auguro ci pensiamo».

Come mai non ha coinvolto altri genovesi… tipo Luca Bizzarri?
«L’ho vissuta come una cosa mia, nata da questa mia personale espressione musicale. Volevo condividerla sì, ma con dei cantanti. Il coproduttore mi ha costretto a cantare, anche se avrei preferito incidere solo le loro voci e non la mia, dal momento che io sono appena intonato. Avrei potuto coinvolgere personaggi dello spettacolo, attori, ma volevo che ci fosse la musica dentro, la canzone italiana e basta». 

La canzone è piaciuta a Luca? 
«Non ne abbiamo parlato prima, ho mantenuto la sorpresa. Sono curioso di sapere cosa ne pensa. Quando sono uscite le prime cose sui social ha condiviso e sostenuto il progetto».

Cosa è la musica per lei e qual è l’ultimo cd che ha comprato? 
«Qualcosa che può farmi cambiare umore o intensificarne il volume. Se ho voglia di essere triste, di deprimermi, so cosa ascoltare. L’ultima cosa che ho sentito? La compilation di Sanremo, è giusto essere aggiornati. Mi piace chi ha vinto, ci siamo scritti con Mahmood: ho riarrangiato il suo pezzo in una Storie su Instagram. Mi fa piacere che abbia vinto lui, con Luca siamo stati in giuria a Sanremo Giovani e abbiamo fatto in modo che arrivasse lì dove è arrivato. Mi piacciono anche Achille Lauro, Nek, Motta».

Ad un certo punto nella canzone scrive: “Genova città da capire”. In che senso?
«Non è una citta immediata, devi avere voglia di comprendere come è fatta, non ti devi fermare al vento, al suo essere spigolosa, ai vicoli, al freddo. È una città che devi aver voglia di capire, alzando il velo di superficie». 

Tra gli artisti coinvolti tre genovesi: Fossati, Paoli e Izi. Cosa le hanno detto quando li ha contattati?
«Ivano è il primo che mi ha dato fiducia: ha risposto dopo due ore alla mail che gli ho mandato. Ha apprezzato molto il testo. Gino non l’ho contattato con la stessa velocità, ma c’è e lui non è uno che fa una cosa se non ha voglia, quindi in qualche modo si è sentito coinvolto. Izi è giovanissimo, professionalissimo, pignolo».  

C’è una chicca che resta di quei due giorni passati insieme? 
«Si sorrideva sempre, la cosa più bella era l’atmosfera. Eravamo lì per un progetto comune, senza secondi fini, e questo era molto bello. Ci conoscevamo tutti. Arisa mi ha fatto ridere: toccava a lei e continuava a lamentarsi che la parte che lei avrebbe preferito cantare l’avevo data ad un altro. Che poi era il pezzo che piaceva di più a tutti, quando dice: “qui si guida un po’ storti perché si guarda il mare”. Quando arrivi sulla sopraelevata ti sembra di essere sospeso sul mare, ecco perchè non riesci a guardare la strada e guidi storto». 

Che strumenti suona oltre alla chitarra?
«Questa canzone è stata composta al pianoforte e anche se mi sento ben lontano dal definirmi un pianista, è uno strumento sul quale compongo. Poi sono in grado anche di gestire il basso, oltre alla chitarra». 

Impegni futuri. Piano B oltre alla tv? 
«Non so ancora bene, sicuramente questo progetto mi assorbe un po’ di energie, poi c’è “Quelli che il calcio” e poi vedremo cosa ci porterà il futuro. Stiamo leggendo sceneggiature di qualche film». 



 

 

UNITI PER GENOVA

I l brano, prodotto da Fabio Gargiulo e mixato da Sabino Cannone, è disponibile su tutte le piattaforme digitali, nei punti vendita La Feltrinelli, su Ibs.it e Instore. All’interno la voce di Annalisa, Arisa, Boosta, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Gino Paoli, Giorgia, Giuliano Sangiorgi, Ivano Fossati, Izi, J-Ax, Joan Thiele, Lo Stato Sociale, Luca Carboni, Malika Ayane, Mario Biondi, Massimo Ranieri, Mauro Pagani, Max Gazzè, Nek, Nina Zilli, Nitro, Raphael Gualazzi, Ron e Simona Molinari. Il progetto artistico è stato prodotto grazie allo storico marchio genovese Oro Saiwa e tutti i proventi saranno devoluti all’associazione Occupy Albaro, che in accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, destinerà i proventi raccolti ad un progetto mirato alla riqualificazione territoriale e alla migliore vivibilità di Valpolcevera, la cittadinanza che ha subito i maggiori disagi dovuti al crollo del ponte. 

 


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