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Endometriosi: la malattia silenziosa

Vania Mento, testimonial della Fondazione Italiana racconta la sua storia per salvare milioni di donne da una patologia molto diffusa, invalidante e ancora poco conosciuta

Gio 28 Mar 2019 | di Marzia Pomponio | Attualità
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«Viviamo in una società che considera disabile solo chi ha menomazioni evidenti all’occhio umano, dimentichiamo che milioni di persone sono afflitte da malattie che non si vedono, subiscono interventi così demolitivi da cambiare la loro vita per sempre, eppure esternamente sembrano sane. L'endometriosi nel mondo ha reso milioni di donne disabili invisibili, io sono una di queste». 

Vania Mento, 46 anni, di Vercelli, è testimonial della Fondazione Italiana Endometriosi. Ogni anno sfila nella Marcia Mondiale Endometriosi ,che da sei anni a marzo, mese dell’endometriosi, si svolge a Roma in contemporanea a 55 capitali mondiali, ed è una delle trenta donne che ha raccontato la sua storia nel libro appena pubblicato da Apollo Edizioni “Endometriosi. Storie ordinarie di donne straordinarie”.

L’endometriosi è una patologia che richiede medici specializzati e la diagnosi arriva spesso solo dopo 5/12 anni, un ritardo che ha gravi conseguenze sulla donna.  
«È quello che è accaduto a me: quando mi è stata diagnostica da un ginecologo esperto ecografista, era già al quarto stadio. Aveva invaso l’utero, la vescica, le ovaie, gli ureteri, l’intestino, i nervi sacrali, l’osso sacro e stava per toccare il rene sinistro. Cinque iniezioni di Toradol al giorno ormai non mi bastavano più. Pesavo 42 chilogrammi. Ho passato anni di dolori in cui le ho provate tutte: l’agopuntura, l’omeopatia, mi rivolgevo a un gastroenterologo, pensando a un problema intestinale perché iniziai a soffrire di stitichezza. Il dolore nell’evacuare, tramite lassativi, era così forte da perdere i sensi. Entravo e uscivo dal pronto soccorso. L’intervento, durato sei ore, è stato devastante: resezione intestinale, asportazione ampolla rettale, resezione vescica, asportazione parziale uretere sinistro, legamenti utero-sacrali, utero, vagina, pulizia ovaie, intervento ai nervi sacrali, raschiamento osso sacro. Rimasi in coma farmacologico trentasei ore. C’è voluto un anno per riprendermi. Da quattro anni vivo con un neuromodulatore sacrale nella schiena perché non ho più lo stimolo per le funzioni fisiologiche. Ne ho già cambiati tre, questo vuol dire tutte le volte riaprirmi la schiena». 

Nel frattempo hai subìto mobbing e perso il lavoro. È stato il momento in cui hai maturato l’idea di aiutare altre donne affette da endometriosi 
«Il dolore morale mi ha distrutta più di quello fisico. «Prendi questa malattia un po’ troppo sul serio», mi sentivo dire. Dopo i primi mesi di buio sono riuscita a trasformare il dolore in qualcosa di positivo. Ho iniziato a raccontare su Facebook la mia storia, pensando che se fossi riuscita a salvare con un mio post anche solo una donna per me sarebbe stato un bel traguardo. I miei post sono stati condivisi da milioni di utenti, sono testimonial della Fondazione Italiana Endometriosi con la quale giro l’Italia per portare la mia testimonianza e faccio parte del Tavolo Informativo sull’endometriosi della provincia di Vercelli. Andiamo nelle carceri, nelle caserme con molte donne e nelle scuole superiori. Solo parlando di questa malattia riusciremo a far sì che tante donne ricevano una diagnosi precoce, riusciremo ad avere centri specializzati in ogni regione e a far valere i nostri diritti sul posto di lavoro, affinché nessuna donna subisca il trattamento umiliante che ho ricevuto io. Se io avessi conosciuto altre donne affette da endometriosi, se mi fossi confrontata con loro per consigli e conforto, il mio cammino sarebbe stato probabilmente un po’ meno in salita».       

3 milioni di vittime
Vania Mento, 46 anni, di Vercelli, è testimonial della Fondazione Italiana Endometriosi e membro del Tavolo Informativo sull’endometriosi della Provincia di Vercelli. Nel 2012 le è stata diagnosticata un’endometriosi al 4° stadio. Dopo avere perso il lavoro a causa della malattia, fa campagna di prevenzione nelle carceri, nelle scuole e in luoghi a forte presenza femminile per aiutare le donne a riconoscere in tempo la patologia, che in Italia colpisce 3 milioni di donne ed è ancora sottovalutata. 
 
PATOLOGIA CRONICA
Solo nel 2017 l’endometriosi è stata riconosciuta come patologia cronica nei nuovi LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, ma milioni di donne continuano a subire discriminazioni e perdere il posto di lavoro.
 

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