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Adesso sono felice

A 42 anni, Andrea Cabassi ha mollato tutto per realizzare il suo sogno: viaggiare

Gio 28 Mar 2019 | di Paola Rinaldi | Attualità
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E c’è uno scopo nella vita, questo è la felicità. O per lo meno tentare di afferrarla, anche se per piccoli istanti, diventando ciò che abbiamo sempre voluto essere. Deve averlo pensato Andrea Cabassi, classe 1975, che a 40 anni ha mollato tutto – posto fisso, fidanzata e mille impegni – per rivoluzionare la sua vita e andare a Dubai. Ma non gli è bastato. Così due anni dopo si è licenziato e, dallo scorso 20 febbraio, viaggia in Sud America per sentirsi libero. E ovviamente felice.
 
Di solito, per i 40 anni si festeggia con gli amici, ma tu hai voluto esagerare. Cosa è successo?
«C’è una frase che recita: “Se non ti piace dove sei, spostati. Non sei un albero”. Ecco, io mi sono spostato. Avevo una vita apparentemente perfetta, che ricalcava il copione imposto dalla società: un buon lavoro, una fidanzata, una bella casa, tanti amici. C’era addirittura una prospettiva dirigenziale nell’aria, eppure mi sentivo irrequieto, circondato da cose e situazioni che avevo scelto con la testa, non di pancia e tanto meno con il cuore. Allora ho preso coraggio, ho mollato tutto e ho accettato una proposta di lavoro a Dubai, ma con una promessa».

Quale?
«Quella di viverci per due anni e poi fare un bilancio: se mi fossi innamorato di qualcosa o qualcuno, ci sarei rimasto; in caso contrario, avrei coronato il sogno dei sogni, ovvero lasciare il lavoro e viaggiare a tempo indeterminato. I due anni sono scaduti e, guardandomi allo specchio, mi sono accorto che non era scattata nessuna scintilla». 

E così hai mantenuto la promessa…
«Sì, a 42 anni ho deciso di regalarmi la cosa più preziosa al mondo, subito dopo la salute in ordine di importanza: il tempo. E ho deciso di impiegarlo per viaggiare. A fine 2017 mi sono licenziato e lo scorso 20 febbraio sono partito per quello che doveva essere un giro del mondo, ma che al momento è un’avventura lungo il Sud America». 

Ricordi ancora il tuo ultimo giorno di lavoro?
«Perfettamente. Per la prima volta, mi sono sentito padrone della mia vita e, guardando i colleghi, ho visto degli uomini incastrasti negli ingranaggi di un sistema sociale, condannati a un unico senso di rotazione e incapaci di sottrarsene o forse senza neppure l’ambizione di provarci». 

Il fatto di non avere una meta precisa da raggiungere e neppure luoghi fissi in cui tornare non fa sentire disorientati o senza radici?
«A tratti, certo. Ma non rinnego le mie origini, anzi. Prima di partire, ho tatuato sul braccio le coordinate geografiche del centro di Parma: è la mia terra e la porto con me. D’altra parte, però, trovo meraviglioso avere la libertà di poter scegliere se cambiare direzione, andarmene subito o rimanere ancora, buttare all’aria un progetto e ricominciare da capo, tutte le volte che voglio». 

Quale budget serve per viaggiare a tempo indeterminato?
«Dipende. Può costare poco, se impari a vivere con sobrietà. Questo significa, ad esempio, non alloggiare negli hotel di lusso, non utilizzare spesso l’aereo e non andare al ristorante tutti i giorni, ma al contrario dormire negli ostelli, fare l’autostop e cucinare negli spazi messi a disposizione da molte strutture. E poi rinunciare alle guide turistiche, scegliere paesi economici, accettare l’ospitalità di una persona incontrata per caso. In media, per viaggiare dodici mesi servono almeno 20mila euro, ma lo si può fare anche con meno: il modo di farlo può cambiare tutto». 

In libreria, si trovano tanti manuali dedicati alla felicità. Pensi davvero che si possa imparare ad essere felici?
«Si può imparare a prendere le decisioni con il cuore e la pancia, quelle che più probabilmente ci possono portare nella direzione della felicità. Ma non esiste una ricetta per tutti, ciascuno ha la propria». 

Anche tu hai scritto un libro. Ce ne parli?
«Si intitola “Permettimi d’insistere”, l’ho pubblicato prima di partire ed è nato dalle riflessioni raccolte durante il mio primo cambio vita, quello di Dubai. Racconto il cammino emotivo sotto forma di invito a cena: l’indice è un menù e ogni portata rappresenta una fase del mio percorso di cambiamento. Ci sono turbamenti, paure, entusiasmo. Ci sono io, nella mia totalità». 

Ne porti sempre uno con te?
«Sì, una copia che faccio firmare alle persone belle che incontro. Le sue pagine sono piene di dediche, scarabocchi, disegni, pensieri positivi». 

Tornando alla felicità, potremmo descriverla come un grafico fatto di alti e bassi, con grandi picchi verso l’alto, ma anche brusche cadute verso il basso. Com’è il tuo grafico da quando sei partito?
«Sicuramente in salita. Certo, non mancano le difficoltà e i momenti di sconforto, proprio come nella vita “ordinaria”, ma nel complesso mi sento il ricercatore di felicità che volevo essere. Vale la pena provarci e interrompere una catena che sentiamo troppo stretta: può essere una relazione infelice, un lavoro inadeguato, un compromesso ingiusto. E non importa se gli altri non capiscono, se dicono che sei pazzo: la verità è che non hanno il coraggio di fare quello che stai facendo tu. Ma tu quel coraggio devi averlo, devi trovarlo. Lo devi a te stesso».                                                                                                        
Chi è
Cresciuto a Bogolese, un paesino della Bassa Parmense, Andrea Cabassi ha rinunciato a una prospettiva dirigenziale in azienda per salire su un aereo e inseguire i suoi sogni. La prima tappa della nuova vita è stata Dubai, a cui sono seguiti Spagna, Uruguay, Argentina, Cile, Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia, ma il viaggio continua. Dalla sua passione per le scoperte è nato anche un libro, “Permettimi d’insistere”, che si rivolge a chi è tentato di seguire i propri sogni, ma non trova il coraggio di farlo.

Seguilo qui
All’indirizzo www.permettimidinsistere.com si trovano i link ai suoi canali social e quelli per l’acquisto del libro, disponibile su Amazon, Kobo e Google Play.
 

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