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Paradiso dei fiordi

Un deserto fatto di montagne, brughiere, cascate, fiumi, laghi e fiordi

Ven 01 Ago 2008 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 11

La Norvegia è poco più grande dell’Italia, ma con meno di cinque milioni di abitanti: ciò vuol dire che gran parte di questo Paese è “deserto”. Un susseguirsi di brughiere, montagne, cascate, fiumi, laghi e fiordi; un deserto drammaticamente disegnato, aspro, pittoresco, fitto di colori folti e densi, intrisi di luce cupa, fonda, severa. Singolare è la terra di Norvegia. Ecco sulla carta stradale indicate le località, ma non è facile riconoscerle; una località da noi è un ben riconoscibile paese, una piazza, una chiesa, un municipio… qui un paese è una casa, poi dopo duecento metri un’altra casa, poi più niente, poi dopo mezzo chilometro qualcosa che forse fa da periferia, perché un cartello avverte che non si è più nella stessa località. Per il resto, sembra un’esile trama di insediamenti peritosi e astratti. Capita di incontrare una cascata con attorno qualche casa; luogo che a noi sembra incongruo, ma non qui, dove pare che ci sia una particolare intimità con le acque di ogni sorta. Lungo la strada ci si imbatte in una stazione di rifornimento: solitaria, compatta - benzina e viveri -, ha un’aria assolutamente da frontiera; ci si accorge che una presenza umana appare strana, imprevedibile, ostica… questa è terra estranea all’uomo.

Poi si scoprono i fiordi. A vederli sulla carta sembrano bizzarri: il mare entra, si incunea nella terra, poi si divide in ulteriori diramazioni e queste scoprono pertugi, corridoi, anfratti, per decine di chilometri. Per cui capita di incontrare un fiordo quando si è ancora nel cuore delle montagne: sembra fiume, lago, tanto più che, singolarmente, non ha odore. In Norvegia non si sente quasi mai l’odore di salso e tuttavia la Norvegia è una rete di montagne immerse nel mare.

Un territorio vastissimo, ma povero di agricoltura, dove gli uomini sono stati costretti a chiedere al mare quanto veniva negato dalla loro terra di granito. Ne è scaturita una forza estrema di pazienza e d’impazienza, di amore e di rabbia che si sono trasformate nella tenacia del lavoro, nella sfida dell’avventura e nella concreta solidarietà democratica, nell’organizzazione sociale.

Nel corso dell’ultimo secolo, i fiordi sono stati incessantemente solcati dalle navi dell’Hurtigruten, la Compagnia di navigazione norvegese. Questa, nata come linea celere via mare, segnò una svolta decisiva nelle vie di comunicazione. Soltanto di recente, in ragione della grande richiesta turistica, la flotta è stata arricchita di modernissime navi passeggeri. Un’esperienza assolutamente unica è la crociera lungo-costa che, partendo da Bergen, raggiunge Kirkenes, consentendo al visitatore di spingersi anche nella Norvegia settentrionale, situata quasi interamente al di là del Circolo Polare Artico, dove gli effetti del freddo sono mitigati dalla Corrente del Golfo. Fa fresco, ma non si prova fastidio: l’aria è limpida e pulita. La campana di bordo suona per annunciare la partenza della “Nordlys”, uno dei dodici “postali” che attualmente compongono la flotta Hurtigruten.

 

La navigazione tra i fiordi

Ha così inizio la navigazione tra i fiordi, un susseguirsi di scenari che difficilmente si dimenticano. Colpisce il contrasto dei colori nell’aria cristallina e le acque tranquille che non conoscono le grandi onde dell’Atlantico. È un mondo, questo, dove si ritrovano intatti i grandi temi delle forze gigantesche della natura all’origine della Terra. Orridi profondi dove la luce trionfa solo per poche ore, vette perennemente coperte di neve che incombono sulle acque blu, cascate rombanti che precipitano da invisibili laghi, disegnando contro le pareti di granito assurdi arabeschi, oscure foreste di un verde cupo su cui volano solenni i grandi rapaci. Il viaggio a bordo è confortevole e “avventuroso”. C’è un viavai di persone tra i ponti interni ed esterni, mentre sui moli è tutto un frenetico avvicendarsi di carrelli elevatori e di barche in partenza. Durante la prima notte la nave passa da Florø al mare aperto, doppiando Capo Ovest. Sul mare di Stad ci si infila in uno dei numerosi arcipelaghi, raggiungendo il meridiano di Amsterdam e di Marsiglia. Si naviga verso nord-est fino ad Àlesund, la cittadina stile liberty, bruciata nel 1904 e ricostruita a tempo di record secondo i canoni dell’art nouveau. La mattina del terzo giorno ecco Trondheim, l’antica capitale del culto nordico di S.Olav. Un’escursione in pullman porta i croceristi allo storico Museo Musicale di Ringve, in cui la signora Victana Bachke accompagna i visitatori con il suono degli strumenti esposti. Sei ore più tardi la nave riparte per la tappa più lunga di tutta la crociera, attraverso un microcosmo di seimila isole. Il quarto giorno, di buon mattino, si supera il Circolo Polare Artico, verso il regno del sole di mezzanotte. Puntando su Bodø s’ammirano i maestosi picchi del Børva, quindi le Lofoten che si ergono dal mare come una muraglia capricciosa. Dopo aver costeggiato Vàgsfjorden e Malangen si attracca a Tromsø, la giovane capitale nordica da cui in passato presero avvio le più importanti spedizioni polari. Molto solare la grande chiesa bianca, come l’artico, realizzata in linee sovrapposte, suggerite dalla composizione degli iceberg.

Il sesto giorno si raggiunge Hammerfest, la città più settentrionale del mondo; non più stretti e picchi montuosi, qui il ghiaccio, il vento e le intemperie hanno modellato la natura possente. Siamo in vista della costa del Finnmarck. Nello stretto di Magerøysundet, in primavera si possono ammirare le grandi mandrie di migliaia di renne durante il trasferimento sull’isola Magerøva per il tradizionale pascolo estivo. Poi Capo Nord, dove dalla metà di maggio fino a tutto luglio il sole non tramonta mai. A Kirkenes, centro minerario sulla frontiera russa, c’è il punto di svolta della navigazione… da qui inizia il ritorno.

 

Il ritorno alla terra: Oslo

La Norvegia è un vero paradiso naturale e sociale. Ed Oslo è la capitale europea dove si vive e si lavora meglio. Infatti questa città di appena 500 mila abitanti non conosce i mali che affliggono le altre metropoli del vecchio continente. Oslo è una città dall’anima divisa in due: da una parte lo spirito fiero e introverso ereditato da genti costrette a vivere in una terra scolpita da suggestive ma inospitali montagne, dall’altra il retaggio dei Vichinghi. Quando prevale il sentimento d’amore per i monti, i suoi abitanti trascorrono il loro tempo libero sulla collina di Holmenkoller. Bastano dieci minuti di automobile per raggiungere nella zona del porto la Oslo marinara. Il punto di riferimento dei visitatori è il Radhuset, il Municipio, un’edificio degli anni ’50 in mattoni rossi con due imponenti torri. A poca distanza, su una collina erbosa, si erge l’Akershus Slott, il castello, del 1299. Sul lato opposto verso l’occidente, l’affollatissimo quartiere di Aker Brygge. Edifici moderni, tutti costruiti in vetro ed acciaio, si sposano con quelli della fine dell’800. A rendere ancora più pittoresca l’atmosfera, all’ormeggio ci sono pescherecci che vendono gamberetti freschi, e la nave-bar di legno dove servono la birra vichinga.

Nella città, non c’è traffico né inquinamento (la benzina è carissima). Ma questo non è un inconveniente per i cittadini, perché per spostarsi utilizzano tram, autobus e metropolitana, che funzionano benissimo.

Ad Oslo, le possibilità per chi vuol fare shopping sono vastissime: chi ama i centri commerciali può visitare Paleet. Molto frequentato anche GlasMagasinet.

Chi non sa resistere alle tentazioni dell’oro e dell’argento deve vedere le vetrine di David AndersenAs, il più famoso orafo di tutta la Norvegia.

Da non mancare il Munch-museet (Toyengata 53) dedicato al geniale pittore Edvard Munch, uno dei pionieri dell’espressionismo. Oltre al capolavoro Skriket (“L’urlo”) il museo ospita una collezione di 1100 dipinti, 4500 disegni, 18.000 opere grafiche, lettere e libri (esposti a rotazione).

Non si può lasciare Oslo senza aver visitato il Vikingskipshuset, il museo delle navi vichinghe (Huk Aveny 35), situato sulla penisola di Bygdoy. L’emozione è assicurata vedendo le tre antiche navi, recuperate nel fiordo di Oslo, che risalgono a quasi 1200 anni fa.

Non lontano da Oslo, coloro che amano il mare possono fare anche vita da spiaggia. A Bygdoy ci sono Huk e Paradisbukta, spiagge facilmente raggiungibili con l’autobus numero 30 dal centro.

 

Bergen: la seconda città

Bergen è la seconda città della Norvegia, fondata dalla Lega Anseatica, che la usò come una vera e propria colonna per i traffici commerciali con le popolazioni vicine. Le case intorno al porto ricordano nella struttura quelle degli antichi colonizzatori tedeschi.

Qui il clima è quasi mite, anche se la neve non manca sulla collina che domina la città.

Piccole case dai colori pastello, con le tipiche recinzioni dei giardini, trasportano il visitatore nel mondo fiabesco delle saghe, popolato di gnomi, fate e creature fantastiche annidate tra i monti. Nella sua abitazione, arroccata sui rilievi che sovrastano il paesaggio, tutto è rimasto come allora, un museo che è mantenuto e custodito da una discendente del compositore. Da qui è possibile raggiungere uno degli innumerevoli parchi nazionali situati nella regione dell'Hardanger, nel cuore del paese.

E per mangiare al Dickens, ristorante particolarmente amato dai giovani (Ole Bulls plass 8/10) si può gustare la cucina tradizionale di Bergen. Volendo acquistare prodotti artigianali, souvenir e costumi tradizionali, si deve andare da Husfliden (Vagsalmenning 3). Da Amerie, invece, (Finnegardsgt 6) si trovano oggetti in argento, vetro e cristallo dal disegno moderno, ed anche tradizionali maglioni da sci. Per assaporare la bellezza dei fiordi si può effettuare un’escursione di una giornata. Si chiama “Norway in a nutshell”: partenza da Bergen la mattina diretti a Myrdal che dista due ore lungo la costa. Quindi si cambia treno per Flam: un vero e proprio capolavoro di ingegneria, lungo soltanto 20 chilometri, permette al treno di scendere da un’altezza di 900 metri al livello del mare attraverso un paesaggio mozzafiato. Giunti a Flam, si prende il battello che porta a Gudvangen. In questa località c’è un pullman che riporta i turisti fino alla stazione di Voss, da cui si riprende il treno per Bergen.

 


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