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Salvamamme: diamo risposte concrete e dignità

Grazia Passeri, fondatrice e presidente di Salvamamme, da più di 20 anni al servizio di mamme e bambini bisognosi e in prima linea nel sostenere le donne vittime di violenza

Mar 30 Apr 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 9

Passeggini, omogeneizzati, buste piene di speranza e poi valige, biscotti e bambole. Tutto nuovo, tutto perfetto. Sembra un negozio di giocattoli e invece è la sede di Salvamamme, che da un po’ di tempo si trova in zona Portuense, a Roma, dove ha la sua sezione centrale la Croce Rossa italiana. 
«Salvamamme è nata nel 1992-1993 – spiega la sua fondatrice e presidente Grazia Passeri  (nella foto a sinistra) -, quando eravamo un gruppo di professionisti. Mio marito, magistrato, insieme ad altri medici, di fronte ai molti infanticidi a cui si assisteva, decise che sdegnarsi non bastava più e che fosse necessario incominciare a lavorare per diffondere l’idea del parto anonimo, quell’istituto previsto dalla legge per il quale una donna può decidere di partorire senza collegare il suo nome a quello del bambino. In quel periodo proponemmo anche di riaprire la ruota degli innocenti. In realtà, ciò che emerse da quella prima esperienza e dalle moltissime telefonate che ricevevamo all’Umberto I, dove avevamo attivato un numero verde, è che le donne non volevano partorire in anonimato, almeno non tutte, ma volevano un aiuto nella gestione del bambino. In quel periodo ricordo che seguimmo molti parti anonimi veri, casi difficili, donne incinte di personaggi pericolosi, ragazze islamiche che erano sicure di tornare a casa avvolte in un tappeto. Ma ciò che si creò allora fu un flusso di persone che chiedevano aiuto perché non avevano nulla per tenere il bambino, che chiedevano aiuto perché povere, ma che chiedevano di continuare la gravidanza». 

Cosa è cambiato allora?
«Siamo passati da Salvabebè a Salvamamme. A quel punto mezza associazione è scomparsa. Perché un conto è se fai un convegno, un conto è se segui le persone a cui mancano cose. Io allora ho deciso di spalleggiare queste donne che volevano tenere il bambino. Quindi, dal niente abbiamo creato piano piano un mondo intero. La prima sede che abbiamo avuto era la casa di mia figlia e ricordo la fila di persone fuori il cancello. Poi siamo passati a sedi più grandi, ma non basta mai».

Che cosa fate?
«Noi diamo risposte concrete alle domande e dignità. Quando nasce, un bambino ha bisogno di un corredino. Ed è quello che procuriamo, ma non abiti di scarto. Noi trattiamo i bambini degli altri come se fossero i nostri. Inoltre, prepariamo buste con il necessario per chi si trova in ospedale; a giugno partiamo con il gelato sospeso e per la festa della mamma organizzeremo molti eventi. In tutto questo periodo, inoltre, si è creato un flusso incredibile sia di persone che vengono a donare sia di persone che vengono a ricevere. Sono donne che non hanno un lavoro, che lo hanno perso, donne abbandonate dai compagni».
 
Come si può accedere al vostro aiuto?
«Si arriva con richiesta. Bisogna farsi inviare da un Ente, una parrocchia o una chiesa evangelica, dai municipi, le Asl. A volte arrivano anche persone senza richiesta e le accogliamo, almeno per una volta. Ma preferiamo che siano persone controllate, perché può capitare che arrivino persone che dicono di essere indigenti e poi scopriamo che guadagnano 3000 euro al mese!».

Quanti bambini arrivano ogni anno?
«Circa 1000. E oltre al corredino ci occupiamo del dentista, di tutti i problemi e le necessità. E dei fratelli e della famiglia...».

Che donne arrivano?
«A volte donne vittime di violenza. E per loro abbiamo dato vita alla Valigia di Salvataggio! Venti anni fa sono arrivate le prime donne che scappavano di casa, senza niente, e allora preparavamo delle valigie di emergenza. Poi abbiamo deciso di prepararle in modo sistematico. Perché quando una donna scappa, i mariti bruciano tutto oppure se tornano a casa le ammazzano di botte. Noi cerchiamo di colmare questo problema. Nella valigia c’è il necessario per le prime giornate, a cui abbiamo unito un’altra cosa molto importante: la casa di fuga».

Che cosa è la casa di fuga?
«Si tratta di una casa provvisoria presso la quale mandiamo le donne quando sono scappate; hanno fatto denuncia, ma non sanno ancora dove andare, perché l’assegnazione gli è stata fatta per il mese successivo. Noi le mettiamo lì e poi pensiamo al resto!».

Quanti siete?
«In questo momento ci sono quattro persone che tengono il punto qui nella sede. Poi abbiamo alcuni ragazzi del Servizio Civile, sono giovani, buoni e motivati e di volta in volta abbiamo un centinaio di volontari operativi. E infine abbiamo molte associazioni in rete che lavorano con noi, come gli Angeli in Moto, il Rotary e tanti altri per i momenti più intensi, come il periodo natalizio». 
 

 



LA VALIGIA DI SALVATAGGIO

Dall’aprile del 2014 ad agosto 2018, sono state consegnate 1034 valigie e valigine di salvataggio a donne vittime di violenza e ai loro bambini: 373 valigie sono state consegnate da Salvamamme, includendo nel computo ulteriori ritiri (150), dovuti a cambio di stagione o a richieste di specifiche integrazioni; 228 valigie sono state affidate ai Servizi Sociali dei diversi municipi di Roma e alle associazioni in rete, anche di altre città d’Italia, che si avvalgono del progetto della Valigia, per interventi di emergenza; 433 “valigine” contenenti il necessario per minori da 0 a 18 anni (204 donne, infatti, hanno lasciato le loro abitazioni con i figli al seguito). 



 

 

LA ONLUS

Salvabebè Salvamamme Onlus si trova in via Bernardino Ramazzini, 15, a Roma.
Per info: www.salvamamme.it - tel.: 06 - 35403823 
mail: diritticivili.2000@tiscali.it

 

 


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