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in Tanzania per Max e i ‘suoi’ bimbi

Francesca e Max gestiscono un orfanotrofio per bambini senza genitori, abbandonati e abusati

Mar 30 Apr 2019 | di Testo e foto di Donatella Penati M. | Attualità
Foto di 7

Nel villaggio Ngyani, nel Meru District, uno dei sei distretti della regione di Arusha, vive Francesca, italiana di Novara, sposata con Max, un ragazzo tanzaniano. Due figli. Il villaggio si trova alle pendici del Monte Meru ed è delimitato a nord-ovest e sud-ovest dal distretto di Monduli, a sud-est dal distretto di Arusha e ad est dalla regione del Kilimangiaro. 

Percorrendo la strada polverosa che porta a Ngyani, arriviamo alla The Nuru Trust Children's Home, una bella casa, immersa nel verde tra coltivazioni di banano e granoturco.
Nella grande cucina-refettorio conosciamo Hellen, la cosiddetta ”Mamy”, intenta ai fornelli per preparare il pranzo. Pranzo rigorosamente Swahili, ci spiega Francesca: riso, polenta di mais, pollo e fagioli, pesce. Arriva anche Max ,il compagno di Francesca, mentre alla spicciolata i giovani ospiti tornano da scuola per il pranzo. «Sono arrivata in Tanzania 10 anni fa con il servizio civile. Sono poi rientrata in Italia e, successivamente, per lavoro e con un'associazione di volontariato, sono ritornata in Tanzania. Qui ho conosciuto Max, ci siamo sposati ed abbiamo proseguito nella gestione dell'orfanotrofio iniziata dal padre di Max. Abbiamo sviluppato alcune attività e portato avanti il progetto di accoglienza degli orfani e dei bambini di strada».


Un’attività che l'associazione cerca di portare avanti con fatica e sacrifici. 
«Nuru Trust è una residenza per bambini orfani, abbandonati e abusati. Accogliamo bambini dai 5 anni in su e ci prendiamo cura di loro fino a quando non diventano adulti indipendenti. Diamo loro tutta l’assistenza di cui hanno bisogno ed anche la migliore educazione possibile. Attualmente diamo accoglienza (istruzione, alloggio, assistenza medica e consulenza psicologica - ndr) a 16 bambini che consideriamo nostri. Collaboriamo con i leader del villaggio e con l'ufficio dei servizi sociali del distretto per identificare i bambini bisognosi. Concentriamo principalmente il nostro aiuto sui bambini dei nostri dintorni, ma siamo disposti ad accogliere bambini provenienti da tutta la Tanzania. Quando possibile, i bambini vengono reinseriti nelle loro famiglie e, in base alla situazione, continuiamo ad assisterli con cibo e pagando le tasse scolastiche. Purtroppo, la maggior parte dei nostri bambini non ha altro posto dove andare e ce ne prenderemo cura finché non diventeranno adulti autonomi, obiettivo che raggiungiamo aiutandoli a frequentare le scuole migliori fino all’Università e supportandoli nella ricerca di un lavoro. Sia nel gioco che durante i compiti e nelle attività giornaliere, tutti i bambini ricevono l’attenzione e l’amore che necessitano, così da diventare i cittadini del domani».

Cosa per la quale è importante passare dall’educazione. 
«Noi di Nuru crediamo che l'educazione sia lo strumento più potente contro la povertà e che i libri siano la chiave per la conoscenza. Sfortunatamente, molti bambini della Tanzania non hanno mai posseduto un libro proprio. A scuola, non è raro vedere da dieci a venti studenti che condividono solo un libro di testo».

Proprio per combattere questo analfabetismo, Francesca e Max hanno aperto una biblioteca.
«Abbiamo avviato  una nostra biblioteca aperta a tutti i bambini e ragazzi del villaggio. "Nuru's Library" comprende più di 300 libri, dai quelli scolastici ai romanzi fantasy. Per migliorare la loro cultura, immaginazione e sensibilità, incoraggiamo i nostri bambini a leggere almeno un libro ogni mese. Abbiamo anche un orto botanico con 110 alberi da frutta ed alleviamo anche animali da cortile. Nel 2010, sponsorizzati dalla fondazione Le Solstice, abbiamo costruito un pozzo profondo 80 metri, grazie al quale tutto l’anno abbiamo acqua corrente al centro orfani e possiamo fornire acqua a più di cento famiglie che vivono nei due villaggi vicini. Ai fini della manutenzione del pozzo e dell’acquisto dell’energia elettrica chiediamo a loro pochi centesimi di euro per secchio».

Oltre a questo la coppia sostiene le famiglie povere. 
«Alla casa di accoglienza per bambini, un altro progetto è il supporto finanziaro per le famiglie più povere del nostro villaggio. L’idea è di risolvere il problema alla radice e dare supporto alle famiglie così che nel medio-lungo termine possano occuparsi loro stessi dei propri figli. L’aiuto può essere sia di generi alimentari o nel pagare le tasse scolastiche oppure nell’avvio di piccoli business. Per poter aiutare più famiglie possibili, abbiamo regolarmente bisogno di fondi. Le famiglie che sosteniamo non hanno quasi nulla e con pochi soldi possiamo davvero cambiare la loro vita. Il nostro obiettivo è di poter aiutare sempre più bambini e famiglie del nostro villaggio. Abbiamo infine in cantiere diversi progetti per diventare autosufficienti e raggiungere tale obiettivo: dall’ampliamento della fattoria all’avvio di una piccola guest-house per turismo responsabile oltre che ospitare volontari desiderosi di offrire le loro competenze».  

Eppure i bambini continuano ad essere abbandonati. 
«Uno dei problemi è che le ragazze restano incinta molto presto, non hanno un lavoro e se fortunate hanno il sostegno economico del padre del bimbo, ma spesso il ragazzo/uomo non è in grado o non vuole occuparsene, nella peggiore delle situazioni, non ha un lavoro, beve e fa violenza in casa. Quei pochi soldi che la donna risparmia con lavoretti saltuari vengono usati dal marito per i suoi bisogni e spesso viene abbandonata a se stessa, magari dopo aver fatto 3/4 figli. A quel punto, quando possibile, entriamo in gioco noi, associazioni, servizi sociali, in quanto la ragazza/mamma in questione non è in grado di prendersi cura dei figli e cerca aiuto. Ci sono ancora tanti casi in cui la mamma è malata di AIDS, muore durante il parto e i figli vengono presi in carica dalla Bibi, la nonna di turno. A volte i bambini finiscono sulla strada. Altre volte mamma e/o papà non sono in grado di occuparsi dei figli ed è sempre il nonno o la nonna che si assumono tutte le responsabilità».
 


Nostalgia di casa? 

 

«Questa è la situazione del luogo ed è quello che faccio, mi rendo conto essere una scelta di vita, certo,  a volte ho nostalgia di casa. Ma poi i bambini, il vivere in un Paese in cui si respira ancora umanità e semplicità ed i progetti avviati  con fatica mi fanno dimenticare tristezze  e nostalgie. Vado avanti credendo che un futuro migliore è possibile, per i bimbi che accogliamo, per le famiglie che contano su di noi e per la mia famiglia». 
 

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