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Quando un fuoristrada può cambiarti la vita

Andrea Carletti, presidente dell’Associazione Fuoristrada di Ferrara, in Albania a portare aiuti e a divertirsi con la guida in 4x4

Mar 30 Apr 2019 | di Angela Iantosca | Mondo
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Il fango, i fiumi da guadare, le mulattiere scoscese, le montagne impervie, i veicoli a trazione integrale da pilotare con l'abilità acquisita in anni di esperienza e migliaia di chilometri percorsi. Un modo di guidare che è qualcosa di diverso ed emoziona ogni volta. È questo che muove chi ha una passione per un tipo di ‘vacanza’ poco standard, come Andrea Carletti, presidente dell’Associazione Fuoristrada Ferrarese, che, da alcuni anni, alla passione per l’avventura ha unito il desiderio di fare qualcosa di concreto per i Paesi che si incontrano. In primis l’Albania. 

«Nel luglio del 2010, i nostri soci Francesco Malaspina ed Alessandro Caniati sono andati in Albania con un gruppo di amici fuoristradisti di Trieste. Questo primo viaggio li ha segnati positivamente in modo indelebile. Per questo motivo, dal 2011, Francesco è ritornato in Albania altre sei volte, percorrendo migliaia di chilometri su strade sterrate e antiche mulattiere militari. In questi suoi viaggi ci siamo aggregati anche noi con un gruppetto di soci. Abbiamo trovato frane, smottamenti, guadato fiumi, ma soprattutto abbiamo trovato una realtà che non pensavamo di trovare: un popolo fantastico, un Paese meraviglioso e una apertura su tutto ciò che fai. E tutto questo grazie anche ad un amico albanese che ci ha fatto da guida, Alush, che non smetteremo mai di ringraziare».

Cosa avete scoperto?
«Nell'Albania dei villaggi sulle montagne abbiamo trovato l’Italia di 100 anni fa. Ed è stata una scoperta bellissima… Ovunque vai, trovi persone che parlano italiano. Tu gli chiedi dell’Albania e loro ti raccontano tutto con entusiasmo e fierezza inaspettati. Quando siamo tornati a Ferrara, abbiamo deciso di portare avanti delle nuove iniziative che unissero la voglia di fare vacanze/viaggi in fuoristrada con un impegno sociale e umanitario».
Cosa avete deciso di fare, dunque? 
«Nel 2013 abbiamo deciso di partire e, grazie sempre a Francesco e Alush, abbiamo portato cibo, tv, computer in una scuola in mezzo alle montagne, con paesaggi che sembravano quelli di in un film western. Siamo andati in un centro in cui ci sono disabili. Mi commuovo a pensarci, perché in Albania il disabile viene percepito come un peso. Nella città di Berat abbiamo trovato Alma, che ha preso in mano un centro disabili dal nome LIRA e lì abbiamo portato di tutto: lettini per i massaggi, giochi didattici, materiale di cancelleria, cartoncini colorati per creare oggetti, sedie a rotelle, televisione, lettore dvd, tre computer per creare una sala multimediale, lenzuola, salva letto e molto altro. I pochi centri per disabili dell'Albania sono per lo più Istituzioni comunali e la voce di spesa a malapena arriva a coprire gli stipendi dei dipendenti e i consumi di cibo, luce, acqua, gas. Per tutto il resto, si devono arrangiare e le attività scolastico-educative sono legate alle capacità ed alla volontà degli operatori del centro che spesso acquistano materiale con i propri risparmi. è qui che diventa fondamentale l'intervento di associazioni straniere che possono far arrivare materiali importanti per il buon funzionamento delle strutture».

Anche voi siete partiti con delle persone disabili?
«Siamo andati con delle ragazze disabili nel 2015, abbiamo chiamato il progetto My Land-My Lady  e con noi abbiamo portato tre donne disabili con rispettivi accompagnatori ed un amico con problemi di deambulazione, che si è aggregato guidando la sua 4x4. Tutti assieme abbiamo girato per l’Albania… mi riferisco alle montagne, ai fiumi, ai boschi, le spiagge. Cristina è psicologa e lavora tra Bologna e Reggio Emilia: lei un po’ riesce a muoversi. Invece, Anna non riesce a fare niente da sola. Carla un po’ parla, ma non si muove, muove solo un po’ le mani. Le abbiamo incontrate grazie ad un ragazzo che lavora presso il loro centro di Bologna ed è appassionato del marchio Land Rover, venendoci a trovare è nata l’idea del progetto e l’abbiamo realizzato. Con una raccolta fondi tra amici siamo riusciti a pagare il viaggio di tutte e tre in aereo fino a Tirana, le abbiamo recuperate e portate anche a 2.400 metri di altitudine sulla cima del monte Tomor». 
 
Perché l’Albania? 
«Abbiamo scelto l’Albania perché è perfetta per fare fuoristrada: ad oggi portare in Africa la macchina per fare fuoristrada è costoso e alcune zone è meglio evitarle… sicuramente ci sono luoghi come i Pirenei, la Spagna, l’Europa dell’Est, la Croazia, la Slovenia ed altro ancora. L’Albania era un terreno che non era stato ancora verificato e che abbiamo scoperto essere perfetto! Trovi quello che serve per la passione in 4x4, il fango, la sabbia, le montagne, i guadi e tanto altro. Non trovi le dune di 150 metri che ci sono in Tunisia, ma puoi andare in spiaggia e ti puoi anche accampare…».

Prossima partenza?
«A giugno torniamo per fare un viaggio vero di fuoristrada, alternandolo ad un po’ di mare». 
 
Quando siete nati?
«La nostra associazione è nata nel 1979, siamo una delle più anziane d’Italia. Siamo parte del volontariato della protezione civile dal 1980, con il terremoto dell’Irpinia. Come soci siamo una sessantina e la nostra sede completa di pista 4x4 è a Ferrara».

E' cambiato il vostro modo di fare fuoristrada per il fatto di portare aiuti?
«Assolutamente è cambiato, perché devi avere riguardo, perché porti delle cose, perché incontri delle persone...visto che viaggiamo, viaggiamo pieni… perché viaggiare vuoti? Noi raccogliamo il materiale facendo il passaparola ed è bastata una settimana per riempire le auto…Significa che qualcosa cambia anche per chi ti è vicino». 

Come sei cambiato tu?
«Sono cambiato molto, perché ti rendi conto che basta uno strumento per muovere delle emozioni che non sapevi di avere». 
 

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