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I morti viventi di Cannes

Diario - Giorno 2

Mer 15 Mag 2019 | di Alessandra De Tommasi | Speciale Cannes

Cannes pullula di morti viventi. Dagli zombie che hanno aperto il festival 2019 (The dead don’t die, nei cinema italiani dal 13 giugno) ai giornalisti declassati nella piramide sociale, che pur di riavere il badge rosa – quello dell’aristocrazia – baratterebbero volentieri parenti, amici e animali domestici.

In attesa che quest’improbabile evenienza si verifichi (per ora il chihuahua della nonna è salvo!), i brividi maggiori della cerimonia d’apertura li ha regalati Bill Murray. Tutti si chiedono cos’abbia sussurrato nell’orecchio della collega Selena Gomez per farla arrossire.

Per ora insomma, nessun evento che faccia gridare i francesi allo scandalo. Tranne le ballerine, ovviamente: in un mondo sempre più politically correct, la tirannia dei tacchi alti continua a vessare le Anastasia e Genoveffa di oggi, che si ritrovano con una bistecca al posto del piede. Niente da fare: sulla Montée de marches il sandalo basso viene considerata la forma di eresia maggiore.

Dalla stazione ferroviaria ai corner di make-up nei centri commerciali, il tappeto rosso è ovunque, persino nei cantieri stradali che hanno martoriato Rue d’Antibes, una delle vie principali della città. Forse per solidarietà a Roma Capitale, anche qui si saltella sulle buche come se si giocasse a campana. Unica differenza? Il tapis rouge su cui posare i piedini tra uno scavo e l’altro.

L’eleganza ha il suo prezzo e anche i fotografi devono pagarlo: invece di vederli in giro con giacche da pescatori piene di tasche per gli obiettivi, qui girano in smoking.

Lo impone il dress code e tutti se ne sono fatti una ragione.

Quello che invece proprio non va giù alle influencer, che di solito qui hanno le gambe da fenicottero e la taglia da Barbie, con midress altezza inguine e scollatura fino all’ombelico. Finora hanno sfilato sul tappeto rosso solo per concedersi selfie su selfie, abusando del filtro Kylie come se ne andasse della propria vita. Per poi uscire dalla sala prima ancora che il film avesse inizio.

Quest’esodo glam dal Grand Theatre non ha fatto piacere all’organizzazione che ha vietato gli autoscatti “per ragioni di sicurezza”, risposta parafulmine ad ogni possibile contestazione.

Nella lista degli oggetti proibiti da introdurre in sala – assieme a liquidi “sospetti” (o l’acqua da 750 ml) spuntano anche i fuochi d’artificio, nel caso qualche spettatore, preso dall’euforia di poter finalmente posare lo sguardo sul sacro grande schermo dell’evento, fosse tentato ad iniziare uno spettacolo pirotecnico.

Il “panico da sequestro” oramai contagia persino i più cauti.

“Sta diluviando, ma l’ombrello potrebbe essere considerata arma impropria in sala. Che faccio? Mi bagno?”

“Ho comprato una magliettina a mio figlio ma l’ho fatta incartare in un foglio colorato. Troppo sospetto?”

“Ho l’abbonamento a Netflix. Verrò considerato “nemico della Croisette”?”

Per inciso, il braccio di ferro con la piattaforma continua e infatti nessun film che non abbia distribuzione nei cinema tradizionali è ammesso al cospetto della Palma d’oro.

Désolé!

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