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Pink Power

Diario - giorno 7

Lun 20 Mag 2019 | di Alessandra De Tommaso | Speciale Cannes

C’era una volta Tarantino.

E per fortuna c’è ancora: tutti confidano nel suo tocco magico per dare una sferzata d’energia a quest’edizione del Festival di Cannes che certo non brilla per colpi di scena. Il palco glielo ha degnamente scaldato Antonio Banderas, le cui performance da ballerino e showman hanno scaldato gli animi sul red carpet…e non solo.

L’evento più frizzante della mattinata al palazzo del cinema è stata l’esibizione di un gruppo di signore piuttosto esotiche. Ad una di loro si è impigliata il tacco a spillo in stile trampolo nella scala mobile. Mentre veniva tempestivamente dai guardiani del tempio, lei si prodigava in squittii di vario genere, alternati ad invettive di diversa natura. No, non temeva per l’incolumità fisica, era piuttosto terrorizzata dall’eventualità di un graffio sul prezioso stiletto.

Ricorda quasi il piccolo imprenditore di provincia che va in giro su un LSK ma non scende dalla decappottabile per paura che – citazione testuale – “venga sportellata”. Vale a dire che qualcuno nel parcheggio possa inavvertitamente toccarla.

Se fosse accaduto a Roma avrebbero comunque recintato l’aria e chiamato l’Interpol, la CIA, il Mossad e l’MI5 chiudendo l’area del festival per il prossimo decennio, come misura preventiva. L’ATAC potrebbe offrirsi come consulente esterno di “problem solving”, visto il successo con la stazione della metropolitana Repubblica. A breve Spielberg dovrebbe usarla per ambientarci il prossimo film su presenze aliene nella Capitale: pare infatti che avrebbe l’imbarazzo della scelta, altro che “animali fantastici e dove trovarli”.

Il rischio di prendersi un po’ troppo sul serio alla Croisette è dietro l’angolo, come dimostra Miles Teller che si presenta alle interviste in stile Miami Vice e non si capisce bene se sia una citazione per il prossimo Top Gun a cui dovrebbe prendere parte.

Il precedente – e unico – incontro era avvenuto 9 anni fa ad Atlanta, in Georgia, sul set del dimenticabilissimo remake di Footloose. All’epoca era un perfetto sconosciuto dalla pelle un po’ butterata ma già si aggira sul set con aria da divo navigato.

Quando si parla di “profezia che si autoavvera” i manuali si riferiscono proprio a questo: basta crederci.

E lui ci crede, eccome, quasi più di Refn, che lo dirige nella serie Too old to die young, su Amazon Prime Video dal 14 maggio. Per inciso, non ama chiamarla così perché la vede più come un film lungo che come un prodotto a puntate.

Gli eventi prestigiosi come festival e cerimonie di premiazioni dovrebbero smettere di regalare come gift bag il ringiovanimento vaginale e iniziare a dispensare voucher di media coaching. In borgata lo tradurrebbero con un “tirarsela un po’ di meno”, ma in Costa Azzurra preferisco parlare di lezioni di preparazione per incontrare la stampa.

Anche se basterebbe un po’ di buonsenso e autoironia. D’altronde non possono tutti essere divini come dame Helen Mirren, che dopo essere stata forse l’unica a brillare davvero sul red carpet degli Oscar, ha portato gioia in queste giornate uggiose con un caschetto rosa assolutamente delizioso.

Cosa si dice della classe? Ecco, appunto.

 

 


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