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Cannes 2019 - Il day after

Dom 26 Mag 2019 | Speciale Cannes

Il dado è tratto.

L’edizione 72 del Festival di Cannes si è conclusa tra qualche scintillio e molte polemiche. A parte Quentin Tarantino e il dream team formato da Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, è stato Antonio Banderas il matador assoluto del 2019, con un’interpretazione delicatissima di Pedro Almodovar in Dolor y gloria (è ancora nelle sale italiane, da non perdere!).

La notizia della vittoria della Palma d’oro come miglior attore protagonista arriva qualche secondo dopo l’atterraggio all’aeroporto di Roma Fiumicino. Sul volo c’è Nicola Calì, che interpreta Totò Riina ne Il traditore di Marco Bellocchio. Siccome il film se ne torna dalla Croisette a mani vuote, si temono ripercussioni ma per fortuna non è vendicativo come il suo alter ego di Cosa Nostra e non avvengono ritorsioni sugli ignari passeggeri.

Nel frattempo, mentre i giornalisti urlano i nomi di vincitori e vinti da un capo all’altro dell’aeromobile una sciura toscana (del genere “dietro liceo, davanti museo”) in total look arancio sbuffa vistosamente perché la stampa la disturba dal video di Youtube che sta ascoltando come se fosse il terzo mistero di Fatima. In realtà è l’intervista a Pamela Prati sul caso del finto marito.

Si guarda intorno come a dire: “Non c’è più religione, signora mia”. Ma è in minoranza, inforca gli occhiali da sole giganti (solo passate le otto di sera, ma gli imperativi glamour non riposano mai) ed esce dall’aeromobile a grandi falcate.

Quasi ricorda Adele Exarchopoulos, che invece all’aeroporto di Nizza gironzolava in tutta nera con l’immancabile tracolla rosa di Miu Miu dopo aver mangiato un’insalata al bar con due membri del suo entourage. Nessuno ha riconosciuto la Palma d’oro più giovane della storia di Cannes. C’est la vie!

Lei però non fa una grinza, anzi ha l’aria sollevata di chi ha vinto una settimana di vacanza su un’isola deserta.

Appena messo piede su suolo italico, l’unico pensiero è: “Se faccio un’altra fila divento Hulk”. Per fortuna non c’è nessuno ad aspettare la valigia né il taxi, nessun poliziotto che ti scambi per clandestina e ti perquisisca ogni anfratto del bagaglio e nessun abusivo che provi a sequestrati su una vettura non regolamentare.

Il karma, insomma, dopo dodici giorni di deprivazione del sonno, sembra riequilibrarsi.

Sulla via per casa un’illuminazione: si sta disputando la finale di Amici. Forse è per questo che la sciura color aragosta si stava scapicollando a uscire dall’aeroporto.

Si sa, ognuno ha le sue priorità.

L’arrivo a casa ha l’epicità del primo passo sulla Luna, con un pizzico di sollievo per essere sopravvissuti ai guardiani francesi. O quasi.


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