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Ascoltare è un’arte

Quante volte, mentre ci parlano, pensiamo ad altro? Perché non proviamo a restare nel “qui e ora”?

Gio 30 Mag 2019 | di Angela Iantosca | Editoriale

“Parlare è una necessità. Ascoltare è un'arte”. Quante volte abbiamo sentito questa frase di Goethe? 

E quante volte parliamo senza dare minimamente retta alle parole dell'altro, soprattutto a quelle non dette, a quelle nascoste dietro le parole pronunciate, che rivelano la vera natura dell'anima di chi ci è di fronte?

Siamo sempre di corsa, lo so: il lavoro non ci dà tregua, in modo particolare quando lo amiamo e ci assorbe in ogni istante della nostra vita. Così spesso ci capita che, mentre stiamo con qualcuno, pensiamo a come pianificare il dopo-chiacchiera, con chi dobbiamo incontrarci, quali pratiche burocratiche dobbiamo svolgere, che cosa cucinare, oppure rispondiamo alle mail o disegniamo su un foglio di carta... 

L'ho fatto anche io, molte volte. Ma provando poi un senso di colpa per questo. Perché stare con qualcuno senza ascoltarlo davvero mi dava la sensazione di rimanere in superficie nel dialogo e nel rapporto. Comprendere solo parti di discorsi, sentire che la mia testa volava da un'altra parte, non mi lasciava soddisfatta, ma come 'spezzettata' e anche inutile. Sì inutile, perché se, mentre qualcuno apre un dialogo con te, tu sei altrove, cosa potrai rimandargli? Quale contributo gli darai? Quale relazione avrai instaurato, anche silenziosa? Ci ho fatto caso spesso sia su di me che sugli altri. Allora ho cominciato a fare attenzione ai miei gesti: ho cominciato a non portarmi il cellulare durante una riunione o a non sentire la necessità di rispondere ad una telefonata se sto parlando con qualcuno, a dire “no, ora non posso, perché sto facendo un'altra cosa”, insomma a non scappare dall’ora, a ritagliarmi uno spazio vero… Non solo per i momenti da condividere con gli altri, ma anche con me stessa, arrivando per esempio a disconnettermi per ore se è importante dedicare tutta me stessa ad un libro, ad un'intervista, alla stesura di alcune pagine, all'ascolto di un brano o a me… 

C'è un esercizio apparentemente semplice, in realtà molto difficile, che mi ha aiutato e mi aiuta (provate!) a sviluppare la concentrazione: fissare una candela per cinque minuti, la sera o quando si può, senza pensare ad altro che alla candela, al suo movimento, alla sua composizione… è difficilissimo, vi assicuro. La mente segue quella luce e va in altri mondi, ma il nostro compito è quello di riportarla qui, ora. In uno spazio e in un tempo che sembrano inafferrabili, ma che sono fatti di parole e relazioni vere... 
Ecco, a questo punto vi faccio una domanda: mi avete ascoltata veramente?
 

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