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I 4 pilastri di retake

Partita da Roma, oggi coinvolge altre 40 città italiane: è l’associazione no-profit di volontari che ripulisce la città perché ognuno di noi può fare qualcosa

Gio 30 Mag 2019 | di Marzia Pomponio | Ambiente
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Armarsi di pazienza, guanti, raschietto, pennello e solventi per riappropriarsi dei propri spazi cittadini restituendoli al decoro urbano, diffondendo con l’esempio una nuova idea di cittadinanza, basata sulla partecipazione, la condivisione e la responsabilità. È la mission di Retake Roma, l’associazione no-profit di volontari attiva dal 2009 nata da un’idea di una docente universitaria, Rebecca Spitzmiller, americana da trent’anni a Roma, che stanca di vedere il proprio palazzo, nel quartiere Trieste, deturpato da scritte, decide di provvedere autonomamente e insieme al figlio pulisce e ristruttura l’androne. Con il suo esempio Retake Roma (“riprendiamo Roma” - ndr) diventa un gruppo di trenta persone, poi un vero movimento che oggi conta circa ottanta gruppi di quartiere, ha coinvolto le principali città italiane ed è seguito sulla pagina Facebook da quasi cinquantamila followers. «La nostra attività non riguarda solo il pulire, ma diffondere l’orgoglio civico. Ogni cittadino deve fare azioni mirate a migliorare il bene comune sostenuto dalle Istituzioni, come previsto dall’articolo 118 della Costituzione», dichiara  Rebecca Spitzmiller, insignita a dicembre dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “per il suo coinvolgente impegno nella lotta contro il degrado urbano e nella difesa dei beni comuni”.

Qual è il bilancio a dieci anni dalla nascita di Retake? 
«Ancora siamo lontani anche se ormai oltre Roma ci sono altre 40 città in Italia che hanno seguito il nostro esempio e tante altre stanno chiedendo di diventare parte della famiglia Retake. Pur volendo, non possiamo fermarci. Questa è la buona notizia».  

Come si ricostruisce una città devastata dall’incuria e dal vandalismo?      
«Ci vuole esattamente quello che noi cerchiamo di proporre attraverso quattro pilastri: anzitutto noi cittadini e le associazioni dobbiamo fare il nostro dovere di non sporcare e aiutare pulendo. Se ciascuno pulisse sotto casa propria, domani tutto il Paese sarebbe pulito. Secondo pilastro: le Istituzioni devono fare il loro dovere nell’applicare la legge e punire chi la viola, perché noi non siamo forze dell’ordine. Il terzo pilastro sono i commercianti, che hanno un dovere maggiore dal momento che se i turisti smettono di venire in Italia perché sporca a rimetterci sono anzitutto loro. Infine c’è la stampa, che continua a fare crescere questa grande macchina per mantenere la bellezza del Paese». 

Siete entrati in circa 1500 scuole italiane.
«Con Retake Scuole fin dall’inizio siamo entrati nelle scuole con programmi di educazione civica. Insegnando ai bambini contiamo di insegnare ai loro genitori, motivo per cui il Paese è in queste condizioni. Non imparano, infatti, a buttare rifiuti a terra da soli, ma dai genitori, dalle sorelle, dai nonni. Il Retake è fondato sull’empowerment, parola inglese che indica la capacità di ognuno di poter fare qualsiasi cosa e quindi fare la differenza».                                             
 

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