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Fai ciò che puoi con ciò che hai

Samanta Bullock: Nonostante la sedia a rotelle, non rinuncia ai sogni e a giugno lancia la sua linea di abbigliamento

Gio 30 Mag 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
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Aveva 14 anni, una carriera avviata come modella e una passione smodata per il tennis. Poi un incidente: lei che gioca con l’arma del padre, detenuta legalmente, il colpo che parte accidentalmente e la sua vita che incontra la paraplegia. 

Come ha vissuto l'incidente?
«È stato duro sotto molti punti di vista. La disabilità, il dolore, i cambiamenti». 

Quanto tempo ha impiegato a ritrovare se stessa, a riprendersi la vita, trasformando l'incidente in qualcosa di positivo?
«Potrei dire un anno. Ci vuole tempo per imparare e recuperare. Per alcune funzioni ci vogliono 9 mesi per ritornare».

Quanto è stato importante il supporto dei genitori?
«I genitori, la famiglia, gli amici, ogni tipo di supporto è importante. Sicuramente i genitori sono quelli che ci ispirano più di tutti. Loro si sono comportati con me in maniera positiva e con amore, rendendomi davvero resiliente». 

Lo sport quanto è importante?
«Attraverso lo sport ho trovato me stessa. Ma attraverso l'attività fisica mi sono garantita la mia salute e una stabilità mentale. Inoltre, l'impatto sociale che ha lo sport rappresenta un enorme punto di svolta».

Perché la scelta del tennis?
«Il tennis era il mio sport. Ho cominciato a giocare a 9 anni, era lo sport di famiglia. Mio papà, mia mamma e mio fratello erano soliti giocare. Quindi tornare al tennis è stata una mossa naturale». 

Fa altri sport? 
«Mi piace nuotare, pedalare, giocare a badminton, fare yoga. C'è solo un piccolo numero di sport che non ho mai tentato di fare». 

Cosa è importante fare per mantenersi in forma?
«Principalmente stare in forma mi aiuta con il mio dolore. Se mangio bene e mi alleno regolarmente sento che ho molta più energia. E sono anche più forte per spingere la carrozzina per distanze maggiori e mi aiuta anche a spostarmi dalla mia sedia in altri posti. Migliora il mio mood e mi fa felice. È un “must do”».

Quali sono state le difficoltà maggiori? 
«Le barriere attitudinali. Disturbano più queste che quelle fisiche...».

Cosa non si racconta mai della paraplegia? 
«Che non è contagiosa! Tu puoi camminare, puoi parlare con noi, puoi entrare in comunicazione, comprendere le nostre esigenze e ti garantisco che siamo brave persone».

Cosa le ha impedito di fare?
«Molte cose, ma fortunatamente al giorno d'oggi noi abbiamo adattamenti per molte cose. Ma andare in una foresta o sul Machu Picchu non è la cosa più semplice del mondo».

Quanta forza ci vuole?
«La più grande che tu hai, la migliore, per salire in macchina, per il bagno, per fare le cose semplici della vita. Ho bisogno di una quantità di forza sufficiente per essere indipendente». 

Come è arrivata la passione per la moda e la scelta di dare vita a un brand?
«Ho cominciato a disegnare modelli all'età di otto anni... e penso che siano molto fashion! Mia mamma è molto sofisticata e si prende cura del suo aspetto, penso di aver preso da lei. Ho creato la mia linea di abbigliamento perché chiaramente ho visto la mancanza dell'alta moda nel mercato dell'abbigliamento per persone 'sedute'. Noi vogliamo che sia una moda affascinante, ma sostenibile. E il fatto che siamo 9 designer, con me, ci aiuta ad avere una collezione varia. Sono felice di avere Gunda Hafner, Caroline London, Peter Twiss, Rua Luja, London Organic, Contessina London Amaella and Bekoffee nel realizzare questo team da sogno con la stessa visione e l'amore per l'inclusione». 

Cosa vede di fronte a sé?
«È una bella domanda. Io non vedo il futuro lontano da ciò che è il presente. Viaggio molto per lavoro e per vacanze. Vorrei trascorrere più tempo con la mia famiglia, mio marito, battermi di più per l'inclusione, tenendo conferenze, migliorando il mio brand, portare maggiore consapevolezza in giro per il mondo. Fare qualche show di moda. Godermi la vita, con gli amici, essere attiva, socializzare e avere anche tempo per me». 

Cosa vorrebbe suggerire a chi si viene a trovare nella tua stessa condizione?
«Fai ciò che puoi con ciò che hai e fai quello che puoi nel miglior modo possibile che ti è consentito».

Di cosa c'è bisogno?
«Di essere resilienti e perseveranti».

Quali sono le barriere più difficili da abbattere?
«La mancanza di una rappresentanza. E penso che sia ciò che genera la mancanza di accessibilità, gli abiti…». 
Nel Paese in cui vive come viene vissuta e affrontata anche da parte degli organi competenti la disabilità? 
«C'è un miglioramento. C'è ancora una lunga strada da percorrere, ma molto meglio del Brasile, per esempio!».                                                                                                        

 

LA SUA LINEA DI MODA

Samanta Bullock, classe 1978, è nata a Osorio, nel sud del Brasile. Nel 1992 per un incidente ha perso l’uso delle gambe, ma questo non le ha impedito di seguire le sue passioni. Ha giocato a tennis sulla carrozzina rappresentando il Brasile, dal 2003 al 2009, vincendo due medaglie d’argento nel 2007 ai Para Pan Am Games e nel 2012 ha partecipato ai Paralympic Games Opening Ceremony. A giugno lancia la prima linea di abbigliamento adatta anche a chi si trova su una sedia a rotelle, ma non vuole rinunciare alla bellezza e alla femminilità. A partire dal 15 giugno la collezione esclusiva sarà disponibile online sul sito http://samantabullock.com.
 

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