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Bellosguardo rinasce grazie ai giovani

Nel Cilento, in un paese con 35 under 40, i giovanissimi fanno rivivere il proprio territorio

Gio 30 Mag 2019 | di Emanuele Tirelli | Attualità
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Settecentottanta residenti, cinquecento abitanti effettivi, di cui solo trentacinque under 40. Eppure sono i più giovani ad aver creato un progetto per far rivivere il proprio territorio. Siamo in Cilento, in provincia di Salerno, nel comune di Bellosguardo che s’affaccia sulla Valle del Calore. È qui che sono nati l’associazione Rehub Alburni e il festival Rural Dimension, che organizza eventi e riporta l’attenzione sul piccolo borgo.

Il progetto
Nel 2016, un gruppo di ragazzi ha deciso di rimboccarsi le maniche. «I dati Istat parlavano di uno spopolamento enorme dell’Italia e delle zone montane in particolare, con proiezioni disastrose. Ci siamo detti che bisognava fare qualcosa e abbiamo capito che avremmo potuto valorizzare il patrimonio artistico, culturale, storico ed enogastronomico di questi luoghi. Guardiamo all’innovazione e abbiamo scelto i canali artistici legati al teatro, al cinema, alla scrittura, alla danza e al disegno per trovare una via d’uscita, per provare a creare un contenitore multimediale. La maggior parte degli eventi è nel periodo estivo. Ne sono un esempio i live musicali con la direzione artistica di Marco Messina, gli incontri con gli autori, i reading, i laboratori teatrali…». 

Ospitalità diffusa
Molti residenti ed ex residenti di Bellosguardo hanno case sfitte e disabitate. Alcune vengono utilizzate solo per poche settimane l’anno e Rehub Alburni ha chiesto di poterle usare per accogliere gli artisti e i visitatori del borgo. Ecco perché sono disponibili 30 posti letto, in cambio dei quali ai proprietari vengono offerti piccoli lavori di manutenzione e pulizia. D’accordo con il Comune, dovrebbero essere previsti anche degli sgravi fiscali per chi concede le proprie abitazioni in comodato d’uso all’associazione, che intanto vorrebbe stilare pure un calendario annuale per sapere quando le case sono occupate dai proprietari e quando poterle utilizzare per l’ospitalità.

Orti urbani comunitari
Due terreni da 400mq ciascuno nel centro abitato e uno da 2.000 immediatamente fuori. Sono di proprietà di una delle famiglie dei ragazzi dell’associazione e di due persone che non li coltivano più, ma che hanno deciso di affidarli a Rehub Alburni per evitare che restino abbandonati. Si punta a un’agricoltura conservativa, senza utilizzare la chimica, con lavorazioni minime del suolo e irrigazione a micro-portata. E, grazie al supporto del botanico e agronomo Angelo Avagliano, sono stati piantati anche semi antichi per ritrovare piante che oggi sono quasi scomparse.

Biodiversità
Poco distante dal centro abitato c’è un orto botanico con più di cento piante eterogenee della macchia mediterranea, alcune rare come la Bardana. C’è anche un’area gestita dalla cooperativa Belcoro, che ha dato vita a un progetto di orticoltura per la produzione di passata di pomodoro bio. E, proprio lì accanto, il fiume Fasanella offre un’occasione di ristoro dal caldo. Per raggiungere questi luoghi, l’associazione ha messo a disposizione un servizio navetta che permette agli ospiti di Bellosguardo di muoversi indipendentemente dalla disponibilità di un mezzo proprio di trasporto.

Nuove idee
Per tre giorni, a febbraio, Rehub Alburni ha incontrato i cittadini, gli artisti, l’amministrazione e le aziende del territorio, per progettare e programmare workshop, spettacoli e laboratori, alcuni dei quali a partire già dal mese di aprile. «L’amministrazione ci dà un grande sostegno e ha fatto da tramite per le sponsorizzazioni private. Qualche anno fa, la famiglia De Filippis ha donato il proprio palazzo storico del 1800 al Comune, che a sua volta ci ha permesso di utilizzarlo in parte, ma adesso sta iniziando una fase progettuale per capire come ristrutturarlo e sfruttarlo nella sua interezza. Inoltre, grazie all’esperto di cucina psico-nutrizionale Vincenzo Pessolano, in occasione di ogni evento ci sarà un laboratorio che mette insieme giovani e meno giovani. Speriamo di creare un team di biodiversità, di cucina a km zero, che magari potrebbe diventare lo staff di un futuro ristorante della zona».          
 

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