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Voglio fare l’attore

Roberto Herlitzka: dopo “la grande bellezza” si racconta in un libro che spiega il mestiere dell’attore

Gio 30 Mag 2019 | di Enrico Molise | Interviste Esclusive
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«Paolo Sorrentino ti fa trovare le cose già fatte. Te ne accorgi solo dopo, quando le vedi, perché tutto avviene in modo abbastanza magico, tant’è che non riesci nemmeno a renderti conto che stia accadendo. Ma, per dare questo effetto a noi, credo che oltre a un’incredibile propensione ci sia anche un lavoro enorme. Con Paolo Virzì è stata invece una prima volta. È una persona gradevole, simpatica, piena di entusiasmo. Non posso che dirne bene e posso descriverlo come un regista gentile, che però sa cosa vuole, uno di quelli con i quali si crea un’atmosfera di collaborazione».

Con loro ha lavorato per “La grande bellezza” e “Loro” (di Sorrentino), e “Notti Magiche” (di Virzì). Ma il percorso di Roberto Herlitzka comprende più di sessanta spettacoli teatrali e altrettanti film, e il suo nome è stato affiancato anche a quelli di Marco Bellocchio, Antonio Calenda, Lina Wertmüller, Peter Stein, Luca Ronconi, Ruggero Cappuccio, Gabriele Lavia e molti altri. 

Proprio su di lui è uscito da poco “Voglio fare l’attore. Vita e teatro di Roberto Herlitzka”, scritto dall’autore e giornalista Emanuele Tirelli e pubblicato da Caracò Editore. È un’intervista-diario, nella quale si parte dai primi anni di vita, poi la folgorazione per il teatro e l’amore per l’Amleto, fino alle ultime produzioni. 

A marzo è stato tra gli attori de “Il nome della rosa”, attesissima serie tv tratta dal romanzo di Umberto Eco e con un cast internazionale.
«È stata una buona occasione per rileggere il libro, naturalmente. Ho interpretato un personaggio molto curioso, un vecchissimo monaco chiamato Alinardo, un po’ demente e un po’ profeta, ed è una parte bizzarra che mi ha divertito molto fare. Ho lavorato bene con il regista Giacomo Battiato, che è veramente bravo. E ho avuto questi partner così importanti, come John Turturro e Rupert Everett. Recitare in inglese mi è piaciuto, ma doppiare sé stessi in italiano è complesso, perché devi cercare di ricreare in uno studio quelle condizioni mentali che tu stesso avevi sul set».

In questo periodo, invece, sta girando una fiction con Vittoria Puccini. 
«Si chiama “Il Processo” e io vesto i panni di un magistrato, il padre della protagonista interpretata dalla Puccini. Il regista è Stefano Lodovichi, un giovane che mi sembra molto intelligente e preparato».

“Voglio fare l’attore” non è un saggio. È un libro pieno della sua vita e ricco di storie, di suggestioni, di ragionamenti sulla recitazione e sull’arte. Anche di suggerimenti?
«Credo che se ne possano trovare, sì, su come affrontare questo lavoro, più che sul lavoro stesso. Non sono degli insegnamenti tecnici, ma un esempio di come lo si possa fare, che non vuole essere assolutamente un’indicazione valida per tutti. Grazie al modo in cui Tirelli ha restituito le mie parole, penso di essere stato piuttosto chiaro nel raccontare come affronto questo studio e se qualcuno vuole prenderlo come spunto…».

Ed è vero che si impara a recitare verso gli ottant’anni?
«Lo diceva il mio Maestro Orazio Costa, ad attori che ne avevano trenta. Un po’ come a sottolineare che prima di imparare veramente a recitare passa una vita intera. Non crediate che sia così facile. Qualunque risultato otteniate è solo un gradino per arrivare in cima a una scala interminabile. E, se è vero quello diceva, vista l’età, potrei dire che purtroppo sono a posto».

Tirelli dice che è stato lei a scegliere il titolo “Voglio fare l’attore” e non “volevo”, come a dire che poi ci è riuscito. Eppure lei è oramai un grande attore da molti anni.
«Come è scritto anche nel libro, quando mi dicono “grande attore”… Forse è timore, scaramanzia. Come se tutto potesse sparire. L’ho sognato talmente tanto fin da ragazzo che sentirmelo dire lo fa apparire quasi uno scherzo, un’illusione. Accettarlo come una vicenda realizzata sarebbe un’azione forte, quasi a bucare una bolla, a dire “no, non era vero”. Mentre invece devo sognare ancora».                                          

 

VITA E TEATRO

Roberto Herlizka nasce a Torino nel 1937, ma poco dopo il liceo si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Silvio D’Amico. Durante il suo percorso d’attore, ha ricevuto numerosi premi, lavorato con alcuni dei più grandi registi italiani, sempre frequentato il teatro e spesso il cinema. “Voglio fare l’attore. Vita e teatro di Roberto Herlizka” è un volume pubblicato da Caracò Editore alla fine del 2018, a cura dell’autore e giornalista Emanuele Tirelli.
 

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