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La ricerca dell’autenticità

Giancarlo Dall'Ara, Presidente di Alberghi Diffusi in Italia: se cercate la pace è qui che la troverete, nelle 100 strutture italiane che rispondono agli standard richiesti

Gio 30 Mag 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
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Quando arrivi e il rumore delle rotelle del trolley cessa, un'aria familiare ti avvolge, senti l'odore di una casa vissuta, il silenzio che si può ascoltare solo in certi borghi sperduti, percepisci l'autenticità di un passato che ancora si può afferrare, ma che sembra fuggito via, il tempo si ferma, le lancette  smettono di funzionare e il tuo corpo si sente in armonia con ciò che lo circonda. Se non avete mai vissuto l'esperienza di un albergo diffuso, le mie parole suoneranno strane o semplicemente evocative di un tempo perduto. In realtà tutto questo può essere ancora vissuto, perché, solo in Italia, sono un centinaio le strutture pronte ad accogliervi restituendovi queste sensazioni. Proprio per introdurvi a queste emozioni, per capire come nasce un Albergo Diffuso, dove si trovano e le loro caratteristiche, abbiamo deciso di parlare con il Presidente Alberghi Diffusi Giancarlo Dall'Ara.

«L’idea dell’Albergo Diffuso nasce in Friuli nei primi anni '80, quindi diversi anni dopo il terremoto del 1976. In quegli anni io ero stato chiamato per attività di consulenza e di formazione a Comeglians. Il modello dell’Albergo Diffuso e la sua realizzazione sono invece successivi di qualche anno: dopo un primo progetto presentato a San Leo nel 1989 e qualche sperimentazione in Sardegna, decolla a metà anni '90. La prima legge che lo certifica, cioè che autorizza l’apertura di un AD, è del 1998 (Sardegna)».


È un tipo di turismo che si trova all'estero?
«Certamente! Il turismo che caratterizza gli AD è quello della ricerca dell’autenticità, delle cose vere, non di quelle fatte apposta per turisti. Si tratta di un trend che è emerso in tutta la sua evidenza 20 anni fa e che oggi è maggioritario tra quanti vanno in vacanza».

Quali sono le caratteristiche di un Albergo Diffuso?
«Deve essere in un borgo abitato, avere case di sapore locale, vuote e molto vicine tra di loro, e garantire tutti i servizi alberghieri agli ospiti (accoglienza, pulizia quotidiana delle camere, spazi comuni, punto ristoro...)».

Che tipo di investimento è necessario affrontare? Ci sono agevolazioni, sovvenzioni? 
«Gli investimenti dipendono dallo stato delle case e a volte sono molto importanti. Solo alcune Regioni investono sugli AD, è il caso della Sardegna e di poche altre. In qualche caso si riesce a partire con abitazioni che non richiedono grandi investimenti, ma si tratta di casi meno frequenti».

Quanti ce ne sono in Italia?
«Un centinaio quelli in possesso di tutti gli standard previsti dal modello dell’AD, il doppio se si considerano anche forme più leggere di ospitalità diffusa che non garantiscono tutti i servizi alberghieri».

Quando questo tipo di turismo ha visto un incremento? 
«A partire dal 2010, da quando cioè il New York Times lo ha reso famoso nel mondo».

Chi sono coloro che aprono un AD?
«Sono persone che hanno deciso di vivere o di tornare a vivere in un borgo, perché lo amano e desiderano valorizzarlo, e perché hanno deciso di fare impresa nel turismo, con modalità non tradizionali».

Quanti sono gli stranieri che investono in questo tipo di attività in Italia?
«Ci sono moltissimi stranieri che acquistano case in Italia, ma pochissimi che decidono di investire o di gestire un AD. Probabilmente però questo scenario è destinato a cambiare perché già da qualche anno il 50% degli ospiti degli AD è straniero, tedeschi al primo posto. Per inciso da un paio di anni si registrano molti giapponesi».

Cosa si trova in questo tipo di albergo?
«Lo stile di vita di un borgo, uno stile relazionale e conviviale. E la possibilità di vivere in mezzo agli abitanti, di fare parte per qualche tempo di una comunità viva».

Da quando ha il ruolo di presidente? Cosa rappresenta questo incarico?
«Io ho fondato l’Associazione 15 anni fa, per valorizzare e difendere il marchio dell’AD, e da allora ne sono Presidente. Un lavoro non facile perché molti gruppi di pressione preferirebbero che il turismo in Italia si sviluppasse secondo le logiche del passato, quelle delle colate di cemento».

Dove sono più diffusi? 
«In Sardegna e nelle regioni del Centro-Sud del Paese».                                                               
 

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