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La commedia dei social

Perché sentiamo la necessità di postare tutto quello che facciamo mentre lo ‘viviamo’?

Gio 20 Giu 2019 | di Angela Iantosca | Editoriale

Perché sentiamo la necessità di racontare quello che facciamo, i concerti, le feste, il nostro dolore o le nostre gioie sulla rete? Di affidare la nostra vita ad amici virtuali, che a volte sono reali e con i quali, quindi, potremmo confrontarci privatamente? Perché dobbiamo sfogare i nostri rancori, emettere sentenze, confidando nel plauso superficiale di chi non conosce le reali vicende che hanno provocato quello sfogo? 
Sembra che il social sia diventato l’unico modo attraverso il quale parlare agli altri. Anche se forse è quello il modo attraverso il quale stiamo perdendo la capacità di parlare veramente... 
Perché, se comunico usando un filtro che è lo schermo, sarò capace di esprimere le mie emozioni senza quello schermo? E soprattutto comunicherò la verità?
Ci penso spesso ad uscire dai social, ma poi non lo faccio perché lo uso per lavoro e, ammettiamolo, è comodo raggiungere persone lontane e informarle sulle nostre attività. Ma rimane il fatto che il modo in cui viene usata la rete in genere non mi piace: perché è una vetrina di intimità, è il nostro diario segreto, ma ripulito per essere presentato con il suo abito migliore. 
Pensate a quando non c’era. Era come se tutto fosse più profondo, più vero, più ‘conquistato’. Mi spiego: per sapere come stesse una persona, la chiamavi, non stavi sul suo profilo a spiare le sue foto ritoccate. Ti godevi quel momento, la condivisione vera, ti godevi i pranzi in famiglia senza la necessità di dover continuamente fare un video per fare vedere cosa stai mangiando e farlo sapere a tutti, condividendo in tempo reale un concerto (che poi nella realtà non stai guardando perché lo stai riprendendo), un matrimonio, una cena romantica (che ti perdi perché devi fotografare quella prelibatezza che ti è stata servita e che devi mostrare a tutti, fremendo per verificare quanti like otterrà quello scatto). 

Ma c'è un'altra cosa a cui penso sempre: quanto di quell'amore, di quei baci, di quelle amicizie, di quei “ti adoro”, di quei rapporti familiari idilliaci, di quella fierezza dei genitori che viene spiattellata in rete corrisponde alla verità? Quante di quelle poesie, di quelle immagini di armonia corrispondono alla natura delle persone che scrivono? Quante coppie conoscete che sono in crisi totale, ma che in occasione del proprio anniversario non vedono l'ora di dichiarare al mondo il loro eterno amore? Non vi sembra a volte che sia tutta una grande commedia?

 


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