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Con Francesco siamo rinati

Pochi soldi e già 2 figlie. Aborto? No, l'ho accolto: adesso mi sento una donna appagata e serena, quasi avessi vinto la battaglia fondamentale della vita

Gio 20 Giu 2019 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Da quando mio marito aveva perso il lavoro erano iniziati i nostri problemi. Lui era sempre nervoso e scaricava all’interno della famiglia la sua rabbia. A volte beveva e questo mi spaventava.
Lavorava solo a giornata e non portava a casa molto, io facevo solo qualche ora di pulizia. Avevamo due femmine, di 7 e 3 anni, tanto desiderate. Erano la mia consolazione e preoccupazione allo stesso tempo, perché a volte i soldi a casa mancavano, non si riusciva a pagare le bollette, ad arrivare a fine mese. Avevamo accumulato tanti debiti e spesso ci aiutava una sorella. Quando si dice “piove sul bagnato”… 
Scopro così di essere incinta: uno dei momenti più brutti della mia vita. Non potevamo permetterci un altro figlio e mi si stringeva il cuore all’idea di rifiutarlo. Sapevo che mio marito mi avrebbe detto di abortire e così è stato. 
Quella mattina mentre andavo dall’assistente sociale mi sentivo triste e sconfitta. Prima non riuscivo ad avere figli e adesso? Mi si leggeva in faccia come stavo. Così, quando le spiegai i motivi che mi spingevano all’aborto, lei capì che se avessi trovato un aiuto avrei tenuto il bambino. Così prima di prendere una decisione definitiva mi invitò a rivolgermi ad un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita, che aiuta mamme in difficoltà come me. 
Iniziò a schiarirsi un po’ quel buio che avevo dentro. Senza dire niente a mio marito - perché tanto sapevo che me lo avrebbe impedito – andai a parlare con loro. Subito, la sensazione di essere approdata in un porto sicuro. 
Bastò poco per farmi decidere di tenere il bambino: la promessa del loro sostegno e dell’aiuto economico per 18 mesi del Progetto Gemma, come avevano fatto già con tante atre mamme. Tornai a casa aggrappata a quella promessa. Mio marito era sfiduciato e non ci credeva, ma alla fine lo convinsi a parlare almeno per telefono con loro, che gli confermarono tutto. Nacque così Francesco, quasi fosse il nostro premio. Da allora è passato qualche anno e se mi guardo indietro penso che “Qualcuno” ha guidato la nostra vita perché  le cose, un po’ per volta hanno cominciato a sistemarsi. 
Prima la casa nuova e i miei documenti; poi mio marito che trova lavoro in regola. 
Adesso mi sento una donna appagata e serena, quasi avessi vinto la battaglia fondamentale della vita.                                                                

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