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Eva Longoria: Ora comando io!

Eva Longoria è un concentrato di energia: l’ex casalinga disperata sta per tornare con nuovi progetti e la voglia di cambiare il mondo. Per suo figlio

Gio 20 Giu 2019 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 9

Capelli raccolti, trucco leggero, top bianco: l’immagine di Eva Longoria oggi è l’opposto di quello dell’appariscente Gabrielle in “Desperate Housewives”. Di strada ne ha fatta davvero tanta e non ha intenzione di arretrare davanti a niente e a nessuno. È una delle promotrici del Time’s Up, ha sostenuto Barack Obama durante le elezioni alla presidenza e si occupa di ogni genere di attività di beneficienza per rendere il mondo un posto migliore. O almeno così ha raccontato al talk di Women in motion, gli appuntamenti organizzati dall’amica Salma Hayek con Kering durante il Festival di Cannes. 

Prima di parlare di cos’ha raggiunto oggi, vale la pena ricordare come tutto è davvero cominciato, con la sua casalinga disperata. Cosa ricorda di quell’epoca?
«All’inizio ero convinta che mi sarebbe piaciuto interpretare Edie invece di Gabrielle, perché più divertente, ora invece ho cambiato idea. Ci sono voluti tre anni prima che mi rendessi conto del successo, comunque, e vivevo in un frullatore, in settimana giravo e nel weekend scattavo servizi fotografici, non avevo neppure il tempo per una visita dal dottore. Appena è finita “Desperate Housewives” mi sono sentita come un uccello libero, ma anche molto triste. Per l’ultima scena abbiamo pianto, ma anche riso moltissimo». 

Un cast al femminile all’epoca è stata una bella scommessa.
«Io ero la novellina del gruppo, le altre erano tutte attrici conosciute e di successo (Felicity Huffman, Teri Hatcher, Marcia Cross - ndr), professioniste generose che mi hanno preso subito sotto la loro ala protettrice, insegnandomi tanto non solo del set, ma anche della vita». 

La gratitudine verso questa opportunità a Hollywood l’ha portata ad impegnarsi nel sociale?
«Assolutamente. Mi occupo di borse di studio per ragazze meritevoli, di piccole imprese al femminile, di bambini e di politica. È il mio modo per dare un contributo. Ho sempre avuto questo slancio, ma ora che sono mamma è diventata un’urgenza, una priorità: voglio lasciare a mio figlio un mondo migliore di quello in cui viviamo ora».

Quando ha deciso di darsi alla politica?
«Già a 17 anni ho fatto volontariato per le varie campagne e, da Clinton a Obama, non mi sono mai tirata indietro, facendo di tutto, dal volantinaggio porta a porta alla registrazione dei voti». 

Ha iniziato a parlare di uguaglianza di genere prima dell’ondata del #metoo, in pratica è una pioniera.
«Ho sempre creduto in un principio semplicissimo: se un uomo e una donna fanno lo stesso lavoro meritano lo stesso trattamento economico e un identico accesso all’istruzione. Da ragazza latina avevo bisogno di vedermi rappresentata, di trovare qualcuno che desse voce alle mie idee e bisogni. La popolazione sudamericana è il 60% di quella statunitense, eppure è solo il 10% della rappresentazione in tv. L’unico modo per cambiare le cose è andare dietro la macchina da presa e prendere le decisioni».

Ricorda quando ha davvero pensato: “Ce l’ho fatta?”.
«Quando ci ha telefonato Oprah per i complimenti. E pensare che abbiamo girato il primo episodio di “Desperate Housewives” alle quattro di mattina con un freddo incredibile, sperando con tutto il cuore che almeno la rete avrebbe ordinato 13 episodi e invece, dopo tutti questi anni, siamo ancora qui a parlarne».

Lei è tra le artiste promotrici del Time’s Up. Cosa fa nel concreto per cambiare la mentalità a Hollywood?
«Otto dei dieci professionisti di cui mi circondo nella mia casa di produzione sono donne. In un showbusiness guidato da maschi bianchi secondo me non bisogna educarli al cambiamento, ma prendere direttamente il loro posto. Che è quello che faccio, come boss di me stessa: prendo io le decisioni in modo da fare davvero la differenza. C’è molta strada ancora da fare: questi movimenti promuovono un ambiente di lavoro più sicuro, ma bisogna portare la rivoluzione al livello successivo, quello politico e decisionale». 

In che modo?
«Dando alla gente le informazioni di cui ha bisogno, gli strumenti per capire la realtà senza influenzare il voto, ma mostrando i diversi programmi dei candidati e sottolineando eventuali politiche sessiste o razziste. Guarda cosa sta succedendo nel mondo: un’ondata d’intolleranza si sta alzando dagli Stati Uniti per propagarsi ai quattro angoli della terra e riguarda razza, religione e genere. Va contrastata con valori di accoglienza e di solidarietà».

Che consigli dà alle giovani generazioni in cerca di modelli?
«Quando una bambina o una ragazza mi si avvicina, chiedendomi come si diventa famose, rispondo: “Cura il cancro o fai l’astronauta”. Il successo non può essere un obiettivo». 

 



 

Per sempre “casalinga disperata”

Eva Jacqueline Longoria, classe ’75, ha mille progetti in ballo: dirigerà Kerry Washington nella commedia “24-7”, sarà nel cast del live action “Dora e la città perduta” e produce il remake della serie “Grand Hotel”, in arrivo su FoxLife. Nel frattempo al Festival di Cannes ha organizzato il debutto del red carpet del suo primogenito, il piccolo Santiago, di dieci mesi, nato dal matrimonio con il produttore Pepe Baston. All’evento Women in motion di Kering alla Croisette ha raccontato il suo impegno come attivista, ricordando i tempi di “Desperate Housewives”, che le hanno regalato il successo planetario. Ha ricevuto ogni genere di riconoscimento, compreso quello al Festival della TV di Monte-Carlo, che l’ha omaggiata nei panni dell’eccentrica Gabrielle. Di origini messicane, ha iniziato a lavorare come modella e poi attrice di soap opera, ma mai avrebbe immaginato una stella nella Walk of Fame né la linea di abbigliamento lanciato di recente. Iperattiva e volitiva, non accetta mai un no come risposta. 

 


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