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Catena di incidenti nucleari

Da maggio a luglio, fughe radioattive e flop atomici ovunque

Ven 01 Ago 2008 | di Francesco Buda | Energia

Sono tenuti nascosti, meno se ne parla e meglio è. Gli “inciampi” nucleari in due mesi si sono susseguiti a catena in un paio di mesi in varie parti del mondo, di cui quattro in meno di 72 ore nella sola Spagna. Ecco quelli che non si è potuto fare a meno di rivelare.
Il più recente è del 18 luglio in Francia, a 125 km dal confine con l’Italia, nella fabbrica di combustibile nucleare a Romans-sur-Isere: fuoriescono quantità imprecisate di uranio ed acque radioattive. Poco prima, sempre in Francia e a 160 km dall’Italia, altra perdita: il 7 luglio nella centrale nucleare di Tricastin 30.000 litri di acqua all’uranio riversati a terra da una cisterna colabrodo. Il liquido radioattivo raggiunge i fiumi contaminando l’incantevole zona della Provenza. L’Autorità francese per la sicurezza nucleare parla di “gravi irregolarità” nella tenuta dell’impianto. Questi due sono solo gli ultimi e più vicini a noi della lunga serie di nuovi eventi pericolosi presso impianti nucleari in poco tempo. Vediamoli.
La Cina ormai è sinonimo di Olimpiadi e sul podio degli incidenti nucleari è sul gradino più alto a causa del tremendo terremoto che il 12 maggio ha sconvolto la regione del Sichuan, dove sorgono molte centrali atomiche, di cui almeno cinque vicino l'epicentro del sisma.
Gli esperti cinesi dicono che le centrali atomiche colpite sono sotto controllo, ma resta la preoccupazione tra i loro colleghi stranieri.
Nella città di Miangyang, c'è infatti il quartier generale dell'esercito cinese, dove si progettano le armi nucleari, giusto giusto nell'area più colpita dal violento terremoto che ha fatto almeno 60.000 vittime e devastato la regione.
Sempre in quella zona c'è il reattore dove la Cina produce il plutonio per le testate atomiche. Le autorità di Pechino dicono che i siti radioattivi rimasti sepolti dopo il terremoto sono 32, poi si corregge e dicono 50. Di fatto, le reali proporzioni del disastro non si sanno.

Il 21 maggio ad Oskarshamn, in Svezia, arrestano due operai con materiale esplosivo sospettati di voler sabotare il locale sito nucleare. Nella stessa centrale, a luglio 2006, un corto circuito bloccò due dei quattro generatori di riserva.

Il 28 maggio scorso altro mistero in Inghilterra: blackout alla centrale di Sizewell. Ignoti i veri motivi per cui si sono spenti i reattori. La fine della primavera nell'Est europeo è agghiacciante: il 4 giugno, fuoriesce liquido radioattivo dal sistema di raffreddamento della centrale di Krsko, in Slovenia, a 130 km da Trieste. Le autorità minimizzano. Due giorni dopo, in Ucraina, alla centrale di Rivna si perdono 13.000 litri di acqua radioattiva. Minimizzano. Il 14 giugno il Giappone trema: un violento terremoto colpisce la zona di Fukushima. Là c’è la centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più potente al mondo (8.000 megawatt e 7 reattori). Pure qui stessa storia: fuoriesce acqua radioattiva, ma gestori dell'impianto e autorità dicono che è tutto a posto. La centrale era ferma dall'estate 2007 a seguito di un sisma.

E arriva l’estate atomica 2008. Tra 28 giugno e 1 luglio, in Spagna, è una vera corrida: quattro degli otto reattori iberici registrano disfunzioni in meno di 72 ore. Già a novembre 2007 alla centrale spagnola di Ascó si verificò una fuga radioattiva dal sistema di ventilazione durante il ricambio del combustibile. Nascosta per 4 mesi, la notizia è "fuoriuscita" solo ad aprile scorso. Il vicedirettore della protezione radiologica al Csn, Manuel Rodriguez, ha affermato che la fuga «è stata 100 volte superiore a quanto la centrale ha dichiarato». In Corea del Sud, il 3 luglio, un reattore nucleare della centrale di Ul-jin si blocca all’improvviso. Colpa della mancanza d’acqua al generatore di vaporeper motivi sconosicuti, dice il gestore dell’impianto.

NUCLEARE IN ITALIA? UN BIDONE
Il Wall Street Journal spiega perché

A parte il problema delle scorie che non si sa dove mettere, le centrali nucleari sarebbero un disastro per le tasche degli italiani. Parola dell'autorevole Wall Street Journal. Con il nucleare – dice il giornale degli uomini d'affari americani - «il Governo italiano, il cui debito pubblico di 1.624 miliardi di euro è già il terzo al mondo, sembra ansioso di andare ancora più a fondo. [...] Berlusconi ha promesso centrali nucelari che non saranno mai costruite». I motivi? «Esplosivi costi di costruzione; tempi di costruzione previsti da uno a due decenni; nessuna comunità italiana è disposta a vedere un reattore nucleare nelle vicinanze. Queste ostinate proiezioni antinucleari provengono dai Verdi? No, al contrario. L'ultima stima industriale che proviene da E.On., gigante tedesco dell'energia che lavora su una grande centrale nucleare in Finlandia, pone il costo di costruzione a 6 miliardi di euro per impianto. Che è il costo di costruzione di un moderno impianto a gas che fornisce la stessa quantità di energia», spiega il prestigioso giornale economico, precisando che «questi numeri riguardano esclusivamente la costruzione dell'impianto, non la gestione dei rifiuti nucleari o le spese di funzionamento». Intanto in Finlandia, una delle due sole centrali di nuova generazione in costruzione in Europa (che sarebbe il modello anche per l'Italia) vede un'emorragia finanziaria per i ritardi causati da vistosi difetti emersi in corso d'opera: i costi sono già lievitati a 4,5 milardi di euro rispetto ai 3 preventivati. Stessa sorte rischia l’altro dei due nuovi reattori europei in costruzione in Francia: hanno dovuto bloccare i lavori per gravi anomalie. Rischio che si abbatterebbe anche sulle tasche degli italiani, visto che Enel, posseduta anche dal nostro Governo, detiene il 12.5% del progetto bloccato in Francia.

L’AMERICA RIFIUTA LE SCORIE MADE IN ITALY
20.000 tonnellate di nostri rifiuti nucleari in usa?

Non si sa come e dove sistemare i rifiuti radioattivi, in Italia come nel resto del mondo. Da noi i depositi "provvisori" sono al limite e allora c'è chi pensa di continuare ad esportarli.
E si sogna l'America: smaltire nel lontano West le nostre scorie nucleari. Ma scoppia un caso internazionale: al grido di "non saremo la vostra pattumiera nucleare", cittadini e deputati degli Stati Uniti hanno levato gli scudi contro la radioattività made in Italy. Un putiferio per scongiurare l’ipotesi di ritrovarsi in casa 20.000 tonnellate di nostri rifiuti nucleari. Questo è il fardello che la Sogin - società del Ministero del Tesoro incaricata di smantellare gli impianti nucleari italiani – vuole esportare in Usa attraverso l'americana Energy Solutions. Laggiù la ditta a stelle e strisce, specializzata nello smaltimento di questi materiali, dice che gran parte verrà incenerita o riciclata per l'industria edile del Giappone. Una piccola parte, l'8%, finirebbe invece nel gigantesco deposito sotterraneo di Clive, nel deserto dello Utah, attraversando gli Stati del Missouri, Kansas e Colorado percorrendo 2.500 chilometri su camion. L'affare ammonterebbe a "diverse decine di milioni di euro" (come rivelato da fonti Sogin al settimanale L'Espresso) caricate poi sulle nostre bollette elettriche. Ma il business radioattivo non è affatto piaciuto al Presidente della Commissione parlamentare per la scienza e la tecnologia degli Usa, il deputato Bart Gordon, che ha proposto al Congresso una legge per vietare l'importazione di scorie straniere. In pochi giorni altri 25 parlamentari si sono detti pronti a sottoscrivere la legge. Se verrà approvata, l'unica salvezza per il piano Sogin sarebbe l'intervento della Casa Bianca, magari con un veto personale del Presidente degli Stati Uniti per bloccare la legge. Un bel conflitto interno, insomma, per Bush o per il suo successore che sarà eletto a novembre. Intanto monta la protesta in vari Stati americani, già oltremodo gravati dal macigno dei rifiuti delle loro 104 centrali nucleari, mentre i lavori per il mega-deposito di Yucca Mountain continuano a slittare nel tempo.

Stesso problema ovunque sul pianeta Terra: nessun Paese ha attivato un cimitero definitivo per le scorie ad alta radioattività, cioè con radiazioni che durano fino a 250.000 anni.

 


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