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50 anni sulla Luna

La dura preparazione, lo studio, le ‘fatiche’ fisiche, ma anche i vantaggi tecnologici dei viaggi nello spazio, in attesa della conquista di Marte

Gio 20 Giu 2019 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

Li riesco quasi ad immaginare, quel 20 luglio del 1969. La tv accesa con la telecronaca di quanto stava accadendo e la testa fuori dalla finestra rivolta all’insù, verso quel faro nel cielo che fino a quel momento nessuno aveva osato violare. Sono passati cinquant’anni ed oggi si torna a parlare di viaggio sulla Luna. 
«La verità è che siamo andati sulla Luna per un brevissimo lasso di tempo - mi spiega Umberto Guidoni, astronauta, astrofisico e scrittore italiano -: dal 1969 al 1972, ci sono state sei missioni e solo dodici uomini hanno toccato la superficie lunare, portando indietro un poco di rocce e lasciando qualche esperimento. Conosciamo qualcosa, ma ancora molto c’è da imparare. Questa volta, poi, non abbiamo il pungolo di arrivare per primi e possiamo costruire una base vicino alla Luna, dove gli astronauti possono vivere, in modo da poter esplorare la superficie con robot e sonde; si potrebbe costruire una base al Polo Sud, dove c’è il ghiaccio che è molto utile per la base lunare, perché offre acqua e ossigeno con i quali si può realizzare il carburante».
 
Andare sulla Luna non è stato un po’ spoetizzante?
«Non ha tolto poesia, ma ha aumentato il desiderio di andarci. Grazie a quei viaggi, si conoscono le sue bellezze e le difficoltà… e in futuro potranno andarci molte più persone di quei fortunati dodici che l’hanno toccata».
 
Lei è andato più volte nello spazio, ma quando è nato questo suo desiderio?
«Era il mio sogno di bambino alimentato dai racconti di fantascienza. Poi, quando sono cresciuto, ho capito che poteva essere un sogno irrealizzabile, perché non era così semplice e, allora, prima ho studiato da astrofisico, poi ho ripreso quel sogno nel cassetto, ma continuando a pensare che non mi avrebbero mai preso». 
 
E, invece, poi nello spazio è andato! Cosa ha trovato di quel sogno di bambino?
«Lo spazio è davvero un’esperienza incredibile dal punto di vista fisico. Vivere senza il fardello del peso, ti rende possibile muoverti in tutte le direzioni… Quando sei sulla Terra, se devi salire, è complicato, hai bisogno di scale e ascensori. Nello spazio le tue possibilità si espandono e vivi la terza dimensione. E poi è meraviglioso guardare il pianeta da cui sei partito ed è bellissimo visto dallo spazio, in un giro che dura 90 minuti; è straordinario vedere tutti i colori che ci sono e anche le cicatrici che noi umani abbiamo provocato, come gli incendi, la deforestazione, l’inquinamento. Andare nello spazio ti fa capire meglio, ti fa cambiare le prospettive, ti fa sentire cittadino del mondo, senza frontiere».
 
Una passione la sua che prova anche a trasmettere ai giovani, come fa nell’ultimo libro, “Guida per giovani astronauti” (Electa Kids). 
«Ho scritto questo nuovo libro perché siamo di fronte a una nuova avventura spaziale, dopo le missioni lunari che hanno segnato la storia. Sono passati 50 anni e ora si torna a parlare di esplorazione della Luna e di Marte. Un’intera generazione, quindi, potrebbe diventare protagonista dei prossimi decenni. Quando si andò sulla Luna la prima volta, io avevo l’età dei ragazzi ai quali mi rivolgo con il libro: allora io ero troppo giovane per la Luna e ora sono troppo in là con gli anni per Marte. Era un sogno la Luna per molti e Marte anche. Spero che loro possano realizzarlo, sia partecipando alle missioni sia da cittadini privati, magari da turisti dello spazio. A loro, quindi, racconto la mia esperienza e racconto pericoli e bellezze dello spazio… guardando al domani, di cui loro spero saranno i protagonisti».
 
Come sono i ragazzi che incontra?
«Rispetto a quando ero bambino io, i ragazzi delle elementari e delle medie sono meno entusiasti sulle tematiche dello spazio, perché per me era inarrivabile, per loro è già una realtà. Quando ci fu il primo allunaggio, tutto il mondo si fermò. La stessa cosa sono sicuro accadrà quando andremo su Marte!».
 
Cosa richiede un viaggio nello spazio?
«Una preparazione di molti anni, perché i veicoli hanno ancora un certo livello di complessità: sicuramente nel futuro sarà meno pericoloso e l’addestramento sarà più breve. Inoltre, richiede condizioni fisiche perfette, perché vivere nello spazio modifica il corpo umano. L’assenza di peso è una cosa che crea problemi di adattamento, perché il corpo vive in una situazione che non ha mai visto prima».
 
Che ruolo ha l’Italia nello scacchiere internazionale?
«Ha alcune tradizioni nel campo spaziale: per esempio siamo stati i primi a mettere in orbita i satelliti. Poi, abbiamo avuto alti e bassi, ma negli ultimi venti anni c’è stata una ripresa della tecnologia e ora siamo al livello della Germania e della Francia, partecipiamo a programmi internazionali, ora anche con i cinesi. Sicuramente un po’ di lavoro c’è da fare per mantenere queste posizioni».
 
Andare nello spazio è costoso. Ma serve.
«È costoso, perché ci sono aspetti che riguardano la sicurezza e le tecnologie. Ma le tecnologie che si sviluppano poi vengono usate sulla Terra».
 
Facciamo degli esempi?
«I pannelli solari si sono sperimentati la prima volta nello spazio. Altro esempio: 50 anni fa, i calcolatori erano enormi, ma era necessario ridurli per farli entrare in una capsula per tre persone. Da lì è cominciato il processo che ha portato ai nostri computer».
 
Si ricorda la prima volta che è tornato dallo spazio?
«Impossibile dimenticarla! La prima volta che sono tornato avevo la sensazione di essere atterrato sul pianeta sbagliato, perché sentire il peso sul proprio corpo non si riesce a sopportare. I muscoli si indeboliscono nello spazio. Quando ti provi ad alzare, lo riesci a fare a fatica. E pensa che io sono stato due settimane nello spazio e al rientro riuscivo a malapena a camminare. Chi rimane per sei mesi, all’arrivo, viene portato direttamente in ospedale, per le attività di recupero che durano alcune settimane. C’è un’altra cosa che noti tantissimo, quando rientri: gli odori. Dopo che sei stato all’interno di un ambiente artificiale, dove gli odori sono filtrati, dove c’è l’odore del metallo e del grasso che serve per i sistemi, è fortissimo l’odore dell’aria, il profumo del mare, che è la prima cosa che senti, perché la base del Kannedy è sulla costa dell’Oceano… poi senti l’odore dell’erba e naturalemente il sapore del cibo, perché diciamo che il cibo spaziale non è il massimo!».
 
Psicologicamente siete supportati?
«Abbiamo il supporto di un medico che tiene i rapporti con l’equipaggio e mantiene la relazione con la famiglia».
 
Cosa avrebbe voluto fare?
«Avrei voluto mettere piede su Marte…».
 
Perché si torna sulla Luna e si va su Marte? 
«La Luna sarà una base, come quelle che abbiamo in Antartide: si andranno ad estrarre materie prime, ma si potrà fare anche la luna di miele! Ma poiché le temperature sulla Luna sono proibitive - si va dai duecento gradi sotto ai duecento sopra lo zero - tra cento anni si andrà a vivere su Marte, dove ci sono le stagioni e si va dai meno cinquanta agli zero gradi. Poi, aumentando l’atmosfera e creando vegetazioni, si troverà un ambiente accogliente e una città. Abbiamo già la bandiera che sarà rossa, verde e blu...».
 
Cosa rappresentano i tre colori? 
«Le tre fasi dell’evoluzione di Marte: ora è rosso, diventerà verde e poi blu quando porteremo l’acqua… l’idea è di terraformare Marte».
 
Quindi faremo su Marte quello che stiamo facendo sulla Terra? 
«Credo che, se ci fossero i marziani, sarebbe da porre questo problema, ma non essendoci marziani che possono reclamare qualcosa, abbiamo la possibilità di farlo… sul come va fatto...».
 
Sentiamo Greta? 
«… (Ride – ndr) Diciamo che rappresenterebbe una possibilità per ridurre l’impronta umana sul pianeta che è arrivata a sette miliardi di persone solo nell’arco della mia vita».                  


LA “GUIDA PER GIOVANI ASTRONAUTI”

Umberto Guidoni ne “La guida per giovani astronauti”, pubblicata il 30 aprile per Mondadori Electa –  Electa Kids, ci conduce in un affascinante viaggio nello spazio, attraverso una missione lunga cinquanta tappe. Un percorso avventuroso attraverso la Luna, Marte, l’orbita terrestre, per capire cosa si prova a essere un astronauta, per scoprire tutti i segreti del cosmo e per conoscere quali sono stati i grandi esploratori dell’universo. Le tavole sono di Giuseppe Orlando. 

 


Il primo in Europa

Umberto Guidoni è un astronauta, astrofisico e scrittore italiano. Ha partecipato a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle. Nel 2001 è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale.

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