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Cina: Il Sacro Nord

Verso il Tibet, a sud della Mongolia e del deserto del Gobi, in viaggio nei luoghi dell’anima, tra monaci buddisti, comunità islamiche e tesori dell’archeologia religiosa d’Oriente

Gio 20 Giu 2019 | di Testo e foto di Massimiliano Rella | Mondo
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Nell’aria mattutina si levano esili i fumi odorosi della resina dei rami di cipresso, bruciati dai fedeli davanti alla pagoda, secondo il rituale tibetano. Altri credenti s’avvicinano in raccoglimento ai “mulini di preghiera” e, camminando in fila sotto un lungo porticato, li spingono con delicatezza per farli girare come trottole, lentamente, con devozione. I monaci avvolti dalle tonache rosso-carminio passeggiano tra i fedeli; che sono invece vestiti di colorati abiti tradizionali. Pochi gli occidentali che incontriamo in questo luogo dell’anima, ancora incontaminato dai gruppi di turisti rumorosi e invadenti. 
Ci troviamo alla periferia della Cina nel villaggio-monastero di Labrang, nel cosiddetto “piccolo Tibet”, provincia nord-occidentale del Gansu. Sono tante le curiosità di questo villaggio abitato da 3mila monaci, le cui alte mura delimitano una superficie di 30mila mq e custodiscono la grande Stupa per la conservazione delle reliquie, la pagoda del Gongtang con le ceneri dei maestri Lama, i “mulini di preghiera” con i rulli girevoli e le incisioni dei Sutra (brevi aforismi e preghiere) e altro ancora.
Quello di Labrang (casa del Buddha vivente) è tra i monasteri tibetani più importanti e ortodossi, in un territorio, la provincia del Gansu, che lambisce tre altopiani - mongolico, tibetano e del Loess – tra i 1.000 e i 1.900 metri sul livello del mare, in un’area in prevalenza desertica, anche se attraversata dal fiume Giallo (Huàng Hé); tra i principali corsi d’acqua della Cina, il fiume Giallo si allunga fino a Lanzhou, il capoluogo di provincia. 
Un villaggio una scuola
Fondato nel 1709 il monastero di Labrang dista da Lanzhou 250 km, tre ore e mezza d’auto, qualcosa meno seguendo un tratto autostradale da Lin Xia. «Oltre a essere un luogo di culto, con il più alto numero di monaci buddisti fuori del Tibet, il villaggio ospita la più importante accademia di studi tibetani, un’istituzione che per la qualità della formazione si può considerare di livello universitario – ci racconta la guida Li Ming, esperto di cultura cinese -. Qui i giovani monaci studiano medicina tibetana, tramandata oralmente con ripetizioni mnemoniche, un corso di studi impegnativo e lungo che mette a dura prova non solo la memoria: per diventare medico di medicina tibetana bisogna studiare e fare 15 anni d’apprendistato». 
Nel monastero si praticano la ricerca e le applicazioni di erbe locali e completano l’offerta formativa i corsi d’astronomia, esoterismo ed exoterismo, cioè quelle conoscenze aperte a tutti e non riservate a pochi iniziati. La prima disciplina è insegnata individualmente dal maestro allo studente; la seconda con lezioni pubbliche. 
Il villaggio-monastero ospita i “mulini di preghiera”, basse costruzioni circondate da cilindri rotanti su un asse centrale e decorati con disegni, mantra, simboli di buon auspicio e preghiere in tinte sgargianti. I mulini sono allineati in modo che i fedeli possano farli girare, camminando in fila sotto un porticato che cinge i quattro lati del basso edificio. Altri fedeli si raccolgono invece sulla cupola della pagoda Gongtang, al centro del villaggio, che conserva in una Stupa le ceneri del Gongtang Lama, uno dei due Lama del monastero di Labrang. L’altro è Jia Mu Yang Lama ed entrambi si reincarnano, secondo la credenza religiosa. Altri ancora, fuori della pagoda, bruciano rami di cipresso e grani d’orzo, semplici gesti tramandati nei secoli. Per i monaci la vita nel monastero è scandita dalla preghiera mattutina e dalle ore di studio e riposo pomeridiano. Ogni tanto incontriamo qualche monaca - sono un’ottantina – capelli rasati come un uomo, ma riconoscibili da un velo giallo. 

Le grotte di Bing Ling e le moschee di Lin Xia
Nella provincia del Gansu troviamo un altro interessante luogo di cultura buddista: un complesso monumentale di cavità artificiali e sculture in pietra che formano un tempio sul lago artificiale di Liu Gia Xia. Situato nella valle di Dasigou, il sito custodisce decine di piccole statue di Buddha e nicchie con statue più grandi, alcune a dimensione umana, altre enormi. Le grotte furono scavate per la prima volta nel 420 a.c. e gli scavi durarono un migliaio d’anni. Oggi l’area è divisa in tre parti: i templi superiore e inferiore, la zona delle grotte, la vallata. Agli occhi dei visitatori si prospetta un’impressionante concentrazione d’ambienti e simulacri: 5 pagode, 216 grotte, nicchie, celle, oltre 800 immagini sacre e un migliaio di metri quadrati di pittura murale. Il Museo raccoglie 400 reperti storici, incluso vasellame dipinto, immagini in oro e bronzo di Buddha e altre divinità, tutto di manifattura dei templi tibetani. 
La principale attrazione è la grande statua del Buddha, alta 26 metri e scolpita a rilievo nella roccia; le gambe d’argilla e stucco restaurate nel 2014. Troviamo anche statue di Bodhisattva, termine usato per indicare esseri di un livello d’illuminazione che non arriva ancora alla perfezione del buddha. Si raggiungono le Grotte di Bing Ling in 25 minuti di motoscafo dal porticciolo di Liu Gia Xia sul lago omonimo, a 100 km da Lanzhou.
Lin Xia, città di un milione di abitanti, si può considerare invece la “capitale” islamica del Gansu, con 50 moschee e, aspetto interessante, una convivenza pacifica tra sunniti e sciiti. La più antica è la moschea Da Gong Bei, edificata 600 anni fa durante la dinastia Ming. In parte distrutta con la presidenza di Mao, è stata ricostruita negli anni ‘90. 
Lin Xia dista 130 km da Lanzhou, una città “piccola” per le misure cinesi - appena 4 milioni di abitanti e per l’80% di religione islamica. Attraversata dal fiume Giallo, Lanzhou non offre particolari attrazioni turistiche se non un piacevole lungofiume e un grande ponte di ferro, conosciuto come Ponte Zhongshan, uno dei 14 in città. Misura 234 mt di lunghezza e 7,5 mt di larghezza ed è formato da sei pilastri e cinque campate di ferro. Progettato da ingegneri tedeschi nel 1907, di notte è visibilissimo grazie a una scenografica illuminazione.                                     
 

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