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La necessità dello sballo

Cresce la moda delle droghe “naturali”, le smart drugs: legali sì, sicure no!

Ven 01 Ago 2008 | di Alessandra Manni | Attualità

Una delle mode più diffuse tra giovani e meno giovani è quella di sballarsi, termine del gergo giovanile per indicare l'assunzione di sostanze stupefacenti e alte quantità di alcol per divertirsi e provare sensazioni forti.

È una piaga fin troppo conosciuta, anche per i troppi fatti di cronaca nera, che sta assumendo dati allarmanti: secondo l'ultima relazione annuale del Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze per l'anno 2007 si è riscontrato un forte aumento di consumo di cannabis e di possessori di cocaina, in prevalenza maschi, con un'età media di 26 anni.

Ma il problema è ben più profondo. Questo tipo di dipendenze derivano da una visione distorta che molti giovani, e non solo, hanno della vita: bisogna essere bulli per essere qualcuno, il rispetto per la vita degli altri e soprattutto della propria non ha più valore, e ci si sente vivi solo quando si finisce su “You Tube” e si riesce a catturare l'attenzione dell'opinione pubblica.

La cosa ancora più preoccupante è che, invece di cercare di ostacolare questa “moda della dipendenza”, da alcuni anni è stata permessa l'apertura di alcuni negozi dove lo sballo è diventato ancora più facile da trovare: sono i cosidetti smart shop. Sono negozi dove chiunque, purché maggiorenne, può comprare le smart drugs, ossia una serie di composti di origine sia naturale (vegetale) che sintetica, che promettono di aumentare le potenzialità cerebrali, la capacità di apprendimento e di memoria e le “performance” fisiche. Assicurano anche effetti psichedelici, più che altro visioni sensoriali ed allucinogene, e tutta una seria di processi mentali simili. Queste sostanze contengono vitamine, princìpi attivi di estratti vegetali, che hanno tali proprietà “sballanti”, tra cui i più diffusi sono l'efredina, la caffeina, la taurina, ma soprattutto sostanze con caratteristiche allucinogene.

Letteralmente “smart drugs” vuol dire droghe furbe ed è riferito al fatto che esse non sono sanzionate dalla legge. Questo perché non sono presenti, come tali o come princìpi attivi in esse contenuti, nelle Tabelle legislative che proibiscono l'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope.

In parole più chiare: se da una parte esiste una legge che proibisce la detenzione e lo spaccio di determinate sostanze, poiché considerate stupefacenti, dall'altra ci si trova di fronte alla possibilità di acquistare, detenere e consumare prodotti vegetali contenenti quei medesimi princìpi attivi, in quanto quelle piante (o parti di esse) non sono vietate. Proprio tali promesse fanno sì che i ragazzi siano i maggiori frequentatori di questi negozi “furbi”, a tutto vantaggio economico delle stesse attività: è stato stimato un guadagno annuale di oltre 1 miliardo di dollari. Ciò che attrae è l'occasione di potersi “divertire” a basso costo e con prodotti naturali, erboristici, dunque “innocui” rispetto alle droghe tradizionali. Ma naturale non vuol dire innocuo! Bisogna stare molto attenti a queste sostanze nella stessa maniera in cui ci si comporta con le droghe pesanti! Il pericolo sta nella facilità con la quale giovani e meno giovani possono entrare in contatto con sostanze potenzialmente molto pericolose e soprattutto sulla poca informazione dei loro possibili effetti. La moda dello sballo vede come apice del divertimento i cosidetti cocktail, ossia la combinazione di diversi prodotti, manipolati per giovani alla ricerca di sensazioni forti.

La maggior parte delle sostanze vendute negli smart shop ancora non sono state oggetto di studi approfonditi, ma vengono comunque vendute senza tanti problemi. Un esempio ci è dato dal caso della Salvia Divinorum, venduta un tempo negli smart shop come “profumatore ambientale” o come “semi da collezione”, ma nello stesso tempo ha delle possibili proprietà stupefacenti molto forti: se fumata o masticata, ha effetti allucinogeni simili all'LSD, la tremenda droga chimica in voga negli anni ’70. Proprio il forte incremento dell'uso di questa Salvia ha portato a compiere degli studi approfonditi sui suoi effetti psicoattivi e allucinogeni, tanto che nel 2005 le autorità italiane competenti hanno deciso di toglierla dal mercato ed inserirla, insieme al suo principio attivo Salvinorina A, nell'elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope.

Quello che manca è una corretta informazione ed è difficile pensare che possa arrivare dai commessi dei vari negozi o dai siti di commercio via internet volti alla vendita di questi prodotti, dove la comunicazione è ancora più impersonale e veloce (se non proprio inesistente).

Per questo motivo l'ISS (l'Istituto Superiore della Sanità) ha messo a punto il primo manuale specifico che classifica le 25 smart drugs più pericolose, analizzandone la specie, il principio attivo, la provenienza geografica e le proprietà (vedi www.iss.it “Smart drugs” - Dipartimento del farmaco – Osservatorio Fumo Alcol e Droga – Istituto Superiore di Sanità).

Si legge nell'introduzione di questo manuale: “Non si vuole agire come censori e vietare l'uso di qualunque prodotto erboristico dotato di qualsivoglia proprietà farmacologica. (...) L'obiettivo deve essere altro, e cioè rendere consapevoli gli individui che non esiste il concetto di prodotto sicuro perché naturale!”.

 


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