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Da Palermo a New York in gommone

Sergio Davì da dieci anni attraversa mari ed oceani a bordo di un gommone. Il 21 giugno è partito da Palermo per arrivare a New York, portando la fiaccola della pace

Gio 20 Giu 2019 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 12

Si può studiare tutta la vita il mare, prevederne i movimenti, anticiparne le mosse, conoscerne le correnti, ma non lo si conoscerà mai veramente. È come una donna il mare, imperscrutabile, misterioso, insidioso e avvolgente. Mutevole e dalle mille sfumature. Ad ogni latitudine ha un colore e un odore diverso, in ogni sua parte sa raccontare storie diverse e sorprendere con i suoi doni inaspettati. Per questo chi lo ama non ne sa fare a meno, come Sergio Davì, che da dieci anni ha deciso di attraversarlo a bordo di un gommone e tutto per una scommessa.
Lo scorso 21 giugno è partito da Palermo per raggiungere New York. Ma sino ad ora sono molte le avventure che ha compiuto, a cominciare da una Palermo-Amsterdam, d'inverno.
«Fu una scommessa giocata con il proprietario del cantiere in cui era stato realizzato il gommone, adatto per un gita estiva fino a Mondello. È stata dura. Ma ci siamo riusciti! Solo dopo mi inventai la traversata dell’Oceano Atlantico, sempre con un’altra persona, per andare a Rio de Janeiro. Al primo tentativo ebbi un incendio a bordo. Era marzo 2015. Ho dovuto far rientrare il gommone, e ricominciare daccapo. Sono ripartito dopo due anni, inventandomi un viaggio diverso. Perché sono convinto che è tutto scritto nella vita. Evidentemente non dovevo andare in Brasile in quel momento».
 
Quale altra destinazione hai dunque scelto?
«Sempre il Brasile, ma Recife. In quel caso avevo fatto una scommessa sui consumi: sostenevo che sarei arrivato risparmiando. E così è stato».
 
Sull’uso del carburante incide il tempo che trovi?
«Certamente, ma il mare va a latitudini. A queste latitudini, anche il mare peggiore è già quasi scritto». 
 
Non nel caso dell'impresa che è cominciata il 21 giugno.
«Quella nuova per NewYork è una nuova scommessa, perché lì siamo su latitudini diverse, dove c’è l’imprevisto, legato ai ghiacciai, alle temperature». 
 
Qual è la novità di questa avventura?
«Le altre volte ho sempre avuto un ospite a bordo. Questa volta ho ospiti diversi che salgono lungo il percorso».
 
Il percorso è complesso?
«Andrò lungo terre incontaminate e fredde. Arriverò in Irlanda, Islanda e Groenlandia. Dopo farò atterraggio nei territori del labrador e del terranova del Canada, zone che non hanno più di 400 abitanti. Passerò vicino all’isola dell’orso che proverò ad evitare… anche se di solito, durante i viaggi, perdo 15 kg e dovrei essere meno appetitoso per loro. Ma proprio per esorcizzare tutto questo ho una mascotte che è un orso che si chiama Nautilus esploratore».
 
Parliamo del mezzo.
«È un gommone di serie, c’è una cameretta piccola, che si chiama tuga, della quale ho sigillato la porta per sicurezza. Io ci entro attraverso un oblò. Anche se in alcuni posti conto di andare in albergo, dove ci ospitano. Anche perché questa volta facciamo anche un documentario dei luoghi e dei posti (Sergio Davì è stato ospite del Tg2 Storie, di Alle Falde del kilimagiaro e di Linea Blu - ndr)». 
 
Quanto dura il viaggio?
«Faccio circa 15 tappe, per un percorso di due mesi». 
 
Ma prima di tutto questo cosa facevi?
«Ho sempre avuto la passione per il mare, ma mi occupavo di musica e poi di rappresentanza. I problemi legati alla crisi mi hanno portato ad inventare questo lavoro nel 2009. Mi venne in mente perché io faccio lo skipper. Un imprenditore olandese che avevo a bordo mi chiese se sapevo andare in gommone ad Amsterdam. Mi mise questa pulce in testa e da lì mi buttai a capofitto nella realizzazione di questa idea. Sempre con i piedi per terra. Non mi piace essere sprovveduto. Le cose nella vita già possono capitare e non possono capitare per una tua superficialità».
 
Quanto impieghi a realizzare un progetto?
«Impiego da un anno a due anni e mezzo a realizzare questa idea. In questo periodo preparo il viaggio, vedo la fattibilità, cerco gli sponsor, sia chi mi dà un supporto economico che tecnico. Per esempio, da anni sono uomo immagine Suzuki Marina che mi fornisce i motori!».
 
Preparazione fisica?
«Io nella realtà non sono uno che si prepara tanto fisicamente. Ma è importante la preparazione mentale. Quest’anno sono seguito da un coach mentale, Paolo Loner, che è di Merano ed è bravissimo: il 70% del lavoro è di testa. Quando se ne va la testa, il fisico ti abbandona. Quindi è molto importante conservare le energie per la parte finale che questa volta sarà veramente dura».
 
Cosa mangi a bordo?
«A bordo mangio di tutto, anche perché la quantità di calorie che bruci è altissima. Mi porto molta roba secca e molte lattine, pane in cassetta, tonno, carne in scatola… Ma mi porto anche un fornellino, ma non cucino a bordo. Quando scendo in qualche porto, non disprezzo di farmi un piatto di pasta». 
 
Come rimani in collegamento con la famiglia?
«Abbiamo un telefono satellitare per quando sono in alto mare e poi ho il cellulare. Comunque ho la fortuna di avere una compagna che è la mia prima sostenitrice. Mi sta davvero accanto perché ha molto rispetto per quello che faccio». 
 
Che cosa è il mare?
«È un portatore di sogni. È così grande che ti fa sentire piccolo e ti rendi conto di come sei il nulla rispetto alla sua vastità: la mia sfida non è con il mare, ma con me stesso, perché io ho paura del mare. Altroché. Ma è il gestire le proprie paure che crea la forza. La paura la devi combattere con la paura».
 
Come ti ha cambiato?
«Credo di essere diventato più giudizioso. Sono più paziente, quando sono a bordo, arrivo nei posti e se c’è un problema disinnesco».
 
Cosa ti rimane dei viaggi?
«Gli odori, i colori dei posti, come quello dei mercati di Capo Verde, o l'odore della vegetazione degli alberi della Norvegia che ti arriva mentre navighi lungo la costa. E poi l'odore del mare che cambia: in alcune parti dell’oceano c’è molto plancton, molta fauna marina e quindi arriva questo odore molto forte, delle onde che ti arrivano addosso, il mare è quasi oleoso. Poi rimangono le immagini dei pesci che volavano di notte, delle balene e dell'orca che abbiamo visto in Norvegia e del cucciolo di capodoglio visto a Gibilterra, che mi sbatteva la testa nel gommone e io che gli dicevo “se ci sei tu, ci sarà pure tua madre…”. E poi la scorta dei delfini, in Marocco. Non erano centinaia, erano migliaia!».
 
Che rapporto hai con il Cnr - Consiglio Nazionale della Ricerca?
«Sono convinto che quando fai un viaggio devi vendere la tua passione, ma devi anche essere al servizio di altri. Ho collaborato con il Dipartimento di Psicologia e Scienze Motorie dell'Università di Palermo nelle passate avventure. Oggi collaboro con il CNR IAS con il quale abbiamo messo a punto una strategia di ricerca sulle microplastiche. Quindi lungo il tragitto farò una campionatura dell'acqua».
 
Ma sarai anche portatore della pace?
«Sono stato nominato tedoforo della pace dall'associazione totalmente apolitica PEACE RUN, di cui hanno fatto parte e fanno parte Nelson Mandela, Santa Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Mikhail Gorbachev e anche Carl Lewis. Mi verrà consegnata una fiaccola che dovrò consegnare al a New York al mio arrivo!».                                          

 


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