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Cosa pesa di più nella vostra vita?

Prima di uno scoop, delle regole del gioco, delle richieste del mercato, della vendita dei giornali, c’è la nostra umanità

Gio 25 Lug 2019 | di Angela Iantosca | Editoriale

Sono passate alcune settimane da questo episodio. Ma, quando ho sentito questa notizia, ho deciso che due righe le avrei volute scrivere e avrei voluto condividere il mio pensiero con voi. 

Ecco l’episodio: un uomo durante una conferenza stampa dichiara al mondo di essere malato di leucemia, di aver deciso di combattere, di non voler lasciare il suo lavoro e di essere intenzionato a vincere questa battaglia. Un suo 'amico', poche ore prima, gli 'brucia' la notizia e svela la 'verità', pubblicandola sul suo giornale. Per poi scusarsi dicendo: «Ho fatto il giornalista, non l'amico». Fine dell'amicizia. Forse. 

Ma non è questo che mi interessa. 
Quello che mi interessa è quella frase, che è la sua dichiarazione definitiva su una scelta compiuta consapevolmente e su un’idea di fondo di giornalismo nella quale non mi rispecchio. 
E, se permettete, offende chi di questo mestiere ha tutt'altra idea. 
Quanti scoop che si potrebbero fare ogni giorno, quante notizie abbiamo sottomano che ci solleticano le dita. Quante 'chicche' che potrebbero far vendere di più e che ci potrebbero rendere più visibili. Ma fare il giornalista non è questo. Non è vouyerismo, sensazionalismo, litigi, scoop fatti sulla pelle delle persone; non sono i retroscena pruriginosi o le corse al massacro. Il giornalismo è racconto, è rispetto di chi si ha di fronte, tutela della privacy, soprattutto quando si parla di malattie e fragilità, di minori, di disabili. E non (solo) perché ce lo dice la deontologia, ma perché, prima di tutto, prima di ogni ‘regola di mercato’, in ogni attimo della nostra vita, siamo essere umani.
 

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