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Lui va via? Il bimbo lo tengo!

Il padre non lo voleva. Così, da sola, ho scalato la montagna e Gabriele è nato

Gio 25 Lug 2019 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Avevo conosciuto Peter a Roma e ne ero stata subito attratta. Lui non viveva in Italia per cui abbiamo continuato la nostra storia come potevamo  tra un  viaggio e un altro. Poi la decisione di lasciare tutto: lavoro e casa per raggiungerlo. Ero felice su quell’aereo che mi portava a Liverpool. 

I primi giorni mi sembrava di vivere in una bolla magica, però col passare del tempo vedevo Peter sempre più insofferente, gli mancavano i suoi spazi, così mi disse. Non capivo, ma da quel momento il nostro fu un rapporto in continuo conflitto. La scoperta della gravidanza fu l’elemento definitivo di rottura. Lui non voleva me, non voleva un figlio, non voleva più nulla. Era come vivere in un incubo, mai avrei pensato a questo triste epilogo. Mi attaccai al telefono e chiesi aiuto ai pochi amici che mi erano rimasti a Roma. Non volevo abortire, già una volta ero passata per questa esperienza dolorosa  e mi ero ripromessa che mai più l’avrei  fatto. Volevo scappare da quell’incubo, ma non avevo dove andare. 

Non so come, qualcuno trovò il telefono del Segretariato Sociale per la Vita, un’associazione che aiuta donne in attesa di un figlio e in difficoltà come me. Ricordo ancora quella lunga telefonata che mi diede la forza di reagire e continuare a difendere me stessa e il  bambino.  
Mi affidai  alle loro  promesse, di aiutarmi con un contributo economico per affrontare le prime spese per il piccolo e un posto in una casa famiglia dove stare per un buon periodo. Mi aggrappai a questo barlume di luce e lasciai alle mie spalle un castello in rovina. Malgrado il calore delle persone che mi erano accanto non fu facile riprendermi da quella delusione. Ero sola con un progetto fallito, realizzato a metà. Tuttavia con l’avvicinarsi del parto la mia attenzione si concentrava solo su quel piccolo che cresceva nella mia pancia e non pensavo più al resto. 
Quando è nato Gabriele però ero l’unica a non avere accanto il padre di mio figlio, ma la volontaria di una casa famiglia. 
Da allora è passato del tempo e grazie alla forza che mi ha dato Gabriele ho scalato la montagna. Adesso abbiamo raggiunto una certa  tranquillità e “viaggiamo” la nostra vita  sereni, continuando a sperare che forse un giorno avremo anche noi la nostra famiglia.
 

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