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ESTREMO

Maurizio Di Palma: Sono solo 3mila quelli che fanno base jump nel mondo. lui è uno di loro, ed è l’unico in Europa a fare voli in tandem

Gio 25 Lug 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
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L'ha fatto 450 voli, lanciandosi in 23 Paesi, dai posti più incredibili, dal Colosseo alla Tour Eiffel al Venezuela fino al Monte Bianco. Ma lui non è un semplice paracadutista. Troppo poco per chi vuole andare oltre ogni limite possibile. Per chi un giorno ha scoperto il base jump, uno sport non riconosciuto, che interessa solo tremila persone nel mondo, ma per il quale si organizzano anche coppe del mondo. Lui, Maurizio Di Palma, non solo è uno di questi 3mila, ma è anche un istruttore e l'unico in Europa, insieme al suo socio americano, a fare voli in tandem. 


Partiamo dall'inizio: come hai cominciato?
«Avevo 17 anni quando un amico mi disse di andare a lanciarci con il paracadute. Accettai e alla fine lui terminò lì la sua esperienza ed io decisi di fare il corso da paracadutista. Non solo: dopo il corso realizzato sotto controllo militare, continuai a livello sportivo e, dovendo partire per la leva militare, decisi di arruolarmi volontario rimanendo tre anni nei paracadutisti. Poi mi congedai dall'esercito e per caso venni a sentire di questo sport. Vidi una cassetta e mi interessò subito: ci si poteva lanciare sempre, non c'era bisogno di un aereo e non dovevo aspettare il weekend. Quindi mi informai da autodidatta e nel 2001 feci il primo salto da un ponte che si trovava dalle parti della Val Gardena».

Cosa avevi provato lanciandoti con il paracadute?
«Dissi “uau”, pensavo di aver trovato il mio sport. Poi, quando ho incontrato il base jump ho capito che quella era la mia dimensione e sono stato folgorato sulla via di Damasco».

Come è stato il primo lancio dal ponte?
«Quando ho fatto il primo di base, insieme ad un amico, non sapevo nulla. Ci siamo preparati guardando le cassette, da autodidatti. Avevano poche informazioni e potenzialmente era pericoloso. Diciamo che ci siamo lanciati con tutte le nozioni che avevamo. Non nascondo che eravamo spaventati. Ricordo che saltò prima lui e poi io. Io non me la sentivo. Lo guardai, vidi che il paracadute si aprii e allora più tranquillo mi lanciai anche io. Alla fine rimanemmo sotto il ponte, per 20 minuti, a guardare questo ponte alto 150 metri come se avessimo camminato sulla Luna».

Eravate incoscienti?
«No. Abbiamo applicato il massimo della coscienza per quei tempi… che vista con gli occhi di oggi era poca. Ma era il massimo della conoscenza da autodidatti che potevamo avere. Oggi, ovviamente, le skills sono aumentate, altrimenti, dopo 18 anni, non sarei vivo!».

Cosa si deve fare per seguire un corso da base jumper?
«Noi allora provavamo, adesso chi vuole cominciare e diventare base jumper deve aver fatto un percorso di paracadutismo, deve essersi lanciato almeno 200 volte, per poi frequentare delle scuole che sono riconosciute a livello di fama, non legale, perché questo sport, sulla carta, non esiste. Una scuola l'ho creata io. Quindi di solito i paracadutisti mi contattano e io, con il mio bagaglio e con un percorso di una settimana, gli dò una patente per poter cominciare. Poi dipende da loro cosa vogliono diventare».

Tu, insieme al tuo socio, sei l'unico in Europa a praticare il base jump in tandem. 
«Da 4 anni a questa parte ho importato in Italia il tandem base, un salto in coppia da far provare a chiunque desideri, senza la necessità di fare un corso».
 
Qual è il punto più alto dal quale ti sei lanciato?
«Il Dente del Gigante, in Francia, che si trova sul Monte Bianco a 4mila metri».

Da dove puoi saltare?
«Io posso saltare da trenta metri a seimila metri. Perché ci sono molte discipline in questa attività e l'altezza è solo uno dei fattori».

Cosa provi?
«All'inizio provavo paura. Ora quello che sento è una una tensione normale che è concentrazione. Perché lì sul momento non esiste altro. Tutto si concentra in pochissime secondi e in un’alta velocità. Quello che provo è grande soddisfazione: ho imparato le lingue, ho visto posti incredibili, ho viaggiato moltissimo. In realtà il salto è come l'orgasmo finale. Prima del salto si vive lo stare insieme, il raggiungere il punto di lancio». 

Il posto più incredibile da cui ti sei lanciato?
«Per molti anni mi sono lanciato dai monumenti. Ho cominciato con la Torre di Pisa, poi il campanile di Giotto, poi il Colosseo… Ovviamente senza autorizzazioni… E poi a Francoforte e in Cina nelle cave, in Sud Africa dallo stadio dei mondiali… Il bello è trovare un punto da cui lanciarsi per consumare in pochi attimi il lancio».

La velocità del lancio?
«La velocità varia: con la tuta alare posso raggiungere 180-230 km orari in orizzontale e tra i 50 e 100 in verticale. Se mi lancio dai mille metri raggiungo 160-180 km orari…».

Perché non diventa uno sport?
«Perché è molto di nicchia… anche le bocce hanno più seguito! Eppure abbiamo i mondiali, le coppe. I cinesi investono molto, dando premi anche di 30mila dollari».

Riti scaramantici?
«Non ne ho! Se sono preparato e concentrato non ne ho bisogno».

Potrebbe essere questo sport estremo il tuo yoga, vista la concentrazione che si richiede?
«Questo sport lo definisco come uno sport fortemente mentale, anche perché in 18 anni di vita, nonostante tutto ciò che mi è capitato e che può capitare, ho continuato a lanciarmi e questo è possibile in uno stato di grande concentrazione. Il base jump è un viaggio introspettivo. Quando mi metto sul punto da cui mi lancio mi sento al 100%, sento il mio corpo e la mia mente e so se sono pronto… e questo è importante, perché basta poco per sbagliare». 



 

EstremaMente

Nato a Pavia il 20 maggio 1979, ha 17 anni quando, insieme a un gruppo di amici, decide di provare l’esperienza di un lancio con il paracadute: da allora non smetterà più di lanciarsi. Dopo la scuola si arruola volontario nell’esercito nella Brigata Paracadutisti Folgore, dove rimane fino al 2001, anno in cui prova il piacere del primo salto di BASE, che sta per Building-Antenna-Span-Earth: le quattro principali superfici dalle quali generalmente si lanciano i BASE jumper. Dal 2010 è istruttore di BASE presso la scuola che ha fondato in Trentino, la Brento Base School e dal 2015 è l’unico BASE Jumper europeo abilitato al Tandem BASE. Ha portato a termine con successo più di 450 salti BASE da oltre 400 spot un po’ in tutto il mondo. Collabora con il progetto EstremaMente, format ideato dall'agenzia Joydis (www.joydis.it ) che intende esplorare il mondo delle emozioni degli atleti di sport estremi, indagando sulla loro intelligenza emotiva, ovvero l’abilità di essere consapevoli dei propri sentimenti.

 


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