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Quando il pesticida finisce nel piatto

In Italia consumiamo 9 kg di pomodori l’anno. Ma quanti metalli pesanti e pesticidi contengono?

Gio 25 Lug 2019 | di Enrico Cinotti | Attualità
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È l’ortaggio fresco più consumato in Italia, tanto che ne portiamo in tavola circa 9 chili all’anno, soprattutto da giugno a settembre, il periodo estivo che corrisponde anche con la stagione della raccolta delle varietà più consumate. Il pomodoro, in particolar modo quello da mensa, ovvero quello diverso dalle tipologie impiegate dall’industria delle conserve e delle passate, viene coltivato anche in serra per garantire un prodotto da insalata in ogni mese dell’anno. 

E proprio questo tipo di ortaggio è l’oggetto del test del Salvagente in edicola a luglio: in laboratorio sono finiti 12 pomodorini per verificare la presenza di metalli pesanti e di pesticidi. E le sorprese sicuramente non sono mancate. È bene ricordare che stiamo parlando di un prodotto consumato fresco, buccia compresa, e che quindi deve essere il più pulito possibile. Tutti quelli testati dal Salvagente rispettano i limiti di legge e per questo sono conformi. Ma la presenza ricorrente di più pesticidi può davvero rassicurarci? 

Portare in tavola un pomodoro nel quale ben 16 residui hanno lasciato traccia di trattamenti fitosanitari, può lasciarci tranquilli? 
E senza escludere un possibile effetto cocktail, l’azione combinata sulla salute umana di basse dosi di principi attivi copresenti nell’alimento, viene da chiedersi se un ortaggio abbia bisogno di così tanta chimica. 
Andiamo con ordine e cerchiamo di capire che profilo del pomodorino si ricava dai risultati delle analisi del mensile dei consumatori. Di certo le risultanze analitiche portano a escludere una contaminazione legata ai principali metalli pesanti, cadmio, piombo e rame: nonostante le soglie massime consentite dalla normativa italiana e comunitaria siano molto basse - specialmente per le prime due, le sostanze più pericolose - i campioni del nostro panel hanno rivelato basse concentrazioni. 
Il discorso cambia se guardiamo i risultati dell’analisi multiresiduale: ben 16 sono i residui riscontrati nel Pachino Igp della Agroyal,  12 molecole segnalano l’impiego di fungicidi (tipici delle coltivazioni in serra dove le alte temperature favoriscono la formazione di funghi) e 4 quella di insetticidi. Seppur a  molta distanza per numero di pesticidi, ci sono i pomodori a grappolo da banco acquistati da Eurospin nei quali abbiamo rilevato le tracce di 5 trattamenti: in questo caso i residui segnalano l’utilizzo di soli insetticidi, tra i quali il temuto Abamectin che ha una tossicità molto acuta e sospettato di interferire sul sistema ormonale. Su altri due prodotti - il pomodoro ciliegino di Carrefour e i pomodori a grappolo da banco acquistati da Esselunga - l’analisi di laboratorio ha accertato quattro tracce di fitofarmaci.
Tanti o pochi? Di sicuro c’è chi, e non solo tra i due biologici - NaturaSì e Esselunga che condividono il posto più alto del podio del nostro test - dimostra di ridurre al minimo, se non proprio di azzerare, il ricorso alla chimica. Sono da salutare con favore i risultati dei campioni di pomodorini convenzionali di Coop, Lidl e Solo di Sicilia: rivelano in analisi un solo residuo di pesticidi. Come deve essere letto questo risultato? 
Significa che questi marchi - e non sono i soli come risulta dal test del Salvagente - hanno rinunciato all’impiego massiccio di sostanze chimiche, oppure che semplicemente hanno saputo raccogliere i pomodori secondo i tempi di decadenza prescritti su ogni trattamento in modo tale da non avere residui? 
Una risposta difficile da fornire. Certo è che ancora una volta i risultati offrono un’ampia rosa di scelta per chi pretende, oltre il rispetto dei limiti di legge, che nel piatto finiscano meno pesticidi possibili.



 


Senza controindicazioni

«Sequenziando il genoma è come se avessimo aperto il libro del pomodoro e fossimo andati a leggere le singole pagine di questo straordinario ortaggio. Una scoperta che ha fornito risposte importanti e delineato grandi scenari di ricerca. Ma ci sono anche piccoli gesti quotidiani che compiamo a tavola di cui è bene conoscerne la grande portata: condire un pomodoro con dell’olio extravergine, ad esempio, aumenta la biodisponibilità di licopene che è un potente antiossidante di cui è ricco il frutto».
Il professor Luigi Frusciante, ordinario di Genetica agraria all’Università Federico II di Napoli, è considerato uno dei maggiori esperti del Dna del pomodoro.

Professor Frusciante, dal punto di vista nutrizionale cosa ci offre?
«Potremmo definirlo ricco e senza controindicazioni: non è calorico, ha sali minerali in abbondanza, è fonte di vitamine, specie la C, e soprattutto apporta due antiossidanti molto potenti: il betacarotene e il licopene, la cui funzione benefica sull’organismo è davvero preziosa. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che il condimento a crudo con olio di oliva extravergine aumenta la biodisponibilità del licopene». 

È preferibile dunque mangiarlo crudo?
«Non c’è differenza dal punto di vista nutrizionale, se facciamo eccezione per la vitamina C, che essendo termolabile, si perde in cottura». 

Esistono varietà più nutrienti di altre?
«Ho studiato molte varietà, posso dire che alcune tipiche della Campania, come il Corbarino, il Vesuviano, ma anche lo stesso San Marzano e il Sorrento, il pomodoro tipico della Caprese, hanno una combinazione “nutraceutica” molto equilibrata. Il Corbarino poi ha un elevato numero di molecole benefiche per la salute.»

 


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