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Sesso&Giovani

Si fa in età sempre più precoce e spesso con l’aiuto di alcol, droga e Viagra. Perché fa tanta paura il sesso e quanto, per gli adolescenti, ha a che fare con i sentimenti?

Gio 25 Lug 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
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Si fa sempre prima e si sperimenta con tanti partner diversi. Ma il sesso è solo questione di performance fisica o ha a che vedere anche con il mondo delle emozioni? Per me la risposta è semplice. Ma non lo è in egual misura per gli adolescenti (forse anche per gli adulti) di oggi. Per provare a capirli meglio, ne abbiamo parlato con esperti, tentando di comprendere cosa muove i ragazzi, cosa è per loro la libertà, quali sono le paure che si nascondono dietro l’uso di alcolici o sostanze assunte per affrontare uno dei momenti più importanti della nostra vita, perché si usa il Viagra in età sempre più giovane e perché (questa è la domanda vera) si ha tanta paura di amare?


 


Libertà reale o solo molta confusione?

Tante informazioni tecniche, poca educazione affettiva

Emanuele Tirelli

Libertà e informazione sono cambiate. Oggi ne abbiamo molte di più. Ne hanno di più soprattutto i giovani. E questo influenza anche la loro vita sessuale, fatta spesso di sexting, di accesso alla pornografia online, di utilizzo di alcol e mix di farmaci, Viagra incluso, prima di un rapporto sessuale.

«Più libertà vuol dire maggiore possibilità di esprimere le proprie inclinazioni sessuali, ma anche avere tante strade e altrettante scelte. E questo a volte può confondere», dice Marilena Iasevoli, psicologa, consulente in sessuologia clinica (Istituto di Sessuologia Clinica di Roma).

In che modo?
«Senza una famiglia alle spalle capace di affrontare con serenità certi argomenti, di fornire un’educazione sesso-affettiva, i ragazzi non sanno realmente cosa fare. O meglio, sanno esattamente come si svolge un rapporto sessuale. Non bisogna che gli si spieghi nemmeno come nascono i bambini. Hanno molte più informazioni rispetto alle generazioni precedenti, ma solo da un punto di vista tecnico. Tutto questo non è accompagnato da un adeguato discorso affettivo e fa sì che nei giovani si riscontri spesso una discrepanza tra la capacità di aprirsi dal punto di vista fisico e quella di farlo sotto il profilo relazionale. Sono molto abituati a parlarsi tramite i social network e la loro conoscenza del sesso si basa su quello che trovano facilmente in rete».

Quali sono i cambiamenti degli ultimi anni?
«Assistiamo a un aumento dell’uso della pillola del giorno dopo, perché hanno rapporti non protetti. Di solito non usano il preservativo, quindi crescono pure le gravidanze indesiderate e le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto l’Hiv. Sanno che potrebbero ammalarsi, ma sono giovani e hanno quel senso di immortalità e onnipotenza tipico dell’età. Le conseguenze, però, si riflettono pure sulla loro sessualità».

La prima volta
«Per il 40% della popolazione la prima volta avviene tra i 17 e i 20 anni, senza differenze significative tra ragazzi e ragazze. Altrimenti avviene molto prima e stiamo avendo una sorta di regressione in termini culturali: il maschio deve approfittare quando la donna si propone. Resiste inoltre lo stereotipo per cui se la ragazza porta con sé il preservativo non viene vista come una persona che vuole proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili o evitare una gravidanza, ma è invece una poco di buono». 

A cosa è dovuto l’aumento del Chemsex, l’utilizzo di alcol e mix di farmaci prima di un rapporto sessuale?
«I ragazzi di oggi vivono in un mondo caratterizzato dall’immagine e influenzato dall’ansia da prestazione per tutto quello che fanno. La sessualità non ne è esente e assumere certe sostanze fa calare i freni inibitori, smorza le ansie, soprattutto se parliamo di sesso occasionale, che non avendo in sé la parte affettiva è tutto concentrato sulla prestazione. Hanno paura di non essere adeguati, di essere giudicati, e trovano in alcol e droghe uno strumento per abbattere le paure. È naturale che molto dipende anche dal contesto familiare, sociale, scolastico… La nostra è una società narcisistica, liquida, dove le relazioni sono mutevoli, mordi e fuggi, esattamente come i social network. C’è la possibilità di avere tante relazioni fisiche, ma nell’innamoramento e nell’affettività i ragazzi hanno maggiori difficoltà, perché gli mancano gli strumenti. Quelli più sensibili avvertono un senso di inadeguatezza, di non appartenenza alla società e al gruppo di amici, vorrebbero un tipo di rapporto diverso e invece sono spinti a fare altro, tanto da sentirsi anche in dovere di giustificarsi».                                              

Parlarne con i figli si può?
«Parlare di sesso con i propri figli non è semplice - spiega la dottoressa Iasevoli, psicologa e consulente in sessuologia clinica -. È un argomento intimo e personale, vissuto da ognuno a modo proprio. C’è chi lo considera sporco, naturale, destinato solo a certi momenti… Non dobbiamo dimenticare che molto spesso i genitori hanno difficoltà ad accettare la crescita dei propri figli. Li vorrebbero sempre piccoli. C’è anche chi ha paura di parlare di sessualità perché teme di sbloccare un istinto, quasi di istigarli. Naturalmente non è affatto così, perché la sessualità è una cosa naturale, è un modo di relazionarsi, figuriamoci poi in una fase come quella adolescenziale in cui gli ormoni sono particolarmente in movimento. Un altro errore che si commette è quello di pensare che i figli ne parleranno con gli amici e si scambieranno informazioni a vicenda. Come dicevo prima, non è una questione di informazioni, bensì di educazione sesso-affettiva».

La prima volta a 13 anni
Sesso, la prima volta, nel 15% dei casi, è tra i 13 e i 14 anni e senza un'adeguata consapevolezza e conoscenza del proprio corpo, con una impennata di infezioni tra i giovanissimi. Tra il 2010 e il 2018 si è assistito a un netto aumento dei casi di persone con un'infezione sessualmente trasmissibile. è quanto è emerso durante il 24° Congresso mondiale di dermatologia. 

 

Educazione sesso-affettiva a scuola: sì o no? 

 

«In Paesi come la Svizzera e in altri del Nord Europa, dove l’educazione sesso-affettiva è prevista, sono calate le gravidanze indesiderate e le malattie a trasmissione sessuale. Insomma, funziona. Inoltre viene regolata in base all’età ed è un modo per insegnare alle persone a relazionarsi. La sessualità è un momento relazionale e bisogna imparare a gestirlo in un certo modo, con consapevolezza. Non possiamo dire ai ragazzi di non fare sesso o sexting (scambio di testi, video e immagini espliciti, ndr), perché lo faranno comunque. Ma dobbiamo dare loro gli strumenti per muoversi al meglio all’interno del loro mondo».
 

 

Quando il viagra si usa troppo presto

Dilaga tra gli uomini dai 18 ai 30 anni che spesso lo comprano senza ricetta. Ma a quale prezzo?

Emanuele Tirelli

L’aumento negli ultimi anni è evidente, soprattutto in uomini dai 18 ai 30, non affetti da disfunzione erettile. L’utilizzo è per scopo ludico, per migliorare le prestazioni e combattere l’insicurezza. Parliamo del Viagra, che ha già superato i suoi primi vent’anni di vita, del Cialis, del Levitra e di tanti altri. Anche se l’ultima innovazione in questo campo è data dagli oralfilm, che si mettono sotto la lingua e funzionano più rapidamente. Ma attenzione, perché le controindicazioni, senza la prescrizione medica, sono decisamente preoccupanti.
 
Vendita illegale
«La comunità scientifica ovviamente non supporta la prescrizione di questi presidi con tale indicazione (ludica - ndr), con conseguente incremento della vendita on-line illegale o erogazione “in amicizia” tramite alcune farmacie», dice Alessandro Palmieri, professore di Urologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della SIA-Società Italiana di Andrologia. «Su Internet è facile imbattersi in pubblicità che millantano la vendita a prezzi scontati e senza ricetta. Grazie alle requisizioni effettuate dalle forze dell’ordine, siamo consapevoli del fatto che questi prodotti fraudolenti provengono prevalentemente dalla Cina e dall’India. Dall’analisi delle pillole sequestrate, sappiamo che il quantitativo di principio attivo è spesso inferiore all’1% rispetto ai farmaci originali, e che purtroppo frequentemente sono state riscontrate sostanze tossiche, se non addirittura velenose». 
 
Effetti collaterali
Ogni farmaco ha il suo bugiardino, che contiene pure un elenco dei possibili effetti collaterali. Lo specialista li conosce bene e indica una terapia cucita appositamente sul paziente. Quando un farmaco, che può essere venduto solo su prescrizione medica, viene assunto in autonomia, i rischi aumentano sensibilmente. Si va dall’erezione persistente e dolorosa, che può degenerare in una perdita irreversibile della funzionalità erettile, alla cecità, alla grave ipotensione, ai dolori muscolari, all’insufficienza epatica. Se c’è l’associazione con alcol e droghe, i rischi si moltiplicano. Insieme all’alcol, in particolare, la pressione del sangue si abbassa e si va incontro a svenimenti e perdita di coscienza.
 
Con alcol e droghe
Metanfetamine, ketamina, GHB, Popper e pure Viagra e simili: sono alcune delle sostanze usate per il Chemsex, il sesso stimolato dalle droghe. «Da uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine è emerso che il 54% dei giovani utilizzatori di questi farmaci ha contemporaneamente assunto alcol e droghe - spiega Palmieri -. L’uso può essere motivato dal fatto che molte sostanze contribuiscono a ridurre la libido e la funzionalità erettile in funzione della perdita delle barriere emotive, quindi i giovani li usano anche in preda all’euforia derivata dall’uso delle stesse sostanze, per garantire una prestazione sessuale soddisfacente». 
 
I danni nell’età dello sviluppo
Sul sito www.andrologiaitaliana.it c’è la “Mappa Andrologica” per cercare i professionisti sul territorio nazionale, ai quali la SIA ha riconosciuto una certificazione specialistica. L’importante, infatti, è sensibilizzare e informare. «Si può arrivare a una perdita irreversibile della funzionalità erettile, a cecità e ad altri gravi effetti, e risulta necessaria una campagna per i giovani sull’argomento, così come, per esempio, andrebbe fatta nelle palestre sull’uso di steroidi e anabolizzanti, sostanze che possono avere gravi effetti sull’assetto ormonale e sulla corretta funzionalità erettile».                                                  
Testosterone Rex
Molte persone credono che il sesso biologico, nella sua essenza, sia una forza fondamentale e determinante nello sviluppo umano. Secondo questa ingannevole idea, le differenze tra i sessi sono dovute unicamente alle pressioni evolutive del passato: le donne sono più caute e focalizzate sull’accudimento, mentre gli uomini cercano lo status per attirare più consensi. A ogni generazione successiva, si pensa che ormoni sessuali e cervelli maschili e femminili continuino a rafforzare queste distinzioni, creando le disuguaglianze che si sono così radicate nella società contemporanea. In “Testosterone Rex” (La nave di Teseo), vincitore del Royal Society Science Book Prize, la miglior pubblicazione di scienza, nel 2017, Cordelia Fine spiega perché i ruoli sessuali passati e presenti debbano servire solo come suggerimenti per il futuro, rivelando una situazione molto più dinamica, attraverso un’analisi ben documentata delle più recenti ricerche basate su scienza evolutiva, psicologia, neuroscienza, endocrinologia e filosofia: è tempo di andare oltre i vecchi dibattiti “natura contro cultura”, smentendo i miti radicati a favore di una società più equa fondata sul pieno potenziale umano di entrambi i sessi. 



 

 

La ‘Sex Education’ che aiuta...

Emma Mackey, proprio come la sua Maeve in “Sex Education”, non ha filtri né i proverbiali peli sulla lingua. Ecco perché…

Alessandra De Tommasi

Appena un anno fa Emma Mackey arrossiva spesso. Oggi, dopo il ‘trattamento Sex Education’ gentilmente offerto dalla serie Netflix, ha smesso. Da perfetta sconosciuta a giurata del festival Canneseries, il regno del glamour a puntate, la giovane attrice si sente al centro di una favola vissuta a doppia velocità. Davanti alla telecamera ha parlato per esigenze di copione di orgasmi, sifilide, posizioni del Kamasutra e menage a-trois, quindi ora è praticamente impossibile metterla in imbarazzo. Ha oltre 1 milione e 700mila follower su Instagram che non solo la imitano nel look, ma ascoltano quello che ha da dire perché tratta i ragazzi da pari, senza condiscendenza e guardandoli negli occhi. Un’amica e confidente, insomma, a cui raccontare della “prima volta” e a cui rivolgere le tante domande sull’intimità che gli adulti non sono pronti ad ascoltare.

Perché una serie come “Sex Education” ora è più necessaria che mai?
«Perché la serialità è la forma culturale della nuova generazione e i ragazzi si prendono un impegno a seguirla che dura ben più di un paio d’ore, come succede per i film». 

Il segreto del successo?
«È una formula magica difficile da decifrare, anche se parte da una storia piuttosto ordinaria, se vogliamo, ossia il ragazzo strambo con il suo migliore amico in cerca di una ragazza. Eppure la serie rompe gli stereotipi e il protagonista Otis (Asa Butterfield) non giudica chi lo avvicina per avere una terapia sul sesso, non oggettifica le donne, neppure nel rapporto gay, perché vuole solo aiutare i compagni. Il racconto diventa personale e profondo, come nel caso di Jackson che subisce l’ansia da prestazione a causa di genitori ossessivi. “Sex Education” ha un livello di scrittura altissimo».

Mi sta dicendo che guardarla aiuta i ragazzi?
«Certo che li aiuta. È intrattenimento, ma anche informazione quando parla nel dettaglio ad esempio di orgasmi. Considerala una specie di enciclopedia moderna dove non ci si vergogna di consultare il termine ‘vaginismo’».

È d’accordo con l’ora di educazione sessuale nelle scuole?
«Certo, ma non come l’ho vissuta io in Francia, in modo meccanico e bigotto. La scuola deve educare sul sesso, sul piacere e sulle conseguenze, rompendo questi taboo retrogradi che ancora ci portiamo dietro. È un argomento delicato, ma d’altronde siamo qui sulla terra proprio perché due persone hanno fatto l’amore».

La serie è stata, infatti, amata un po’ da tutti, non trova?
«Persino i puritani, inclusi i miei parenti, l’hanno apprezzata. E il mio agente riceve lettere di ringraziamento e a casa dei miei genitori in Francia vengono recapitate missive scritte a mano, il che è un po’ inquietante, ma anche dolcissimo. Mamma e papà le conservano con molto orgoglio e nessuno finora mi ha mai indirizzato insulti».

Come reagirebbe?
«Ho le spalle forti e li posso sopportare, ho imparato ad accettare le critiche».

“Sex Education” è il suo primo lavoro come attrice, come lo ha ottenuto?
«Il mio agente ha ricevuto il copione e me l’ha proposto, ma io non avevo neppure un book fotografico da mandare a Netflix, così ho preso le foto più decenti che avessi su Facebook e gliele ho girate. Dopo 4 o 5 provini mi hanno presa, ma io mi sono sempre presentata con serenità, dicendomi che era impossibile che prendessero una alle prime armi come me».

Che ruolo vorrebbe ora?
«Non ho una lista dei desideri né di genere né di lingua, sono pronta a tutto, ma non credo mi sentirei a mio agio a Hollywood. Per il resto, va bene qualunque cosa, dalla radio alla lettura degli audiolibri, magari di Harry Potter che amo o persino una soap spagnola».

Cosa non le piacerebbe?
«Per ora non vorrei fare un film di supereroi della Marvel o un blockbuster, preferisco la gavetta nelle piccole commedie indipendenti».

Si considera femminista?
«Assolutamente sì, ne potrei parlare per ore perché c’è ancora tanto da fare. L’uguaglianza di genere però è una questione che richiede tempo e cambiamenti tangibili. C’è qualcosa però nell’aria che non ti fa sentire più sola, si è formata finalmente una grande comunità. Le donne stanno trovando una voce e ci si sta dando da fare per superare non solo la tossicità dell’oggettificazione sessuale sui social, ma gli atteggiamenti discriminatori sul posto di lavoro. Hai presente che il caso dell’astronauta donna? Non era prevista una taglia per lei».

In cosa si considera molto brava?
«Nel suonare il piano e nel preparare la zuppa di verdure». 

Un’ultima curiosità: su un set in cui si parla di sesso tutti i giorni ha rischiato derive di volgarità?
«No, solo tanti scherzi. Nelle prime due settimane siamo rimasti bloccati in una location, che faceva da sfondo per l’episodio di una festa, senza internet e abbiamo socializzato molto».

Nella seconda stagione che sta già girando ci sarà più spazio per le donne?
«Sì, vedremo tre nuove registe donne, anche se l’ambiente è tutto al femminile, dalle sceneggiatrici alla camera woman. È elettrizzante perché finora siamo state educate in un certo modo a quello che ci si aspettava che una ragazza diventasse, ora invece non ci sono limiti a quello che possiamo fare».               

REBEL GIRL
Emma Margaret Tachard-Mackey, classe ’96, è una modella e attrice con padre francese e madre britannica nata a Le Mans. Nata e cresciuta in Francia, ha studiato arte e letteratura all’università di Leeds, iniziando ad appassionarsi al teatro quando si è trasferita a 17 anni in Inghilterra. Dopo un paio di piccole parti nell’horror ‘Badger Lane’ e nel dramma ‘Summit Fever’, ha anche diretto alcuni spettacoli. Ha raggiunto il successo planetario nei panni di Maeve Wiley, la protagonista di “Sex Education”, serie Netflix con Gillian Anderson e Asa Butterfield. La seconda stagione è attualmente in fase di riprese e parte da Otis, un ragazzo sedicenne che dà lezioni di sesso ai compagni di scuola anche se è ancora vergine. Il motivo? I genitori sono sessuologi e a casa sua vige una totale disinvoltura sull’argomento. 

 


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