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Happy Village: Benvenuta terza età!

Si chiama Happy Village ed è un progetto rivoluzionario nato a Fluminimaggiore che diventerà un luogo in cui gli anziani di tutta Europa potranno vivere accuditi dall’intero paese

Gio 25 Lug 2019 | di Alessandra De Tommasi | Bella Italia
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Nessuna iniziativa è realmente piccola, a prescindere dal numero delle persone coinvolte e del territorio geografico su cui prende vita. Lo spiega a mezzanotte inoltrata su una panchina con vista sulla spiaggia di Portixeddu il Sindaco di a Fluminimaggiore, Marco Corrias che ha iniziato una rivoluzione proprio qui, in questo paesino di tremila anime, incastonato tra mare e montagne nel territorio di Iglesias in Sardegna. A dispetto dell’ora tarda intorno a noi c’è un gran chiacchiericcio e la luna si rispecchia sulle onde increspate dal maestrale. Sembra un paesaggio dipinto, cristallizzato in un passato remoto e ritagliato dal duro lavoro del passato, quello delle miniere. Quel tocco selvaggio e incontaminato spinge i più curiosi ad un viaggio di un’oretta circa da Cagliari, per avventurarsi tra le varie curve – e sono tante, specialmente per chi soffre il mal d’auto – fino a giungere in quest’oasi di pace, capace di ripagare di ogni sforzo. Difficile da trovare sulle mappe, ma impossibile da dimenticare, questo minuscolo pezzo di paradiso che sta per scomparire. Il paese, infatti, si sta via via spopolando e le nuove generazioni lo stanno abbandonando in cerca di opportunità, che nella maggior parte dei casi equivale a dire studio e lavoro. 

Per invertire la tendenza, ecco allora spuntare un’idea a dir poco spiazzante, la realizzazione di un Happy Village, in pratica una rete di case indipendenti dove gli anziani di tutta Europa possano ritirarsi a vivere, non solo in pace e serenità, ma totalmente accuditi di ogni servizio. Non è un residence o un ospizio di lusso, ma si tratta d’integrarsi in una comunità viva e solidale per farne parte a tutti gli effetti. Sulla carta sembra il delirio visionario di un disperato, ma basta capirne bene i dettagli per capire quanto se ne abbia bisogno e come possa realmente funzionare. Ed eccoci, di nuovo nel cuore della notte sulla panchina di cui sopra, a sentire raccontare proprio dal Sindaco la genesi di questo progetto che sta per prendere il via e che potrebbe cambiare il corso della storia di Fluminimaggiore e dintorni. Marco Corrias, nato e cresciuto nel paese, dopo la laurea in scienze politiche a Urbino ha lavorato come inviato per varie testate da La nuova Sardegna a Epoca, dal 1996 è diventato caporedattore di Verissimo, fin dalla prima edizione per poi essere scelto da Enrico Mentana per il settimanale Terra, dove è rimasto fino alla pensione.

Che legame ha con il paese?
«Ci sono nato e non ho mai reciso le radici con questo luogo, pur amando girare per il mondo. Sono tornato con il progetto di trasformarlo e rinfrancarlo dall’impronta decadente che ormai lo circonda, da quando questo paese ha visto chiudere le sue miniere e ha rivolto la speranza verso un polo industriale che poi ha chiuso».

Come?
«Con una riqualificazione non solo a livello estetico. È un posto adatto ad una vita serena, con panorama stupendo tra mare e montagna, cibo genuino e una comunità accogliente». 

Com’è nata l’idea di Happy Village?
«Una notte d’inverno parlavo con un amico giornalista, Mario Palumbo. Gli ho chiesto, perché, potendo vivere ovunque, avesse invece scelto di trasferirsi a Fluminimaggiore. Mi ha risposto che non gli veniva in mente un luogo migliore. Gli ho detto: «Beh, allora c’è da farci un business». È nato così Happy Village. Qui ci sono 400-500 case vuote che sognavo di ristrutturare e che si potrebbero mettere a disposizione dei pensionati in cambio di una retta. Niente a che vedere con le residenze per la terza età e le case di riposo. Noi offriamo un’abitazione singola, con tutti i servizi, tra cui assistenza sanitaria h24, cura della casa, trasporto, mensa a km 0. L’ospite è indipendente, ma accudito». 

Prossimi passi?
«Ne ho parlato a Legacoop per creare una cooperativa di comunità entro la fine dell’anno, a cui un cittadino si può iscrivere con una modica cifra (per esempio 25 euro l’anno) per gestire autonomamente i servizi, come il verde pubblico, la rete idrica, etc. All’interno di questa iniziativa vorrei inserire il progetto di Happy Village, dove si vive senza spese aggiuntive rispetto alla retta. Facciamo un esempio, con una cifra orientativa: se fosse 1500 euro al mese includerebbe tutto, dall’affitto al cibo, dall’IMU alla bolletta del telefono». 

Come fa a crescere un paese che si popola di persone anziane?
«Lo scopo è ripopolare il paese, dare lavoro a chi ristruttura e gestisce le case e i servizi. Per ogni ospite si offre un posto di lavoro e mezzo. Innanzitutto la ristrutturazione delle case avviene con mobili nuovi, strutture a norma e poi ti trovi in una comunità intera che accudisce gli ospiti. Un anziano che si trasferisce qui trova un luogo vivo dove fare amicizia, partecipare al coro, intrecciare cestini, fare l’orto...».

Come funziona a livello pratico?
«Legacoop ha creduto nel progetto e ha deciso di finanziarlo con un business plan e finanziamenti in arrivo entro l’anno. Abbiamo già contattato i proprietari di una quarantina di case e iniziato le riunioni con gli architetti e i geometri, ho formato giovani laureati in vari campi a cui mettere in mano Happy Village, di cui mi considero supervisore e consulente».

Vuole coinvolgere anche i paesi limitrofi?
«Certamente, l’idea è di promuovere il territorio facendo rete, ad esempio con i paesi accanto come Buggerru».  

Cosa rende Fluminimaggiore speciale?
«Ha un entroterra vario che non solo vanta un ampio patrimonio naturale e archeologico, ma risorse di ogni genere, dalle Grotte di Su Mannau al monumento di Antas fino all’ex villaggio minerario di Arenas, trasformato in un villaggio sportivo, che attualmente accoglie i pellegrini del cammino di Santa Barbara lungo 400 chilometri».
 
 


Il festival di cinema di viaggio

Un’idea semplice, ma vincente: Marco Corrias ha creato il primo festival del cinema di viaggio in Italia, si chiama Andaras e ha avuto luogo dal 4 al 7 luglio. «C’è fame di cultura - commenta il Sindaco - in una comunità già predisposta. Riparare le buche in paese non esclude l’attenzione verso l’arte, anche se nei piccoli centri isolati c’è la paura di osare. Alla fine però la novità è piaciuta: in una nazione come l’Italia che sembra un po’ “il paese dei festival” qualcosa del genere mancava e per di più in un luogo da raggiungere che è di per sé un viaggio».

 

 

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