acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Abortire? Da padre mi sono ricreduto

Faccio l’ambulante: pochi soldi e tante preoccupazioni. Poi con il Progetto Gemma...

Gio 29 Ago 2019 | di Patrizia Lupo | Bambini

Dal giorno del mio matrimonio, ho desiderato  far venire mia moglie a Roma e vivere uniti con la nostra figlia di 3 anni. Noi siamo una famiglia del Bangladesh e per fare il ricongiungimento familiare ho speso tanti soldi, ma  è stato un sacrificio che ho fatto volentieri e sono orgoglioso di esserci riuscito. Adesso vorrei dare tutto a mia figlia. 

Lavoro come venditore ambulante, vado alle feste di paese e vendo collane, braccialetti, anelli. Da quando ci sono loro, però, mi rendo conto che non basta più quello che guadagno. Mia moglie vuole lavorare, ma non parla italiano. Quando abbiamo scoperto della gravidanza, è stato un brutto momento: non sapevo cosa fare, non dormivo la notte. Poi ho portato mia moglie da un dottore per abortire. Mia moglie non voleva,  ma  io avevo paura di non farcela a mantenere un altro figlio. Durante l’estate non avevo lavorato abbastanza e ogni mese era difficile pagare l’affitto. Il dottore mi ha detto, però, di aspettare e di andare a parlare con una associazione, il Segretariato Sociale per la Vita, perché avrebbero potuto aiutarci. Io non capisco tutto, ma ho accettato per fare contenta mia moglie che piangeva. Quando sono andato all’Associazione mi è sembrato di aver fallito come marito e come padre, perché non potevo dare quello che avrei voluto ai miei familiari. A me non piace l’aborto, ma i soldi non c’erano. Loro sono state brave persone, perché hanno ascoltato, capito i nostri problemi e ci hanno dato consigli. Mi hanno spiegato tante cose: che avrei potuto avere da loro un aiuto economico con il Progetto Gemma per 18 mesi per le spese del  bambino; di  altri aiuti  che potrei avere dallo Stato. Che avrebbero comprato una macchina da cucire per mia moglie, così avrebbe potuto fare il suo lavoro di sarta e aiutarmi. Non avevo ancora deciso, mia moglie mi guardava però con due occhi che parlavano. Lei lo voleva questo figlio. Ho pensato: “E se fosse maschio?”. Allora ho deciso di non farla abortire più: ero preoccupato, però stavo meglio. Dopo siamo andati ogni mese all’Associazione per ricevere gli aiuti  promessi e anche quanto era necessario a noi e ai miei figli: il corredino, vestiti, coperte e una carrozzina e un lettino da altre persone che hanno coinvolto per noi. Non ci siamo sentiti più così soli. La gravidanza è andata avanti bene e quando abbiamo fatto l’ecografia abbiamo visto che era un maschio! Sono felice, perché Dio mi ha fatto il regalo che aspettavo. 

 

Condividi su: