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Una speranza per i dializzati

“Verso un rene in provetta?” č l’ambizioso progetto che vuole restituire la speranza a chi č costretto a sottoporsi alla dialisi

Gio 29 Ago 2019 | di Emanuele Scigliuzzo | Salute
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Tre giovani ricercatori e un imprenditore si sono messi in testa di voler dare una speranza a chi, oggi, è costretto a sottoporsi alla dialisi con l’unica prospettiva di un trapianto. Secondo le stime del Ministero della Salute, in Italia, il 10% della popolazione soffre di insufficienza renale, per questo Silvia Bombelli, assegnista di ricerca presso l’Università di Milano-Bicocca, Antonino Bruno, ricercatore presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica, Chiara Grasselli, dottoranda presso l’Università di Milano-Bicocca e Federico Moizo, piccolo imprenditore milanese, con lo sviluppo del progetto “Verso un rene in provetta?” vogliono realizzare un modello cellulare tridimensionale che imiti il comportamento di un rene umano. L’obiettivo è quello di favorire i test di nuovi farmaci per lo sviluppo di terapie sostitutive alla dialisi. 

Il programma è stato selezionato, insieme ad altri 4, dalla piattaforma Bicocca Università del Crowdfunding, realizzata insieme a Produzioni dal Basso, per ricevere, attraverso delle donazioni, 5mila euro di finanziamento, superati dopo pochi giorni dal lancio. Con i fondi raccolti, si potranno acquistare terreni di coltura per le cellule staminali o la gelatina Matrigel e tutto il materiale necessario a condurre gli esperimenti.

Silvia, come nasce l'idea? 
«“Verso un rene in provetta?” nasce dalla necessità di approfondire gli studi sulle cellule staminali renali adulte condotti circa 10 anni fa, nel laboratorio diretto dal professor Roberto Perego presso l’Università di Milano-Bicocca. Lo studio di queste cellule, accoppiate all’ingegneria tissutale, potranno costituire un valido strumento per individuare terapie alternative alla dialisi. L’idea è la creazione di organoidi da cellule staminali renali adulte».

Puoi spiegarci in parole semplici?
«La nostra ricerca consiste nella messa a punto di un protocollo per la creazione di organoidi da cellule staminali adulte. Gli organoidi possono essere definiti come un modello cellulare tridimensionale in vitro, in grado di mimare lo sviluppo di un rene umano e promettente per la messa a punto di nuove terapie farmacologiche o basate sulla medicina rigenerativa».

Il successo nella campagna di crowdfunding vi ha sorpreso? 
«L’overfunding a poco più di una settimana dall’inizio della campagna ci ha sorpreso e soprattutto emozionato. Abbiamo ricevuto donazioni da parte di pazienti e associazioni di pazienti, coinvolti in prima persona. Questo dimostra che c’è fiducia nella ricerca».

I fondi raccolti sono sufficienti per un anno: è possibile sostenere ancora il vostro progetto?
«È un progetto che, come detto più volte, non avrà un impatto traslazionale a breve termine. Con cinquemila euro non pretendiamo di identificare domani nuove terapie alternative, ma potremo aggiungere dei tasselli di conoscenza che permetteranno di fare piccoli passi avanti per arrivare a in futuro all’identificazione di nuove terapie. La campagna si è conclusa, ma è sempre possibile sostenere i progetti di ricerca tramite donazioni specifiche all’Università».
 

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