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Sono una piccola guerriera

Sara Cardin a 7 anni ha scoperto il karate, grazie al nonno. Oggi č campionessa del mondo e punta alle Olimpiadi 2020 a Tokyo

Gio 29 Ago 2019 | di Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 6

Era un maschiaccio da bambina, al ballare sulle punte preferiva salire sugli alberi e stare sempre in movimento. A cogliere la sua natura il nonno che, un giorno, quando lei di anni ne aveva 7, le ha proposto il karate. Una rivelazione per Sara Cardin che da quella palestra non è più uscita, conquistando titoli su titoli fino a quello di campionessa del mondo.
«Quando sono entrata in quella palestra, mi sono sentita a casa. Il mio primo fan è stato mio nonno, mentre mia mamma mi diceva sempre “quando la smetti con questo karate”. E io le dicevo: “Smetterò quando sarò la più forte del mondo”… Mia mamma sapeva che ero fortissima, ma non è mai stata vanitosa di sua figlia. Quando ho vinto il mondiale, dopo una settimana, è venuta e mi ha detto: «Vabbè, ora posso dire che sei brava!». Lei è così...».
 
Come si arriva al mondiale?
«Ci deve essere un sogno, una idea di base: io volevo diventare forte, mi sentivo una piccola guerriera. Certo di base serve del talento, è innegabile. Tutto il percorso richiede passione, spirito di sacrificio, determinazione. Sicuramente è faticoso, ma la fatica diventa sopportabile se hai accanto dei genitori che ti incoraggiano e ti dedicano tempo. È vero che tu vai a karate, ma sono loro che ti portano avanti e indietro!».
 
Quando hai potuto dire: ora sono una professionista?
«L’ho potuto dire a 27 anni quando sono entrata nell’Esercito. Il karate, tra l'altro, non è neanche disciplina olimpica. Lo sarà per la prima volta a Tokyo 2020: un evento che avrà molta risonanza. Comunque, fino ai 27 anni, non essendo professionista, mi allenavo come una matta, studiavo, facevo lavoretti per pagarmi le gare e le trasferte, senza sapere se sarebbe mai diventato il mio lavoro. Entrare nell’Esercito non è stato semplicissimo, ma ci sono riuscita».
 
Com’è il tuo allenamento quotidiano?
«Mi alleno due volte al giorno. La mattina eseguo esercizi di prevenzione, poi proseguo con la preparazione atletica, con i pesi o senza. Il pomeriggio lavoro sulla tecnica e sulla tattica, simulando dei veri combattimenti».
 
Chi è stato il tuo primo maestro quando sei entrata nella tua prima palestra?
«Quando sono entrata nella mia palestra, ASD Karate Ponte di Piave, ho conosciuto Paolo Moretto. Nell'arco del tempo è diventato un amico, un confidente, quando avevo 17 anni l'ho messo sotto pressing, ci siamo fidanzati e poi sposati… Abbiamo 19 anni di differenza. E il mio maestro è sempre lui. Da quando sono nell'Esercito, faccio 15 giorni a casa e 15 a Roma, presso il Centro Olimpico di Ostia».
 
Segui una dieta particolare?
«Sono seguita da un nutrizionista, Giovanni De Francesco, della Federazione. Lui mi cambia l'alimentazione a seconda dei periodi, perché dipende se facciamo lavori sulla forza o tecnici e tattici. La parola chiave, comunque, è equilibrio. Non sono un’estremista dell’alimentazione perfetta, mangio proteine e carboidrati, diciamo di tutto un po’, stando molto attenta alle quantità. Il dolce, però, me lo concedo durante il giorno perché è importante per l’umore. La cosa fondamentale è non andare sopra i 55 kg, che è la mia categoria di peso. Rischi di essere escluso se pesi 55 kg e un grammo!».
 
Quante rinunce da adolescente?
«Di sacrifici e rinunce se ne fanno tante. Quando esci da scuola, hai gli amici che vanno a giocare e tu vai in palestra. Il sabato e la domenica hai la gara e non esci. Sono rinunce, ma che non ho vissuto come tali. Io sapevo di avere un grande sogno davanti e quello era un passaggio necessario! Si tratta di scelte».
 
Qual è stata una vittoria importante? 
«Il campionato italiano: avevo 14 anni. È stata la prima volta sul podio! Sentire l'inno di Mameli, ricevere la medaglia, mi ha fatto capire che ero un piccolo campione! Lì è stata la prima volta che mi sono emozionata… e mi sono detta che forse ero forte e che quindi potevo pensare all'europeo e al mondiale!».
 
Tu sei in prima linea anche contro la violenza sulle donne.
«Appoggio un’associazione, Fare X bene Onlus, di Valentina Pizsalis, faccio anche io da testimonial contro la violenza sulle donne. Penso che da questo punto di vista lo sport e soprattutto le arti marziali possano insegnare tanto. Quando metti un bambino e una bambina in palestra a combattere insieme, il bambino impara a rispettare l'altro e la bambina impara che ha forza. Due messaggi importantissimi, anche perché il karate si insegna insieme a maschi e femmine. Solo in gara si è divisi. È fondamentale insegnare l’autodifesa per rendere le donne consapevoli del loro valore. Io anche insegno difesa personale: l'ho fatto anche con l'Esercito in Libano, durante una missione di pace».
 
Inoltre, sei in prima linea nella lotta al tumore.
«Appoggio la Lilt e la Fondazione Veronesi»·
 
Cosa c'è alla base del karate?
«Per prima cosa si insegna il rispetto. Basti pensare che si comincia e si finisce con il saluto, che è una forma di rispetto verso il luogo e le persone. Gli altri valori che vengono trasmessi sono quelli dell'autocontrollo, dell'equilibrio, del senso del tempo, della distanza».
 
Cosa provi quando sali sul ring?
«Una sensazione di libertà. Quello è il mio posto, è il luogo in cui riesco a esprimermi al meglio e dove ho meno pensieri possibili: svuoto la testa ed esprimo me stessa».
 
Rito scaramantico?
«Non sono molto superstiziosa. Quello che faccio sempre è stringermi la coda e andare!».     

 


UNA RAGIONE AL GIORNO
Celebrare uno stile di vita sano e la dedizione degli atleti italiani alle Olimpiadi di Tokyo attraverso un grande progetto di sport e solidarietà. Sono questi gli obiettivi del progetto di comunicazione “Verso Il Sol Levante”, promosso da Juice Plus+, azienda globale che opera in più di 20 Paesi, presente in Italia da oltre 20 anni. “Verso Il Sol Levante” vede come protagoniste d’eccezione quattro campionesse dello sport italiano: Elisa Di Francisca (Scherma), Sara Cardin (Karate), Irma Testa (Boxe) e Arjola Dedai (Atletica Leggera Paralimpica). Le atlete prestano il loro volto a una serie di video che hanno come filo conduttore il claim “Una ragione al giorno” e che sancisce il connubio tra le campionesse e Juice Plus+ .                                                                                                          

 


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