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Le Vibrazioni

Le vibrazioni in tour da novembre con Beppe Vessicchio

Gio 29 Ago 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
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Parte il prossimo 11 novembre dal Teatro Golden di Palermo il nuovo tour “Le Vibrazioni in Orchestra di e con Beppe Vessicchio”. Un binomio insolito, un accostamento nuovo, e per certi versi inatteso, quello tra il Maestro Beppe Vessicchio e la rock band milanese, che per la prima volta incontra la musica classica in un inedito viaggio live nei più importanti teatri d’Italia. 

Il 2019 tra l’altro è l’anno in cui, quattro amici con la passione per il rock e gli anni ‘70, Francesco Sarcina, Stefano Verderi, Marco Castellani e Alessandro Deidda, hanno celebrato i 20 anni di carriera, con un grande evento andato in scena lo scorso marzo al Mediolanum Forum di Milano. In radio un singolo, “L’amore mi fa male” che ha accompagnato l’estate 2019. 

Noi, tra un live e le prove a teatro, abbiamo incontrato Francesco Sarcina, frontman del gruppo.  

Chi è Francesco quando sveste i panni del leader de Le Vibrazioni che tutti conoscono? 
«Questa è una domanda alla Marzullo! Sempre la stessa persona, che cammina alle volte ad un metro da terra, che è figlio di quella dimensione percettiva e sensoriale che il palco sa dare. Parliamo di un vortice di energia dentro il quale il pubblico ti accompagna: è quasi come essere in trance. La musica mi rigenera e la uso anche per incanalare il dolore. A casa però ai panni della rockstar preferisco quelli del papà».

Vent’anni di musica come si raccontano? 
«La musica è qualcosa che non si fa, ma si vive. Se ti diverti, se giochi, se hai la passione, non ti rendi conto del tempo che passa, come quando da bambino ti sembrava che il tempo non esistesse, quando stavi in cortile coi tuoi amici. E invece, a ben guardare, sono passati 20 anni, anzi in realtà ho iniziato a suonare a 12 anni, quindi sulla carta ne sono trascorsi già 30. Se mi soffermo a pensare alle cose fatte, agli eventi, alle emozioni, alle gioie, agli amori, alle sofferenze, agli aneddoti, potrei scrivere un’enciclopedia».  

20 anni di (Le) Vibrazioni, 20 anni di musica: siete cambiati più voi o il mondo attorno?
«Il mondo è cambiato e cambia, inevitabilmente, e noi cerchiamo di stare in coda, di trasformarci insieme a lui. Anche se, ad oggi, di gente che ancora scrive e suona la sua musica ce n’è poca. Siamo nell’epoca della finzione, dei trucchi, degli auto-tune e questo registro di certo non ci appartiene. Come non ci appartiene la finzione, l’artificio. Oggi perfino la bellezza è diventata un fake, non ci si rende conto che non ha a che fare con l’estetica dell’addominale o delle unghie finte, ma con le forme, con le proporzioni, con lo stile. La dipendenza da like e da follower è preoccupante. È diventato tutto ostentato, spiattellato, uniformato. E questa tendenza si estende come un virus a tutto. Basta guardare cosa accade nel mondo della cucina».

Mescolate rock e pop, restate elettrici e allo stesso tempo popolari e melodici. Come ci riuscite? 
«Noi siamo cresciuti ascoltando gente come i Kiss, suoni potenti e rock, ma allo stesso tempo anche melodici. È stato naturale farci influenzare positivamente da questa corrente. Il problema in Italia però, ad esclusione di pochi eletti come Vasco, è che la chitarra in radio è meglio non sentirla. E di conseguenza adatti la tua musica. Geograficamente il paese dove nasci incide molto sul tuo futuro di musicista, in Inghilterra o in America, è tutta un’altra questione». 

A Milano le Olimpiadi invernali del 2026, la stessa città del video di “Dedicato a te” che tutti conoscono datata 2003.  Com’è cambiata la città in questi 20 anni?
«Milano sta vivendo un periodo positivo. Il nostro Sindaco, Giuseppe Sala, ha a cuore i temi legati alla musica e all’arte, cosa non da poco! La città si muove e il turismo vive, con una vocazione sempre più europeista. La città veniva da un momento un po’ buio, dove era diventato difficile fare musica dal vivo ed era più facile trovare dj set nei locali. Milano è cambiata tanto, diventa sempre più vivibile, anche a livello di mezzi pubblici e di traffico. Ci manca solo il mare, ma Sala ci porterà anche quello». 

La musica italiana come sta? 
«L’Italia è sempre stata una buona fucina di artisti fantastici. Il problema non è la reperibilità del talento, quanto il suo sfruttamento. È una ruota che gira sempre più vorticosamente, e la discriminante sono sempre i numeri. Noi, come Vibrazioni, abbiamo una storia di strada, siamo partiti facendo concerti per 3 persone, poi per 60 e infine avevamo la gente fuori dal locale che non riusciva ad entrare. Quelle erano sensazioni misurabili e non manipolabili, come possono essere invece i numeri su un social network. Questo percorso per noi è stato fondamentale e penso che lo sia stato tanto quanto sia pericoloso bruciare le tappe. Penso a programmi come “The Voice” o a “X Factor”». 

Suo figlio che musica ascolta e chi dei due influenza l’altro? 
«Sicuramente c’è uno scambio tra me e mio figlio. Al momento gli piacciono Ghali e Marracash. Si ascolta molta musica in casa e i giovani sono naturalmente influenzati dalle mode, che io per anagrafica e per formazione non seguo. Per il resto sono fermo su quello che penso, non mi faccio condizionare».
 


Entriamo in rete. I social hanno accorciato le distanze? 

 

«I social hanno cambiato la percezione delle distanze. Ti sembra di avere il mondo nelle tue mani, ma è solo un’illusione che a livello sociologico crea una sfocatura nella percezione della realtà. Le esperienze sono legate alla fisicità, non alla virtualità. Il mondo si vive con gli occhi, con le orecchie e con il tatto, non fai l’amore con un telefonino, non fai il bagno in un’isola caraibica dentro uno schermo. I numeri sui social per me rimangono numeri, li guardo da lontano e non mi toccano più di tanto. Anche perché le dinamiche che guidano quei numeri mi sono spesso oscure. A volte un video insignificante che però riguarda la mia vita privata riceve valanghe di like, più di quanti non ne ricevano i post legati alla mia musica. Da lì ho capito la ragione del grande successo dei talent, dove le performance dei ragazzi sono intrecciate con la loro vita privata, le loro emozioni e frustrazioni».

Nel 2015 da solista pubblica “Femmina”. Una domanda è in sospeso da allora… la musica è femmina? 

 

«Certo! La musica è decisamente femmina. Ho una visione divina della musica. Sei nelle sue mani, la veneri, la temi e speri che abbia pietà di te, come faresti con il Dio del mare in mezzo a una tempesta». 
 


“L’amore mi fa male” è stato il singolo dell’estate, ma non è solo un tormentone... 

 

«Non è solo quello, è certamente una canzone adatta all’estate, ma solo superficialmente. Se la ascolti bene, sentirai un racconto legato agli scheletri nell’armadio che ognuno di noi ha e agli amori che lasciano cicatrici. È molto attuale, almeno per quanto riguarda la mia sfera personale: puoi amare e fare un sacco di cose giuste o sbagliate, ma stai certo che ne uscirai con delle cicatrici che ti faranno male ad ogni cambio del vento. Devi essere bravo e forte a “metterti” in pace con te stesso: l’unica cosa veramente importante».

Ha scritto una canzone d’amore che racconta l’amore. Bene ci parli dell’amore ai giorni nostri.
«Mi sembra che tutto si sia ribaltato. Ho sempre associato l’amore alle lettere scritte, alle parole scelte, alle attese, ai gesti per conquistarla, ai sacrifici. Oggi invece l’uomo è sempre meno uomo e le donne sono sempre più uomini. C’è stato uno scambio di ruoli che ha confuso le parti e sbiadito il confine tra i due generi. Oggi l’uomo manca di coraggio e la donna ha carattere da vendere. La parità nei diritti ha certamente contribuito a questa trasformazione sociale, ma se ha avuto degli effetti positivi in ambiti più strettamente lavorativi, ha in parte snaturato il concetto di conquista, il rapporto uomo-donna».   

È cambiato anche il modo di fare musica oltre che di fruirla?
«Si è cambiato tutto, sia il modo di farla che di fruirla. Il mio modo invece è immutato e fatto sempre di pochi elementi: chitarra, voce, viaggio, stacco dalla realtà. È così che compongo».

Siete sempre stati molto attenti alle tematiche ambientaliste, nel 2008 il brano Drammaturgia e il primo video a emissioni ridotte di Co2 coinvolge personaggi del mondo del cinema e della televisione. Oggi sotto i riflettori una ragazzina con le trecce, Greta Tunberg. Cosa ne pensa di lei? Delle nuove generazioni? Siamo messi così male?
«Non siamo messi male per nulla. Greta dal mio punto di vista è un personaggio importante che fa da megafono alla voce del popolo nel mondo».



 

20 ANNI DI CARRIERA

Nascono nel 1999 dall’incontro di quattro amici con la passione per il rock e gli anni ’70: Francesco Sarcina, Stefano Verderi, Marco Castellani e Alessandro Deidda. Nel 2003, con “Dedicato A Te” conquistano il grande pubblico e pubblicano il primo album, “Le Vibrazioni”. Il 2017 è l’anno della reunion: il gruppo ritorna ad esibirsi per la prima volta insieme dopo 5 anni. Nel 2018 sono tra i protagonisti di Sanremo con il brano “Così Sbagliato”. Seguono i due singoli “Amore Zen” e “Pensami Così”, che, insieme al brano sanremese, contano 10 milioni di stream e 12 milioni di views su YouTube. Nel 2019 pubblicano il singolo “Cambia” e festeggiano i 20 anni di carriera con un concerto-evento al Forum di Assago.

 


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