acquaesapone Editoriale
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Una ribellione pacifica, ma inarrestabile

La grande testimonianza di un mite nonno italiano, registrata nel DNA di questo giornale

Gio 26 Set 2019 | di Alberico Cecchini | Editoriale
Foto di 5

Pacifico si chiamava il papà di mia madre e lo era davvero. Non l'ho mai visto arrabbiato e parlava poco, ma la sofferenza e l'ingiustizia che portava dentro senza lamentarsi sono nel mio cuore. Come il candore della sua bianchissima chioma e i suoi occhi profondi e teneri. 

Mi ricordo che allargava i denti della forchetta e non capivo perché. Solo recentemente ho scoperto che era un'abitudine comune a molti anziani cresciuti nella fame. Un modo per poter prendere più cibo quando il piatto era unico a centro tavola e piuttosto scarso, per cui ogni forchettata doveva essere più abbondante possibile, perché poteva essere l'ultima.

Nel '46, solo dopo un anno dalla fine della guerra, tornò a piedi malato dalla Serbia: era pelle ed ossa, dopo due anni di tremenda prigionìa, dimenticato dal mondo. Si salvò per miracolo da una pleurite spaventosa, aspirandogli molti litri di acqua dai polmoni.

Nonostante tutto ciò, non prese neanche la pensione di guerra, povero Cristo semi-analfabeta. Infatti, in una caserma gli fecero firmare con l'imbroglio un documento per cui rinunciava ad ogni risarcimento. Le pensioni servivano per i voti e si veicolavano solo agli amici. 

Un'altra ingiustizia assurda che mio nonno visse per tanti anni fu il prete che gli negava la Comunione solo perché aveva votato per i comunisti. Eppure lui continuava ad andare in Chiesa tutte le domeniche. A modo suo era un ribelle, ma senza rabbia.

I miei nonni sono stati una testimonianza di  nobiltà vera, il vero spirito italiano e cristiano di giustizia e solidarietà. Oltre ogni fascismo, comunismo o clericalismo.

Questo stesso spirito anima la mia vocazione di editore, di ribellione contro ogni tipo di potere, che, invece di servire, sottomette le persone. Una ribellione contro le ingiustizie del potere a danno dei più deboli. Una ribellione positiva, pacifica, inesorabile, inarrestabile, non negoziabile. 

Queste non sono parole: da 18 anni produciamo informazione indipendente sul serio, finanziata dalla pubblicità. Ma pubblicità vera, non contributi per 'ammorbidire' la linea editoriale con cui tanti poteri forti hanno inondato di soldi i principali giornali italiani, condizionandoli. Quei soldi lì noi non li abbiamo mai visti: i nostri bilanci lo testimoniano. E il gradimento dei lettori anche! 

Condividi su:
Galleria Immagini