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Quel passaggio chiamato asilo

L’asilo nido può favorire l’attitudine scolastica, ma a volte costa troppo...

Gio 26 Set 2019 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Stavo seduta al mio banco, non mi alzavo per giocare con gli altri durante la ricreazione, faticavo a interagire con i compagni e la maestra. Il mio impatto con la scuola è stato piuttosto sofferto e mi sono sempre chiesta se la cosa abbia avuto a che fare con l’aver saltato l’esperienza di nido e scuole materne. Prima di iniziare la scuola elementare, trascorrevo le mie giornate a casa con mia nonna, in attesa che i miei genitori tornassero dal lavoro, e per la maggior parte del tempo giocavo per conto mio. Era un’epoca in cui gli adulti non passavano ore a giocare con i bambini, a cui si lasciava più spazio di oggi. Sicuramente quel tempo da sola mi ha aiutata a diventare indipendente, ma forse, se fosse andata all’asilo, il primo distacco dalla famiglia, quello che si avverte quando iniziano le scuole elementari, sarebbe stato più morbido.

Ancora oggi questa esperienza è negata a tantissimi bambini e non perché ci siano ancora tanti nonni pronti ad accudire, ma perché l’asilo può essere economicamente molto impegnativo per una famiglia. E così, mentre si spendono tante parole vuote su quanto l’Italia dovrebbe promuovere l’occupazione femminile, i dati ci dicono che l’offerta di asili nido pubblici, che tanto sarebbe utile per rendere più facili la conciliazione di vita e lavoro per mamme e papà, è ancora largamente insufficiente. Nello scorso settembre un rapporto di Save the children ha svelato che in Italia solo un bambino su dieci può accedere a un asilo nido pubblico. In alcune regioni, vedi Calabria o Campania, le opportunità sono ancora più rare e prossime allo zero: vengono accolti il 2,6 e il 3,6% dei bambini rispettivamente.

C’è un altro aspetto interessante del rapporto: 653 bambini tra i 3 anni e mezzo e i 4 anni e mezzo sono stati sottoposti a quiz e test per verificare il loro grado di preparazione ad affrontare la scuola. Il 47% dei bambini che avevano frequentato il nido è stato in grado di rispondere correttamente ai quiz, contro il 41% dei bambini che hanno trascorso l’infanzia a casa. Chiaramente, l’asilo non è l’unico fattore che influenza positivamente l’attitudine scolastica, contano tante cose, incluso il rapporto con i genitori. Ma il rapporto suggerisce che anche l’asilo è importante.
Il nuovo governo ha inserito tra gli obiettivi del proprio programma l’allargamento dell’offerta di asili nido pubblici, il che farebbe ben sperare, se non fosse che questa promessa è presente in tutte le dichiarazioni solenni dei governi nascenti, insieme a quella di fare un’attenta spending review, eppure gli stanziamenti per realizzare questo obiettivo non si vedono mai.
Il risultato è che ogni famiglia è costretta a spendere centinaia di euro al mese per nidi privati che, oltretutto, non sempre garantiscono la professionalità del personale e la validità dei metodi didattici. Non che il pubblico sia necessariamente superiore al privato, ma per una famiglia sarebbe importante almeno che le strutture fossero tutte controllate e con una qualità minima garantita. 
Per un Paese che annovera tra i primi responsabili della propria crisi infinita il calo delle nascite è davvero strano vedere che in tanti hanno promesso e non hanno poi mantenuto. Non so se sia per questa lacuna che molti esitano a fare figlia, ma di certo, se non si hanno i nonni vicini pronti ad aiutare, per le giovani famiglie può essere un rompicapo.
Non resta che sperare che questa volta sia diverso. Si è parlato addirittura di finanziare nidi condominiali, ipotesi di cui parlammo in una puntata di questa rubrica molti anni fa, quando raccontammo il fenomeno delle “tages mutter”, una via di mezzo tra il nido vero e proprio e la tata di fiducia. 
Staremo a vedere. 
 

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