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Elle Fanning: Ballo da sola

Enfant prodige, Elle Fanning avrebbe potuto perdersi per strada. E invece resta una delle giovani attrici più preparate della sua generazione…

Gio 26 Set 2019 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Con i tacchi vertiginosi sfiora i due metri di altezza e per guardarla bisogna alzare il naso all’insù. Elle Fanning sembra una giovane ninfa dei boschi nel suo abito floreale, che ti viene incontro allargando le braccia e stringendoti le mani con dolcezza. Si presenta strizzando gli occhi e lanciandosi in un sorriso timido. Aspetta che lo ricambi e solo allora si rilassa, quasi temesse che il mondo potesse farle male. Per anni è stata solo la “sorellina di Dakota”, ma adesso balla – e canta – da sola. Guarda in faccia le sue paure e le sfida, come ha raccontato stretta nella sua poltroncina bianca accanto a una gigantesca vetrata con vista sui monti al Festival di Giffoni. La sua emozione è palpabile, perché è alla vigilia di una “prima volta” importante. Con il film “Teen Spirit”, infatti, si mette in gioco come mai prima d’ora, esibendosi dal vivo davanti al pubblico. Certo, ha sognato varie volte di fare la cantante e sa di avere una voce angelica, ma non era mai stata sotto i riflettori, mettendo a nudo le emozioni così.

Come affronta quello che la spaventa?
«Faccio un respiro profondo e mi ci butto. Nel caso di “Teen Spirit” ero elettrizzatissima all’idea di fare finalmente un musical. A dirla tutta, in cima alla lista dei desideri professionali c’era proprio quello d’interpretare una cantante. Volevo cimentarmi nella coreografia, nella performance e non vedevo l’ora. È stata più dura del previsto e dopo tre mesi di lezione da un vocal coach mi sembrava comunque un passo spaventoso da fare. Starmene lì, da sola, davanti a tutti, tirando fuori con la voce tutta l’anima. Rispetto alle lezioni di canto del liceo è stato un bel salto».

Voleva essere perfetta?
«Santo cielo, no. È questo il bello... per il mio personaggio Violet, che io avevo licenza di sbagliare, comunque ho fatto una full immersion di tutti documentari sulle popstar per capire cosa si provasse a stare lì, di fronte al pubblico, praticamente nudi nel mostrare le proprie emozioni».

Si è messa nelle mani di un esordiente, ma ricorda invece cos’ha imparato dai registi del suo passato?

«La mia fortuna è stata quella di lavorare fin da piccola con grandi maestri e non ho mai preso neppure una lezione di recitazione. Mi basta guardarli all’opera sul set per assorbire il loro processo, ma oramai non riesco più a distinguere da chi abbia imparato i singoli insegnamenti. Ho un animo curioso e attento e cerco di captare il più possibile da ogni esperienza».

Lei si è data anche al doppiaggio nel cartoon “Ballerina”, sempre per restare in tema di declinazioni artistiche diverse. Le piace il genere?
«Moltissimo… anche se il mio preferito resta “Monster University”, che amo più dei precedenti e di cui non vedo l’ora di vedere la serie animata. Uno dei miei desideri di recente è stato riuscire a portare mia madre al cinema per vedere “Toy Story 4”, visto che lei non trova mai il tempo di andarci, ma ci credi che non ci sono ancora riuscita?».

Ha mai pensato di mollare?

«Non credo di aver mai subìto una pressione tale da spingermi a considerare di smettere. Comunque, se ti lasci schiacciare dalla paura vince lei e finisci davvero in luoghi oscuri. Ogni difficoltà invece va vista come un regalo e volta al positivo».

Sembra impossibile credere che abbia ricevuto dei rifiuti nella sua carriera.
«Ah, sì, a bizzeffe: ho sperimentato molti “no”, ma sono proprio quei momenti a testare il tuo carattere e il sacro fuoco dell’arte che ti porti dentro. Ancora oggi credo che i provini siano alcune delle situazioni più spaventose della vita. Magari ti prepari a lungo, ci metti tutta te stessa e poi ti liquidano. È naturale pensare: «Cosa c’è di sbagliato in me?». Da quei rifiuti ho imparato a voltare pagina in fretta e a dar valore agli insuccessi tanto quanto le vittorie».

Adesso che siete cresciute, com’è cambiato il rapporto con sua sorella?

«Continuiamo a condividere tutto, ma per lavorare insieme credo serva il progetto assolutamente perfetto, perché non vogliamo sprecare la prima occasione del genere. Da adulte la differenza d’età si sente molto meno, è la mia unica sorella, la mia migliore amica e la mia ispirazione».

A Hollywood lei è adorata come una divinità. Cosa ne pensa della bellezza?
«Per me è vedere attrici di una certa età che invecchiano con grazia e si accettano con gioia. Sono lo spettacolo più bello da vedere, perché questo le rende più umane e più vicine ai personaggi in cui tutti s’identificano, senza ricorrere alla chirurgia plastica. D’altronde la bellezza è quella che vedi dentro».




E’ nata una stella

Mary Elle Fanning è una stella dal giorno in cui è nata o quasi, 21 anni fa. A pochi mesi di vita già interpretava sul set la versione bebè della sorella maggiore Dakota e da allora non ha più smesso. Tra passerelle e set, ha lavorato per i maggiori registi al mondo, da Tony Scott a Francis Ford Coppola fino a J.J. Abrams. E dal 29 agosto arriva in sala con “Teen Spirit”, film presentato in anteprima al Giffoni Film Festival e storia di debutto di Max Minghella, il figlio di Anthony. Intanto, il 3 ottobre torna al cinema per Woody Allen con “Una giornata di pioggia a New York” e il 17 indossa nuovamente i panni della principessa Aurora nella moderna rivisitazione de “La bella addormentata nel bosco” accanto ad Angelina Jolie per “Maleficent 2: signora del male”. Volto della campagna di Tiffany 2018, ha fin da piccola coltivato molti talenti artistici che l’hanno poi portata giovanissima ad essere scelta quest’anno nella giuria del Festival di Cannes.

 


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