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Enrico Ruggeri: La musica non come un gratta e vinci

Enrico Ruggeri lascia il microfono e torna in tv in prima serata per parlare di musica

Gio 26 Set 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
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Enrico Ruggeri posa il microfono e torna alla conduzione, con un programma tutto suo in prima serata su Rai1 a partire dal 16 novembre. “Una Vita Da Cantare”, trasmesso sull’ammiraglia Rai, sarà un vero e proprio racconto sui cantautori italiani e la musica italiana vista nel periodo di massima creatività, gli anni ‘70/’80. Enrico lo abbiamo incontrato al SUMMER FEST, sul palco del Palmanova Outlet Village, ad Aiello del Friuli (Udine) .

Chi è Enrico Ruggeri?
«Una persona curiosa, che ama cambiare, all’eterna ricerca di nuovi stimoli».

È stato annunciato tra le migliori novità del palinsesto RAI.
«Provo una sensazione particolare, soprattutto oggi che tutti ripetono che la musica in tv non fa ascolti. E io, da buon “contrario” quale sono, penso che sia troppo importante fare cultura attraverso la musica. È immediata. È più facile comunicare un messaggio attraverso una melodia piuttosto che con un manifesto. Mi sembra che ci sia un grande bisogno di dire cose intelligenti in tv».

Lei è il rocker sanguigno di ispirazione punk e il cantante d’autore intimista. Come procede la convivenza? 
«Questa convivenza forzata tra le mie due anime dura da 20 anni e il denominatore comune sono i miei testi e la mia voce. Alla base c’è sempre un testo, che è un prato sul quale edificare qualcosa. È un terreno su cui far crescere messaggi importanti».

Per i cantautori, oggi, quanto è difficile scalare le classifiche?
«È quasi impossibile, però nobilita il loro stesso lavoro. I cantautori oggi fanno musica di rivalsa sociale. Il cantautorato non fa “i numeri”, difficilmente riempirà gli stadi o scalerà le classifiche. Ma è nella musica stessa che l’autore trova la sua ricompensa più grande».

I social hanno accorciato le distanze?
«Fortunatamente ho pochi haters e di fan non ne ho milioni, ma sono di qualità. Hanno abbattuto le barriere. La parte che fatico a comprendere è quella in cui tutti sono presidenti del consiglio, allenatori della nazionale o discografici che ti insegnano a fare un album. Quella mediocrità non mi appartiene».

Il compito della musica d’autore è quello di aprire gli occhi?
«La musica può e deve suggerire riflessioni. Ha un compito sociale importante. Basta guardare personaggi come John Lennon, Bob Dylan o eventi come il concerto per il Bangladesh del ‘72 e quello che la musica ha fatto per cause come la guerra del Vietnam o la fame nel mondo. Oggi gli intenti dei musicisti sono più sterili. Sembra essere più importante avere un’auto bella piuttosto che un mondo più bello. Sicuramente c’è stata una regressione a livello culturale e i social fanno da cassa di risonanza. Sono cresciuto con Jim Morrison, i Beatles, David Bowie e Lou Reed, stagioni irripetibili in cui la musica fermava le guerre».

Suo figlio maggiore ama il teatro, la musica, la scrittura. Fa il cantante. È merito suo?
«Il DNA è qualcosa di preciso, non credo sia completamente immune dalle mie influenze. Detto ciò non voglio avere figli devoti al padre. Voglio che siano loro stessi, sempre».

Il processo di scrittura delle sue canzoni… ci dà delle coordinate?
«L’ispirazione è qualcosa che non calcoli. Ti guardi intorno e cerchi spunti, senza accorgertene. Così ti ritrovi, dopo molto tempo, a riconoscere in un testo che stai scrivendo un ricordo, un’emozione o la parola di un amico».

È cambiato il modo di fare musica oltre che di fruirla.
«Una volta per fare musica dovevi cercare persone che condividessero con te la stessa passione. C’era un senso di aggregazione che va sparendo. Adesso, basta un tablet e qualche programma per realizzare un brano. La musica è una disciplina e come tale va vissuta, con impegno, costanza e sacrificio. La musica non è da “tentare” come fosse un gratta e vinci». 



DI NUOVO INSIEME


Enrico Ruggeri (Milano, 5 giugno 1957) è un cantautore, scrittore, conduttore televisivo e conduttore radiofonico italiano, vincitore di due edizioni del Festival di Sanremo, nel 1987 cantando una delle più belle canzoni italiane di sempre: "Si può dare di più", firmata e interpretata dal trio Enrico Ruggeri, Gianni Morandi e Umberto Tozzi, e nel ‘93 compie l'impresa e vince per la seconda volta Sanremo con "Mistero", primo brano rock a trionfare nella città dei fiori. Alla sua opera di musicista ed interprete, Ruggeri affianca sempre più frequenti attività come scrittore di romanzi, racconti e poesie e conduttore televisivo.

 


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