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Finanza islamica (come il kebab)

Il sistema Islamico potrebbe Rilanciare quello italiano e favorire l’integrazione

Gio 26 Set 2019 | di Marco Marcocci | Soldi
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“Halal”, chissà quante volte vi sarete chiesti cosa sta ad indicare questa “strana” parola che, sempre più spesso, compare nelle insegne dei negozi e tra i prodotti presenti negli scaffali del supermercato.
La risposta è semplice: in questo contesto halal indica che la merce in vendita è stata realizzata anche per soddisfare le esigenze dei consumatori musulmani. Questi, infatti, sono tenuti a rispettare le regole imposte dalla propria fede in qualsiasi azione del loro vivere quotidiano, come fare la spesa, mangiare, vestire, pregare e così via e halal certifica, appunto, che siamo al cospetto di qualcosa che è in linea con i principi coranici.
Anche la gestione dei soldi, sia dei piccoli risparmi sia degli ingenti capitali, deve avvenire, per i seguaci dell’Islam, seguendo certi dettami e ciò determina che ci troviamo di fronte ad una finanza che, per molti aspetti, è diversa da quella convenzionale.
Benvenuti nella finanza islamica, un pianeta immenso, il cui mercato globale degli asset vale circa 3 trilioni di dollari e, a giudicare dal ritmo di crescita, gode di ottima salute.
La finanza islamica è un modello finanziario (ed economico) in cui il complesso delle transazioni, dei processi e dei contratti trova fondamento nei dettami del Corano e, più precisamente, nella Shari’a (letteralmente “via”, “strada”) che costituisce il versante normativo della legge coranica.
La Shari’a, tra l’altro, dispone quattro divieti fondamentali che vanno ad impattare nella strutturazione delle transazioni commerciali e finanziarie. Questi sono: riba (interesse); gharar (incertezza contrattuale); masir (speculazione); haram (settori proibiti).
Il riba sancisce il divieto di chiedere interessi, che sono considerati una forma di usura: il denaro non può remunerare il suo uso, quindi qualsiasi forma di aumento pattuito del capitale dato in prestito è sinonimo di ingiustificato arricchimento.
Il gharar vieta di effettuare transazioni che presentino un alto livello d’incertezza, intesa sia come aleatorietà insita del contratto che come carenza d’informazioni sull’operazione.
Il masir nega il permesso ad intraprendere operazioni che siano altamente speculative o eccessivamente legate al caso.
Infine l’haram indica tutto ciò che è proibito; con riferimento al settore imprenditoriale e finanziario, ad esempio, sono negati alcuni settori quali quello degli alcolici, della lavorazione di carni di maiale ed altri.
Appare chiaro, quindi, quanto un’offerta finanziaria shari’a compliant possa differire da quella convenzionale e, anche se sono passati più di cinque decenni dal “lontano” 1963, anno in cui l’economista egiziano Ahnmad al Najjar fondò la prima banca islamica, i prodotti erogati dall’industria finanziaria islamica conservano le loro peculiarità.
In Italia, dove un migrante su tre - circa 2 milioni di persone - è di fede musulmana e gli esercizi commerciali, sia della grande distribuzione sia al dettaglio, si stanno specializzando nella vendita di prodotti loro dedicati, la finanza islamica potrebbe perseguire un duplice obiettivo. Da una parte rilanciare un sistema bancario e finanziario  e, conseguentemente, il “sistema Italia”; dall’altra favorire l’integrazione tra culture diverse. Perché non provare, il kebab c’è riuscito!                                                           

NELLA NOSTRA VITA
La finanza islamica è presente nella nostra vita di tutti i giorni molto più di quanto possiamo immaginare. I fondi sovrani di ricchi paesi come il Qatar, il Kuwait, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Bahrein stanno conquistando il mondo. Ecco spiegato perché, ad esempio, grandi complessi alberghieri nelle zone turistiche di tendenza sono di proprietà di facoltosi sceicchi arabi così come blasonate squadre di calcio europee, come il Manchester City o il PSG.
Giocoforza la finanza islamica, da qualche tempo, sta acquisendo sempre più popolarità, allo stesso modo dei prodotti islamici al supermercato.

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