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Olio di ricino: ritorno al futuro

Il toccasana per ogni malanno oggi rende la mobilità più sostenibile: dall’olio di ricino si estrae olio da trasformare in biocarburante

Mar 29 Ott 2019 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

I meno giovani lo ricordano con un misto di nostalgia e terrore. Per anni l’olio di ricino è stato somministrato ai bambini come toccasana contro ogni tipo di malanno. Oggi, invece, questa pianta può aiutare a sostenere la transizione verso una mobilità più sostenibile, partendo dai campi e arrivando alle pompe di carburante. Eni ha avviato un progetto pilota di coltivazione di piante di ricino in Tunisia per estrarre olio da trasformare in biocarburante nelle bioraffinerie italiane, come sostituto dell'olio di palma: si tratta infatti di una pianta che ha bisogno di poca acqua - anche non potabile - che ben si adatta anche alle zone semi-desertiche. Nella lunga corsa verso combustibili più rispettosi dell’ambiente, d’altronde, l’agricoltura gioca ormai un ruolo fondamentale: se già da alcuni anni è partito il processo di trasformazione delle tradizionali raffinerie in bioraffinerie per produrre carburanti più puliti e di alta qualità, negli ultimi tempi è in continua crescita l’impegno per studiare come estrarre oli da materiali diversi, dalla paglia di grano a quella di mais. 
Dai campi coltivati alla mobilità
Nasce proprio con queste finalità l’accordo siglato tra Eni e Coldiretti, che punta a promuovere un’agricoltura sostenibile per l’ottimizzazione dei consumi energetici, la conservazione dell’ambiente e l’impiego sostenibile dell’acqua, anche attraverso l’uso di strumenti digitali e di tecnologie rinnovabili. L’obiettivo è decisamente ambizioso: sviluppare nel settore trasporti la filiera italiana del biometano avanzato, prodotto da rifiuti, valorizzando gli scarti e sottoprodotti ottenuti dall’agricoltura e dagli allevamenti; si punta alla creazione della prima rete di rifornimento per gas “verde” agricolo, per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi entro il 2030. Come ha sottolineato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, “sfruttando gli scarti agricoli delle coltivazioni e degli allevamenti i mini impianti per il biometano possono arrivare a coprire fino al 12% del consumo di gas in Italia”. Il nostro Paese, che già vanta un sistema agricolo tra i più sostenibili in Europa, ha insomma “le carte in regola per passare da un sistema globale che produce rifiuti verso un nuovo modello economico circolare legato ai territori e in grado di portare vantaggi a tutti: dagli agricoltori alle industrie, fino ai consumatori”. Circolarità, appunto, applicata a settori che rivestono un ruolo strategico dal punto di vista economico, occupazionale e ambientale.
 

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