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Crowd che? Crowdfunding

Come funziona e quanto si puņ raccogliere: ecco come sostenere i propri sogni

Mar 29 Ott 2019 | di Marco Marcocci | Soldi

La necessità aguzza l’ingegno, recita un famoso detto popolare. Questo proverbio calza alla perfezione con il crowdfunding, la modalità sempre più diffusa sul web per raccogliere fondi dal basso, alla quale possono aderire liberamente i benefattori stimolati dalla bontà del progetto per il quale sono richieste risorse. Il crowdfunding, in altre parole, ricopre un ruolo fondamentale quando un’idea, o meglio un progetto, rischia di rimanere un sogno nel cassetto di chi lo ha pensato perché non riesce a trovare, tramite i canali tradizionali di accesso al credito, il necessario finanziamento per la sua realizzazione.

Ecco quindi il ricorso a questa valida alternativa che mira a coinvolgere la massa per raggranellare il denaro necessario per il compimento del progetto. Non per niente il termine crowdfunding è formato dalle parole inglesi “crowd” che significa folla e “funding” che vuol dire finanziamento e, grazie all’affollamento di internet, il bacino dei potenziali finanziatori è immenso. A giudicare dai numeri, il crowdfunding in Italia inizia a girare per il verso giusto: nel 2018 sono stati raccolti dalle piattaforme presenti sul web oltre 111 milioni di euro e il trend cresce a ritmi vertiginosi. Sommando anche quanto raccolto negli anni precedenti, la raccolta complessiva del crowdfunding tricolore ha sfiorato i 245 milioni di euro.


LE FORME DEL CROWFUNDING
Sono diverse le tipologie in cui può presentarsi il crowdfunding, ciascuna delle quali con proprie peculiarità anche (e soprattutto) con riguardo all’intensità del rapporto tra finanziatore e progetto finanziato. Così troviamo la forma donation, utilizzata soprattutto dagli Enti del terzo settore, dove il finanziatore si limita a fare una donazione senza ricevere nulla in cambio; in questo caso la folla partecipa al progetto con un intento caritevole e filantropico.
Vi è poi la struttura reward, dove è prevista una ricompensa, simbolica oppure commisurata all’entità dell’investimento, per coloro che effettuano una donazione.
Con il crowdfunding, nella versione lending,  è possibile prestare i soldi. In pratica la piattaforma mette in contatto la domanda con l’offerta gestendo le richieste di finanziamento e ricercando soggetti disponibili a partecipare all'erogazione di questo a favore del richiedente. L’investitore riceverà in cambio la remunerazione del capitale prestato, ovvero gli interessi, oltreché, naturalmente, la restituzione di quanto prestato. Questa tipologia di crowdfunding è chiamata anche peer-to-peer landing (P2P lending) e anche social lending e per sua natura, trattandosi di intermediazione creditizia, l'attività è sottoposta alla normativa sul credito e alla vigilanza della Banca d'Italia.
Con l’equity crowdfunding gli investitori, a fronte del finanziamento, ottengono la partecipazione al capitale dell’impresa finanziata (di solito una startup), in altre parole ne divengono soci. Si tratta di un investimento molto rischioso poiché se l’iniziativa imprenditoriale finanziata non avrà il successo auspicato, si rischia di perdere del tutto o in parte il denaro investito. E’ pur vero il contrario: se l’impresa avrà successo le azioni possedute si alzeranno di valore e, quindi, vendendole si potrà percepire un profitto oppure, mantenendole, si potranno incassare dei dividendi. L’equity crowdfunding è soggetto ad una rigida normativa e le piattaforme autorizzate a svolgere tale attività d’intermediazione sono consultabili nel sito internet della Consob, l’Autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari.
Nello scenario nazionale esistono un’ottantina di piattaforme per il crowfunding, la maggior parte delle quali, circa cinquanta, per le tipologie donation e reward, più facili da realizzare in quanto attualmente non vincolate da regolamentazioni. Nel 2018 queste piattaforme hanno raccolto fondi per quasi 18 milioni di euro e i progetti sostenuti sono stati di varia natura con un tasso di successo intorno al 60%. Ogni campagna di raccolta fondi prevede, infatti, il raggiungimento di obiettivo (solitamente l’importo necessario per l’esecuzione del progetto) entro un certo lasso temporale che, nel caso in cui non fosse raggiunto, può presupporre anche la restituzione dei fondi al donatore (modello di raccolta all-or-nothing). 
 

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