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Quando sferruzzare fa bene alla salute

La salvaguardia dell’ambiente e del benessere del paziente nell’economia circolare promossa dall’associazione “Gomitolo Rosa” dell’oncologo Alberto Costa

Mar 29 Ott 2019 | di Marzia Pomponio | Salute
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Si chiama knitting therapy, dall’inglese to knit, letteralmente sferruzzare, lavorare a maglia, ed è un efficace antidoto allo stress. A dirlo ora è anche la scienza ma un medico oncologo, il Prof. Alberto Costa, riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo all’avanzamento della cura dei tumori al seno, per quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, lo aveva già intuito anni fa, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami. A Biella, la sua città, famoso tempio della lana italiana fin dal Medioevo, in quasi ogni famiglia si filava la lana ma con il passare degli anni, mentre l’abitudine di lavorare a maglia si è persa, è aumentato l’allevamento di pecore in risposta alla forte domanda di carni ovine, con la conseguenza di un esubero di lana tosata che spesso gli allevatori bruciano illegalmente per sopperire ai costi esosi dello smaltimento, con gravi ripercussioni sull’ambiente.  

Nasce così, nel 2012, “Gomitolo Rosa - Il filo che unisce”, l’associazione no profit con sede a Biella che coniuga solidarietà e salvaguardia dell’ambiente attraverso il recupero della lana autoctona in esubero, portata a nuovo grazie al lavoro di piccole industrie. 


TRE OBIETTIVI
Tre gli obiettivi: promuovere il lavoro a maglia con i laboratori tenuti da insegnanti volontarie all’interno di ospedali e strutture che si occupano di salute, come attività terapeutica per ridurre l’ansia soprattutto in pazienti oncologici e i loro familiari; recuperare la lana autoctona in sovrapproduzione attraverso la realizzazione di manufatti (sciarpe, maglie, pochette, guanti, ecc.) da destinare a soggetti più deboli (anziani, bambini, pazienti, disabili, disagiati); promuovere campagne di sensibilizzazione per diverse patologie indicate con colori diversi e sostenere gruppi e associazioni operanti nel mondo della salute della donna, in particolare impegnati sul fronte del tumore al seno, prima causa di mortalità femminile in Italia. 
«In medicina la relazione umana è fondamentale, soprattutto nella parte della medicina che presuppone un contatto con il paziente, non si può fare solo in modo tecnologico. Noi ci occupiamo di quella medicina che porta con sé anche la relazione umana», ha dichiarato il dott. Alberto Costa, presidente dell’associazione. 

SETTE ANNI INSIEME 
In sette anni di attività sono 95mila i gomitoli realizzati e distribuiti nelle sale di attesa di oltre 200 ospedali italiani, 10mila i kg di lana in esubero recuperati e riciclati, 15mila i lavori realizzati, 150 i gruppi amatoriali di lavoro a maglia e associazioni che su tutto il territorio nazionale hanno aderito ai progetti di “Gomitolo Rosa”, 14 i colori che hanno affiancato il rosa dell’esordio, abbinato, secondo il codice internazionale, al tumore del seno. Gli ultimi manufatti solidali realizzati sono l’elefantino giocattolo a supporto della Sindrome di Ondine, una malattia genetica rara che coinvolge il sistema nervoso, e la copertina Luisella, un progetto di maglia solidale in collaborazione con l’Associazione Tentacoli d’amore TIN Como, un gruppo di volontarie impegnato nel lavoro a maglia per i bambini prematuri, e l’Associazione Gocciadopogoccia Onlus, che offre assistenza alle famiglie dei bambini nati pretermine della TIN dell’Ospedale Valduce di Como. 
 

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