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Il nostro parto in casa: non solo sicuro, ma anche gioioso

Dopo tanti articoli e inchieste su gravidanza e nascita, racconto quello che ho vissuto con mia moglie che ha dato alla luce la nostra seconda bimba in casa: vita e poesia allo stato puro

Mar 29 Ott 2019 | di Francesco Buda | Attualità

Le due ostetriche, in partecipe silenzio misurano il battito cardiaco della piccola. «Perfetto». Sara, mia moglie, invoca Gesù e intanto si sente e mi sente. 

Le sto accanto, in silenzio. Poco dopo, finalmente la testolina della cucciola che affiora, scorgo i capelli. Un altro po' ed eccola! Sta benissimo. È il “nostro” parto in casa. Sicuro, felice, stupendo, rispettoso della mamma e della pupetta. Sì, sono un maschio e può sembrare improprio quel “nostro”. 

La fatica è della donna. Eppure sento di poterlo raccontare così. Nessuno a mettere ansia dicendo «spingi, sbrigati». Niente smanie da orologio. Le due grandiose ostetriche presenti, in amorevole silenzio, attentissime, senza  apprensione dinanzi a questo sacro evento. Senza il camice. Quando la cucciola esce la mettono subito in braccio alla mamma: le servirà a prendere i batteri materni per diventare subito più forte. Non le tagliamo subito il cordone. Non serve. Anzi, è meglio fare il contrario: il sangue cordonale è della neonata e deve tornare tutto a lei. 
L'ho imparato studiando ricerche e intervistando neonatologi e ostetriche per i miei articoli sul percorso nascita, in questi anni. 
Stavolta, ho visto coi miei occhi mamma e bimba esprimere al massimo le loro potenzialità, come dicono i migliori esperti in materia e come ho scritto tante volte. L'Io Potenziale l'ho visto agire come non mai. Cioè le energie più profonde, messe da Dio nella Persona, di cui parla Padre Angelo Benolli e che ho visto testimoniate innanzitutto nelle missioni africane, sudamericane e indiane che questo missionario, scienziato e sacerdote sostiene con migliaia di italiani. È stato un percorso: l'ostetrica ci ha seguito passo passo. Sostenendoci anche nelle nostre dinamiche di coppia. Nemmeno una visita ginecologica. Semplicemente perché non ce n'era bisogno, come suggeriscono le linee guida mondiali, quelle del Ministero della salute e quelle regionali. Se una gravidanza corre liscia, senza complicanze, basta e anzi si raccomanda l’assistenza dell'ostetrica. Il ginecologo serve senz'altro, come patologo: entra in gioco se vi sono problemi. La gravidanza non è una malattia e nella stragrande maggioranza dei casi non presenta disturbi. Come nel nostro caso. Semmai, quello che tutti abbiamo in testa è la donna adagiata sul lettino, in posizione orizzontale. Lo vediamo nei film. 
E molto spesso accade negli ospedali: ma è questa l'unica posizione sconsigliata dall'OMS. Eppure è ancora molto praticata. Stavolta non da noi. Morale: nemmeno un punto, nessuna strana “manovra” (tipo la Kristeller, eseguita su mia moglie per far venir fuori la prima figlia). Kriste...che? Kristeller: ti sale una sul pancione, inizia a schiacciare sulle costole, che a volte si fratturano. Nel nostro caso avevano anche usato la cinghia per stringere di più… A proposito di punti: l'altra volta l'ultimo punto andò via dopo due mesi (addetti ai lavori mi dicono che in media basta un mesetto), con vari tipi di disagio, fisico e soprattutto interiore. Non sapremo mai quanti punti le hanno messo. 
Non abbiamo avuto il coraggio di richiedere la cartella clinica. Troppo amaro è stato il percorso per tornare alla normalità. Chiedo ancora scusa se sono diretto: l'ostetrica che la visitò (a casa nostra) dopo quel primo parto parlò di “mutilazione genitale”. Spero di non rovinare la poesia, di non disturbare la lettura a nessuno né di infastidire ingiustamente od offendere i tantissimi medici e operatori sanitari che si danno da fare con grande passione e competenza. Vorrei che nessuno si sentisse sotto accusa. 
Ma la realtà è anche questa. Basta guardare le ricerche e i dati epidemiologici che tante volte abbiamo pubblicato su questa rivista. Uno su tutti: rapporto Istisan 12-39, dell'Istituto superiore di sanità. Succede molto più spesso di quel che si crede o si vuol credere. Essere incappati in certe pratiche sbagliate, inutili e dannose ci ha aiutato a fare questo grande, normalissimo passaggio: far nascere la seconda bimba a casa nostra. «Siete pazzi… Che coraggio! E se succede qualcosa?», questo e altri simili allarmi ci siamo sentiti dire in questo percorso. Forse, strano sarebbe stato per noi tornare a far estrarre una figlia sotto i neon, con l'orologione grande in bella vista che ti dice “sbrigati”, nell'unica posizione sconsigliata dall'OMS (in orizzontale) e con il cinturone del monitoraggio intorno alla pancia (altra pratica di routine, ma da non eseguire secondo l'OMS, perché disturba e limita la libertà di movimento della partoriente). Così era successo a noi. Qualche dato terra terra. Prima figlia: 8 ecografie e altrettante visite ginecologiche, 2 chili e 800 grammi, parto in un grande e rinomato ospedale di Roma, con epidurale... 7 ore per farla uscire, una sfilza di punti (l'episiotomia, taglio del perineo e vagina, lo chiamano “aiutino”) e sofferenze post partum in mia moglie. A cascata, tanto disagio pure sulla piccola e addosso a me. 
Seconda figlia: 2 sole ecografie, 4 chili e 100, niente “aiutini”, niente epidurale, zero punti, uscita dopo 2 ore. Come? 
È nata in casa. Il parto a domicilio è sicuro e meraviglioso. Fa bene alla salute, come dicono ormai autorevoli ricerche medico-scientifiche. Ho visto mia moglie diventare più donna. Mi ha testimoniato ancora di più la Vita che ha in sé, amore, forza, pazienza, grazia, coraggio, bellezza, capacità di andare fino in fondo. 
Oggi auguro ad ogni uomo questa esperienza. Mi ha aiutato a maturare, mi sento più uomo. L'altra volta siamo andati in ospedale pur sapendo - con la testa, in astratto - che troppo spesso gravidanza e parto sono iper-medicalizzati nelle strutture sanitarie. 
Sapevo che oggi in casa il parto è ultrasicuro in una gravidanza fisiologica e promuove la salute di mamma e bebè. Non è un attacco agli ospedali né tantomeno un giudizio su chi ci partorisce. Ma sono consapevole, adesso, che in ospedale a far nascere la prima figlia ci siamo andati per ansia, condizionati da ataviche paure, frutto di mancanza di fiducia nelle forze della persona (Io Potenziale) e in Dio. Mamme e papà non hanno mica colpe. Mi domando però quanto vengano davvero sostenuti e informati affinché gravidanza e parto non siano vissuti come una malattia. Ironia della sorte, il “nostro “ ospedale era una struttura cattolica, mentre una delle due nostre ostetriche è su tutt'altra sponda! La vita non dipende nemmeno dalle convinzioni religiose. Nel parto in casa ho visto la gioia della Vita che “sa come si fa”, come mi dicevano le ostetriche che ho intervistato per i miei articoli in questi anni. Ma anche la gioia di una riparazione. 
Di più: una guarigione, come maschio, come figlio e come papà, laggiù in fondo dove abita il mio bambino. È stato anche un parto mio personale. Le donne sanno come si mette al mondo e i nostri cuccioli sanno come si nasce. Senza lauree. Ce l'hanno dentro per natura. Anche se certa cultura ha iniziato a raccontarci il contrario. E sono felice di poterlo dire. 
È una verità bellissima e necessaria, in questo mondo sgangherato che ha dimenticato come nascono i bambini.
 

 



In Alcune Asl è gratis

A Torino, Reggio Emilia, Modena e Parma l'assistenza delle ostetrica per partorire in casa è gratis: la passa l'Asl. In altre aree, invece, sono le Regioni a dare un rimborso parziale sulla spesa per il parto a domicilio: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio e in Trentino Alto Adige le provincie autonome di Bolzano e Trento. 



 


È scientificamente sicuro

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’obiettivo dell’assistenza ostetrica è una madre e un neonato in buona salute con il minor livello di interventi possibile compatibile con la sicurezza (“Care in Norma Birth: a Practical Guide”, 1996). Inoltre, sostiene che dovrebbe esistere sempre una valida ragione per interferire con il fisiologico, cioè naturale, processo che conduce al parto. Ancora, l'OMS dichiara che in Paesi in cui il parto a domicilio è molto più frequente rispetto all’Italia, gli esiti di salute di madri e neonati sono equiparabili a quelli delle donne che partoriscono in ospedale. 
Non solo: per le donne che hanno già avuto figli partorire in casa è più sicuro rispetto all’ospedale. Anche altre importanti realtà ufficiali di addetti ai lavori sostengono il parto in casa. Nel Regno Unito, il Royal College of Obstetricians and Gynecologists e il Royal College of Midwives (Collegi di ginecologi e ostetriche del Regno Unito), fin dal 2007 riconoscono il parto a domicilio come sicuro se non vi sono complicanze, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi, anche in Italia. Cosa confermata nel 2014 dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE), sottolinenando che le donne devono essere sostenute ed incoraggiate a partorire a domicilio o presso centri nascita gestiti da ostetriche, dove è più probabile il parto spontaneo senza interventi dannosi, mentre in ospedale vi è una maggiore probabilità di parti operativi con ventosa (o forcipe), episiotomie (tagli di vagina e perineo) e cesarei. Così anche il Collegio delle ostetriche americane. In una revisione della letteratura scientifica in materia, il Collegio delle ostetriche australiane ha confermato tutto ciò. ll primo studio italiano in materia, dell'Istituto Mario Negri, ad aprile 2018 ha concluso che “le nascite fuori dall’ospedale in donne con gravidanze a basso rischio sono possibili e sicure, se pianificate e monitorate da assistenti al parto fuori dall’ospedale ben qualificati ed esperti”. Poi ognuna sceglie, ma se non te lo dicono...




I contrari

Il Collegio Americano dei Ginecologi sconsiglia il parto in casa. A tale scopo, cita un solo studio (Wax, 2010), ampiamente criticato dagli stessi autori poiché condotto con una metodologia errata che include donne con gravidanza fisiologica e donne o feti che presentavano patologie per cui non è raccomandato il parto fuori dall’ospedale, visto che presentano rischi di complicanze.  Lo scorso 6 giugno, Giornata mondiale per il parto in casa, la Società italiana di neonatologia ha ribadito che questa pratica sarebbe rischiosa e pericolosa, citando uno studio israeliano. Peccato che tale ricerca riguardi le donne che hanno partorito in casa senza aver programmato l'evento, quindi in emergenza e senza ostetrica…
 

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