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Acqua: nuova stangata

Ad 8 anni dal referendum sull’acqua pubblica i conti ancora non tornano

Mar 29 Ott 2019 | di Armando Marino | Soldi

Sono passati otto anni dal cosiddetto “referendum sull’acqua pubblica” e il conto ancora non torna. I promotori lo presentarono come un voto per evitare la privatizzazione dell’acqua che avrebbe fatto lievitare i costi e la battaglia fu fortemente cavalcata dal Movimento 5 stelle che è ormai al governo dal marzo del 2018. Eppure è in arrivo una nuova stangata sulle bollette idriche. La situazione attuale è la prova che la questione era mal posta: l’acqua era ed è pubblica e la gestione è affidata in maggioranza a società miste pubblico-privato che si sono dimostrate il male peggiore: il pubblico invece di essere un soggetto terzo che controlla, è parte della società che incassa gli utili del servizio idrico. Addio terzietà della pubblica amministrazione.
Qualche passo in avanti c’è stato: ora a occuparsi della regolazione c’è una vera authority, l’Arera, la stessa che si occupa dell’energia. Ma il passaggio delle competenze è stato lento e il consumo d’acqua non è ancora soggetto alle stesse garanzie di quello elettrico. Basti pensare che per le bollette della luce c’è una prescrizione di soli due anni, per l’acqua siamo ancora a cinque. In compenso perlomeno sono aumentati gli investimenti nella manutenzione della rete idrica, che è uno dei grandi problemi, visto che è decisamente malconcia e spreca la preziosa risorsa (spesso con ricadute sulle bollette).
Dal 2020 andrà in vigore un nuovo sistema tariffario che è stato molto contestato dalle associazioni dei consumatori. E’ il caso di prestare attenzione alle bollette che arriveranno, perché i gestori in Italia sono decine ed è bene controllare come ciascuno applicherà le regole dell’Arera. Il cambiamento fondamentale è che l’acqua sarà conteggiata non più solo in base al consumo, ma anche al numero dei componenti del nucleo familiare, tenendo conto di un consumo minimo di sopravvivenza stimato in 50 litri a testa al giorno. Cosa significa? Che una famiglia di tre persone pagherà meno i primi 150 litri consumati al giorno. Sembrano tanti, ma per una doccia ne vanno via dai 40 agli 80 litri e quando si tira lo sciacquone, se non ci sono meccanismi di riduzione del consumo, vanno via 10 litri in media a ogni utilizzo. Il risultato finale stimato è in un aumento medio del 15% per i single e una riduzione del 12-13% per le famiglie numerose. Ogni bolletta avrà poi una cifra fissa che coprirà le spese di depurazione e acquedotto. Le associazioni dei consumatori si sono opposti con ricorsi che sono stati respinti e alcuni gestori potrebbero attuare un periodo transitorio in cui si contano tutte le famiglie come composte da tre persone per ovviare a un problema: non ci sono registri attendibili che provino quanti componenti ha davvero un nucleo familiare.

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