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Lo scadenzario delle paure

Prima quella dell’estraneo, poi della separazione, poi quella del distacco

Mar 29 Ott 2019 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

A otto mesi la paura dell’estraneo. Tra i 12 e i 18 la paura della separazione, che però non si ferma, e cresce fino al suo massimo tra il secondo e il terzo anno di vita. Fra i tre e i cinque anni le paure più “ancestrali”, quelle che stanno alla base di tanti film horror: il buio, i tuoni, i mostri, le streghe e le creature fatate (incluso, per alcuni bimbi, Babbo Natale), poi la paura dei pericoli “fisici” per sé e per gli altri. E infine, quando sta per arrivare il momento di andare a scuola, il terrore del distacco dai genitori.

Non sapevo che esistesse un simile “scadenzario” per la comparsa delle paure. Sarà che i miei bambini erano piuttosto sfrontati. O almeno sono io che me li ricordo così, perché mi sembravano pronti a gettarsi in ogni situazione pericolosa. In realtà, ripensandoci ora, il più piccolo dei due di notte, intorno ai due anni di età, era particolarmente spaventato dalle ombre proiettate da una lampada in corridoio, quando lui era a letto. Di certo sono cose a cui non pensiamo volentieri, forse perché in fondo restano annidate in qualche stanzetta riposta della nostra coscienza.

Mi sono imbattuto in questa “cronologia” delle paure cercando informazioni sulla condizione della figlia di amici che vive una costante e quasi invalidante paura della perdita dei genitori. Lei è ampiamente maggiorenne, loro l’hanno avuta relativamente tardi, e quindi ho sempre pensato che in fondo la sua ansia avesse una giustificazione oggettiva. Anche se è evidente che nel suo caso è decisamente spinta oltre il limite: mi racconta la madre che a volte lei si incupisce fino quasi alla disperazione se appena vede che uno dei suo genitori ha un colpo di tosse un po’ forte o appare stanco. Cercando sul web, ho scoperto che si tratta di un fenomeno per nulla raro. Ci sono parecchie testimonianze di persone che si sentono paralizzate nel vivere la propria vita quotidiana. Il tratto comune è che molti raccontano di avere sempre avuto un ottimo rapporto con i genitori, di cercare spesso il contatto fisico con loro, di sentirsi persi alla sola idea che possano morire.
Nessuno, ovviamente, vuole sminuire il lato oggettivo di questa paura: chiunque l’abbia subita, la vive come una perdita insanabile, una ferita che ti segna. Ma qui si va oltre: parliamo di un terrore che va ben al di là di ogni elemento oggettivo. In Rete si trovano pareri di esperti che convergono su un punto, che personalmente, da non esperta, trovo ragionevole: si tratta di una manifestazione di insicurezza. C’è chi lega il fenomeno ad alcuni stili educativi capaci di generare nei figli una grande ansia. Genitori che educano i figli secondo una costante richiesta di perfezione, genitori che esagerano nel drammatizzare errori e fallimenti. E, ancora, chi manifesta una costante ansia per l’incolumità fisica dei figli. Comportamenti di questo genere potrebbero influire sulla mancata costruzione di una fiducia in sé sufficiente a immaginare di poter affrontare la propria vita senza l’appoggio dei genitori.
Di sicuro, aiutare i figli ad arrivare a gestire in autonomia le proprie paure è una parte importante del mestiere di genitori. Ed è maledettamente complicato, qualche volta. Dei tanti consigli che ho letto, uno mi è risuonato piacevolmente: le favole sono piene di riferimenti a cose paurose e mostrano che la vita va avanti, che si possono affrontare e superare. Anche le più paurose, come l’uomo nero o la strega cattiva. E se le leggete per i vostri bimbi all’età giusta, di sicuro resterà loro un bel ricordo.
 

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