acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Icona del pop

Da commesso a simbolo del pop italiano: Luca Carboni ha all’attivo 18 album e tante passioni: la pittura, Hugo Pratt e Corto Maltese...

Mar 29 Ott 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 6

Luca Carboni prima di entrare a far parte in modo indelebile della storia della musica italiana faceva tutt’altro, anche se a sei anni suonava già il pianoforte: ha studiato per diventare ragioniere, ha lavorato in un'azienda di carrozzine e giocattoli, ha fatto il commesso in un negozio di abbigliamento del centro di Bologna. Non immaginava certo che un giorno sarebbe diventato icona del pop italiano targato anni ’80-’90, manifesto di una generazione che è cresciuta con le sue canzoni.  All’attivo 18 album e tante passioni: l’arte visiva, Hugo Pratt e i videoclip a cartone animato ispirati a Corto Maltese che ha realizzato nel 2006, vincendo anche il Premio Videoclip Italiano. 
Luca lo abbiamo incontrato al SUMMER FEST, sul palco di Mondovicino, nell’outlet della Land of Fashion.

Quasi quarant’anni di musica come si raccontano? 
«Così tanti anni di musica sono davvero difficili da raccontare in poche parole. Posso solo dire che dal 1984 ad oggi la mia musica ha attraversato epoche diverse, grandi cambiamenti, sociali e personali, ma non è mai cambiato il mio bisogno istintivo profondo, né tanto meno l’urgenza di scrivere nuove canzoni. È stato bellissimo poterlo fare, poterlo fare come lo sentivo e scoprire di essere ancora ascoltato e condiviso». 

Cosa resta?
«Per fortuna restano tracce, dischi, canzoni, un percorso anche “fisico” che può essere riscoperto e ascoltato anche in futuro».

Bologna è la sua città. Quanto ha l'ha influenzata?
«Ho sempre pensato che i posti abbiano un ruolo fondamentale nella vita delle persone, determinando tantissimo di noi. Influenzano il nostro modo di vedere le cose, la vita, quello che sogniamo, l’apertura o la chiusura mentale, la diffidenza, la cultura, anche il colore della nostra pelle, addirittura il nostro sapore. Quindi Bologna è parte di me e io sono parte di lei. Per questo l’ho cantata spesso e forse nelle canzoni in cui non la cito esplicitamente c’è ancora di più».

Nel suo album d’esordio prodotto dall’amico Curreri, anche la collaborazione di Ron e di Lucio Dalla. Che effetto le fa oggi ripensare a quel periodo?
«Ricordi pazzeschi e incredibili! Anche per me fu una grande sorpresa ed una enorme emozione poter scrivere, realizzare quell’album e cantarlo come cantautore. Io fino a quel momento non l’avevo mai desiderato, nè sognato. Non avevo mai cantato in vita mia. Volevo solo scrivere e fare musica come autore. Tutto è nato velocemente perché stavo scrivendo canzoni per gli Stadio e Lucio mi convinse che potevo, io, cantare quello che scrivevo».

Il processo di scrittura delle sue canzoni: ci dà delle coordinate? 
«Anche l’ispirazione è difficile da spiegare! Debbo dire che mi viene istintivo prendere in mano la chitarra o mettermi al pianoforte e far nascere prima idee musicali. Poi la musica mi guida tra i pensieri, le emozioni, le gioie ed i dolori, le esperienze e tira fuori quello che, in fondo, vuole lei». 

Il mondo dell’indie guarda la sua musica con grande interesse. Come resiste al tempo che passa?
«Partirei dicendo che tutto ciò lo trovo un bellissimo riconoscimento per quanto fatto fino ad oggi; ci tengo molto, infatti, a essere considerato una figura alternativa del pop italiano, uno che ha provato a starci dentro in modo diverso. Il rispetto di musicisti che anagraficamente potrebbero essere miei figli è motivo di grande orgoglio. Cosa abbiamo in comune? La voglia di approcciare la canzone con un linguaggio innovativo».

Tra le sue passioni anche la pittura. L’ha coltivata poi negli anni?
«Sì, è vero, da tanti anni dipingo e disegno. Non ho mai più smesso. È sempre stato per me un percorso molto intimo, che faccio per me stesso, in cui escono cose diverse dalle canzoni. Ogni quadro è come fosse la pagina colorata di un diario privato e personale. Non le ho mai esposte al pubblico, non ho fatto mostre fino ad oggi. Però grazie all’attenzione che c’è stata sulla copertina del mio ultimo album Sputnik, disegnata da me, in questi giorni ho avuto l’onore e il piacere di essere invitato al “Lucca comics and games” ad esporre alcuni miei lavori!».



 

35 anni di musica

A sei anni suonava già il pianoforte ma tutto ebbe inizio realmente nel 1984, quando l’incontro con Gaetano Curreri degli Stadio, gli diede la possibilità di realizzare il suo primo album “...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film”. Da quel giorno ben 18 album sono stati pubblicati dal cantautore. Indimenticabile l’inno generazionale “Silvia lo sai”, la poetica “Farfallina”, per non parlare degli indimenticabili tormentoni estivi “Ci vuole un fisico bestiale” e “Mare mare”. Nell’estate 2018 è uscito l’album “Sputnik”, sua ultima fatica discografica.

 


Condividi su:
Galleria Immagini