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Giza e Luxor dalle Piramidi alla Valle dei Re

Non la solita guida all’ombra delle Piramidi e in giro per le tombe della Valle dei Re. Ma un diario di viaggio pratico per godersi i siti storici in Egitto e tornare a casa felici

Mer 30 Ott 2019 | di Alessandra De Tommasi | Mondo
Foto di 24

Sul sussidiario erano il popolo più colorato e ingegnoso della Storia. Con i loro geroglifici, le mummie e le piramidi, hanno lasciato a briglia sciolta la nostra fantasia di bambini che fin dalle elementari eravamo rapiti dalle loro vicende ingegnose. Cosa ne è oggi degli antichi Egizi?

Sicuramente oggi una delle mete più gloriose del passato – e non solo del Mediterraneo – subisce l’onta di una bandierina rossa che segnala la pericolosità di visitare la zona. Il turismo sembra essere calato, mentre la diffidenza si è moltiplicata.

Invece di sciorinare lunghi elenchi di dinastie di faraoni, eccoci qui allora a raccontare come si può ancora compiere un viaggio tra i siti più mozzafiato al mondo godendosi l’esperienza, con piccoli accorgimenti.

GIZA E LUXOR
Le due mete più famose d’Egitto restano Giza – associata immediatamente alle Piramidi e alla Sfinge – e Luxor, la cui Valle dei Re avvolge le tombe più famose e nasconde i gioielli più preziosi del passato.
Poiché un euro equivale a 18 sterline egiziane, il cambio è per noi molto favorevole, il che porta di solito i venditori locali a guardare i turisti come un bancomat con due gambe. Ai nuovi arrivati viene chiesto di pagare per qualsiasi cosa, dal bagno al museo alla foto ad alcune signore in burqa che sostano davanti agli “autogrill” nel deserto con caprette issate sopra ad ignari somarelli.

L’ARTE DELLA CONTRATTAZIONE
Nei confronti degli italiani, poi, si avverte un particolare senso di “confidenza”: la gente del posto conosce le frasi-chiave e tende a passare intere ore di trattative che portano alla resa per sfinimento dell’ignaro passante. L’arte della contrattazione, in effetti, resta alla base di ogni singolo acquisto, persino di una lattina di Fanta (per inciso ne hanno per tutti i gusti, compresa quella alla mela verde). Il prezzo giusto o il prezzo fisso è un miraggio, quindi bisogna armarsi di santa pazienza ogni qualvolta ci si vuole accostare ad una bancarella. Azione spesso non necessaria perché sono i proprietari ad uscire sulla soglia e a rincorrere letteralmente i viaggiatori per strada. Alcuni ricorrono anche a chiudere la porta a chiave quando un nuovo potenziale acquirente entra nel negozio di un souq (il mercato locale), in modo da impedirne l’uscita se non dopo l’ascolto delle specifiche delle merci.
Niente paura, sono innocui, fa parte infatti di una consuetudine culturale che va conosciuta in anticipo. Anche se si dovesse pagare una guida per visitare i siti archeologici – scelta raccomandatissima e non solo per saltare le file alle casse ma per semplificare ogni transazione ed evitare ingiustificati aumenti di pressi – dentro le tombe dei faraoni o dietro le colonne dei templi si aggira sempre qualche addetto a non specificate funzioni che si offre di scattare foto o far visitare angoli di ogni tipo. Lo scopo è spesso quello di chiedere laute mance, che si aggiungono al prezzo del biglietto d’ingresso. Vale anche nei casi in cui si sta facendo un selfie e si vede spuntare qualcuno dietro le spalle che fa un photobombing non richiesto.
L’inventiva, insomma, da queste parti non manca. Soprattutto se ci si trova davanti turiste non accompagnate da una presenza maschile. Ecco allora che nascono finte relazioni o matrimoni improvvisati per tenere alla larga attenzioni indesiderate: la presenza di un “guardiano”, ossia di un uomo, rende sempre più rispettabile una donna agli occhi dei locali. 
Anche negli hotel più lussuosi è possibile incappare in tour operator “ufficiali” che gonfiano i listini e tendono a rifilare ogni genere di proposta aggiuntiva, spacciandola per visita guidata all’artigianato locale. Quando qualcuno vi offre una rilassante sosta con succo di melograno in una fabbrica di alabastro, in un laboratorio di papiri o in un centro di produzione di profumi locali, di solito associato ad un tour, vuol dire semplicemente che la prossima fermata è un negozio sfacciatamente costoso per il tenore di vita locale e moderatamente accettabile per i nostri standard di acquisto. Anche in questo caso la tappa prevede lunghe spiegazioni e una sollecitazione - poco velata - allo shopping. 
Nei luoghi storici, come il Tempio di Hatshepsut, impavida faraona, a Luxor, spuntano sempre fuori pittoresche offerte, come un “trenino” – non incluso nel prezzo del biglietto del luogo – per spostarsi dall’ingresso al sito archeologico. In realtà si tratta di un trattore con alcune carrozze a traino che evita ottocento metri di camminata sotto il sole cocente e rimpolpa le casse dei solerti lavoratori locali.

MINI GITA SUL NILO
Altre proposte, invece, risultano più intriganti, come la mini gita sul Nilo da cui si possono avvistare i vari templi della città, tra cui quelli mozzafiato di Karnak: variopinti battelli fanno il giro delle due sponde con intrattenimento musicale e tisane locali, senza di solito tirar fuori dal cilindro altra merce da vendere. Tranne, forse, i famosi “cartouche” (cartigli), ossia i simboli sacri egiziani confezionati ad hoc con il nome dell’acquirente su vari gioielli, soprattutto collane. In questi casi – come d’altronde in quelli dei tatuaggi – si spera sempre che non ci si metta addosso qualche improperio nella lingua del posto. 

SENZA SPAZIO E TEMPO
Alla pittoresca ospitalità a scopo di lucro degli egiziani va riconosciuta però una peculiarità che l’occidente ha in parte perso, ossia la capacità totale di perdersi nello spazio e nel tempo. L’atteggiamento locale di totale rilassatezza spazia nei campi più diversi e include l’incapacità di stabilire un orario o un tragitto ben definito. Se qualcuno vi dà appuntamento “alle due” potrebbe riferirsi alle quattordici del pomeriggio dello stesso giorno, di quello seguente o ad un momento indefinito del futuro. Lo stesso vale per le distanze, che non hanno mai una valenza esatta ma possono variare da persona a persona. 
Esemplare è stato l’attore britannico Clive Owen che si è presentato a mezzogiorno spaccato al Festival di El Gouna per le interviste concordate a quell’ora, mandando in totale confusione tutta l’organizzazione che non si sarebbe mai aspettata la comparsa del divo in quell’istante preciso. Ha riequilibrato il karma quest’anno, quando l’interprete egiziano-canadese di Aladin accanto a Will Smith, Mena Massoud, è arrivato invece con due ore e mezzo di ritardo rispetto al momento previsto. Più che “tabelle di marcia”, qui si parla di “linee guida” da adattare volta per volta alle varie esigenze.
Il bello d’immergersi in una cultura totalmente sta proprio nel comprendere e abbracciare le differenze senza abbandonarsi allo sconforto dello shock culturale.

PAROLA D'ORDINE: ELASTICITÀ
La parola d’ordine è “elasticità”, mista ad un pizzico di prudenza nell’affidarsi totalmente alle informazioni che si ricevono, comprese quelle della reception in hotel. 
Una volta fatta propria la diversità di prospettive, non si può che perdersi nelle meraviglie di queste opere incredibile dell’ingegno umano. “Leggere” – con qualche aiutino, s’intende – le storie dei geroglifici nelle tombe, sostare ai piedi delle piramidi di Giza e alzare lo sguardo sulle gigantesche colonne dei templi di Karnak? Queste esperienze hanno il sapore di un viaggio del tempo, di un tuffo in un passato di magnificenza e mistero. E alcuni racconti non sembreranno poi così lontani dalla nostra quotidianità. Basti pensare ad una delle poche faraone donne della storia d’Egitto, di sicuro uno dei regnanti più capaci del tempo, Hatshepsut. I suoi cartigli, le sue effigi e le sue fattezze sono state profanate, deformate, distrutte diventando persino oggetto di scherno – anche volgare – da parte dei successori (la damnatio memoriae), che si sono accaniti in modo direttamente proporzionale ai suoi meriti per denigrarla e umiliarla. Una delle guide-fai-da-te di Luxor che si aggira per il tempio può mostrare, sotto adeguata ricompensa, la deformazione di alcuni geroglifici e la realizzazione di altri osceni per insinuare rapporti inappropriati della sovrana con la manovalanza del luogo. 
Anche a migliaia di anni di distanza, l’animo umano si dimostra simile a se stesso, nelle varie declinazioni che vanno dalla maestosità delle opere artistiche alla bassezza degli istinti più primitivi.
Terra di contrasti e di misteri, l’Egitto merita di essere comunque riscoperto e rivalutato, a partire proprio da questi due città incantevoli, che racchiudono lo splendore raro di un passato glorioso. 



 


Cairo Film Festival

Dal 20 al 29 novembre va in scena l’edizione 41 del Cairo Film Festival, il primo nei paesi arabi a sottoscrivere un protocollo per la parità dei diritti di genere. La manifestazione vanta come direttore artistico Mohamed Hefzy, sceneggiatore e produttore egiziano che è stato appena scelto tra i nuovi membri dell’Academy, ossia coloro che decreteranno i vincitori agli Oscar. Non è il solo evento legato al cinema di respiro internazionale: si è conclusa da poco la terza edizione del Festival di El Gouna, nella città resort a pochi chilometri da Hurgada, un paradiso culturale in continua espansione. Diretto da Intishal Al Timimi, segna una svolta e decreta un’apertura internazionale senza precedenti.

 


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