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Il lato oscuro dell’uva

L’uva è uno dei frutti più difficili da coltivare perché insidiata da molti patogeni ed insetti e quindi molto trattata...

Mer 30 Ott 2019 | di Enrico Cinotti | Attualità
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Fino a 19 molecole diverse in uno stesso grappolo di uva bianca da tavola, coltivata in Italia. Sono quelli che il Salvagente ha rilevato in uno dei 16 campioni acquistati nei supermercati e discount e analizzati in laboratorio per conoscere a quali e quanti trattamenti vengono sottoposti i chicchi prima di finire sulle nostre tavole.

L’uva è un frutto difficile da coltivare, perché insidiata da molti patogeni e insetti, e per questo viene molto trattata e quindi era quasi “naturale” attendersi chicchi molto contaminati. Eppure, nonostante le premesse, le sorprese non sono mancate perché se sull’uva acquistata in un punto vendita Todis è stato registrato il numero record di fitofarmaci (10 fungicidi e 9 insetticidi) non sono pochi i grappoli, tutti rigorosamente made in Italy, dove il mensile dei consumatori ha trovato traccia di ben 5-7 trattamenti chimici diversi. Trattamenti che non hanno risparmiato nemmeno un campione biologico, l’uva di Almaverde, dove è stata riscontrata la presenza di una sostanza, lo Spinosad, che pur essendo consentita in agricoltura bio, è risultata in una concentrazione (0,24 mg/kg) pari alla metà del consentito (il limite di legge è 0,50 mg/kg). Questo a conferma del fatto che l’uva resta uno dei frutti più “complicati” da coltivare e il ricorso ai fitofarmaci è più frequente di altre colture.

È bene premettere che in nessun prodotto, anche il più contaminato, i singoli pesticidi hanno superato i limiti di legge, anche se non va dimenticato che stiamo parlando di un alimento che si mangia fresco, buccia compresa, e che quindi dovrebbe essere il più “pulito” possibile. Pur capendo la tipicità agronomica dell’uva, viene da chiedersi se, almeno in alcuni casi, visto che molti prodotti hanno superato brillantemente le nostre prove, non si possa davvero far a meno di così tanta chimica nell’uva che resta una dei frutti più amati dagli italiani. Tanto più che c’è da considerare il possibile effetto cocktail, l’azione combinata sulla salute di basse dosi ma diverse di principi attivi presenti contemporaneamente nell’alimento. 
Un problema non da nulla se consideriamo che ogni anno portiamo in tavola circa 380mila tonnellate di uva da tavola (sono 1 milione le tonnellate prodotte in Italia e in gran parte destinate all’esportazione), prevalentemente bianca, e spendiamo complessivamente 260 milioni di euro per un frutto amato per la dolcezza dei suoi acini e sempre più apprezzato per la presenza di polifenoli, sostanze antiossidanti presenti sulla buccia degli acini. Per capire l’apporto nutrizionale di questi importanti alleati della nostra salute, il Salvagente ne ha misurato in laboratorio la concentrazione: si va da un minimo di 341 mg/kg nell’uva Sop acquista da Lidl a ben 718 nella Fruit Box Excellent comprata ad Esselunga. Un dato che, pur in assenza di un limite minimo di legge o di una semplice raccomandazione, è sicuramente un indice di qualità nutrizionale che aiuta a valutare meglio i nostri campioni.



 


Sull’effetto cocktail l’Efsa fa il pompiere

“Sulla base dei risultati è possibile che alcuni limiti (sulla sommatoria dei pesticidi, ndr) debbano essere riadattati”. Le parole del direttore dell’Efsa (l’Authority alimentare europea), Bernhard Url a El Pais a novembre 2018, sono state smentite dalle conclusioni che aprono la consultazione pubblica dell’Agenzia, che non vede la necessità di ulteriori interventi di legge. Un passo indietro, insomma. Assurdo, paradossale e ridicolo per Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, dell’associazione medici per l’Ambiente Isde-Italia. Per l’oncologo “mentre nella comunità scientifica si concentra sull’insieme delle esposizioni esogene cui ogni individuo è esposto prima ancora di nascere e che ne condiziona sviluppo e stato di salute, l’Efsa va a valutare solo effetti cronici sulla tiroide e acuti sul sistema nervoso! Perché poi gli effetti ‘acuti’ sul sistema nervoso e non i ‘cronici’ quando ormai sono documentati quelli a lungo termine per l’esposizione occupazionale e residenziale per patologie quali Parkinson, Alzheimer e Sclerosi laterale amiotrofica?”. L’intervista integrale, assieme a tutta la vicenda, la trovate nel libro del Salvagente “Dacci oggi il nostro veleno quotidiano” in edicola in questi giorni (ma potete anche acquistarlo sulla pagina www.ilsalvagente.it/promo9e50 e riceverlo a casa senza spese postali).




In collaborazione

L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it
 
 

 


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