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Capo Verde: L’isola del sale

L’isola piů italiana dell’arcipelago di Capo Verde

Gio 21 Nov 2019 | di Foto e testo di Massimiliano Rella | Mondo
Foto di 22

La República de Cabo Verde è uno stato insulare dell'Africa occidentale, un arcipelago di dieci isole d’origine vulcanica, nell'oceano Atlantico, a 500 km dalla penisola di Cap Vert (in Senegal), da cui prende il nome. Abitato da 500mila persone l’arcipelago di Capo Verde ha come capitale Praia, sull’ìsola di Santiago. Ex colonia portoghese è indipendente dal 1975. Geograficamente l’arcipelago viene suddiviso in isole di “sopravvento” (più a nord) e di “sottovento” (più a sud) in base alla loro esposizione agli Alisei che soffiano dal continente africano. Fanno parte del primo gruppo: Sal, Boavista, Santo Antão, São Vicente, São Nicolao e la disabitata Santa Luzia. E del secondo: Santiago, Maio, Fogo e Brava. L’isola più “italiana” dell’arcipelago di Capo Verde è una striscia di terra brulla e arida di appena 30 km di lunghezza, al largo delle coste del Senegal, in pieno oceano Atlantico. Grazie a tanti connazionali che a partire dal ’90 hanno realizzato strutture ricettive e per il tempo libero oggi è un piccolo e familiare paradiso turistico a sole 5 ore di volo no stop, una mecca per gli amanti del kitesurf; approdo mite e ancora a buon mercato per una tintarella invernale, con temperature che a gennaio ricordano la nostra primavera. 

Si chiama Sal e, come suggerisce il nome, è l’isola del sale. Durante il colonialismo portoghese era uno scalo tecnico per i viaggi della schiavitù, dal continente africano verso le Americhe, ma abolita questa brutta pagina della storia occidentale dovette attendere oltre un secolo prima di conquistare l’Indipendenza, nel 1975, quando nacque la República de Cabo Verde. Come in tutto l’arcipelago – composto da dieci isole d’origine vulcanica – la sua popolazione creola parla una lingua che mescola parole portoghesi e dei Paesi africani della costa occidentale, mentre la sua musica ha assorbito anche sonorità brasiliane, tra malinconie della morna e percussioni tribali della kizomba. D’altro canto il sud America, a ovest sull’altra sponda dell’Atlantico, è a qualche ora di volo…  

Proprio per la sua posizione tra i due continenti, nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale, l’isola di Sal fu scelta dagli italiani per realizzare un aeroporto che fungesse da scalo tecnico per il Brasile e l’Argentina, dove vivevano tanti nostri connazionali emigrati a inizio ‘900. Erano i tempi della dittatura fascista e l’Italia non aveva mezzi aerei che potessero volare in un colpo solo dall’Europa al sud America. La guerra era alle porte, la Francia ovviamente non concedeva autorizzazioni d’atterraggio nelle sue colonie, a causa dell’irrigidimento pre-bellico, così Benito Mussolini fece un accordo con un altro dittatore, Antonio Oliveira Salazar, e ottenne dal Portogallo il beneplacito per realizzare direttamente un aeroporto, qui sull’isola del sale. 
Quando il primo volo s’alzò in cielo l’America Latina si era avvicinata. Come è andata poi la storia d’Italia tutti lo sappiamo, ma quel piccolo scalo tecnico fu archiviato dalle cronache nazionali: in quel luogo tanto remoto rimase solo un custode fino al 1947, quando l’aeroporto fu acquisito dal Portogallo. 

L'ISOLA DEL SALE
E arriviamo alla metà degli anni ’80. Tra i primi italiani a investire a Sal, arrivò l’ingegnere bresciano Andrea Stefanina, oggi proprietario di due strutture alberghiere, di un tour operator specializzato su Capo Verde e addirittura di un vulcano spento, nel cui cratere fino al ‘60 si estraevano tonnellate di sale, la principale risorsa di quest’isola di soli 20mila abitanti. Ne parliamo al passato perché quando il Brasile cominciò ad approvvigionarsi in casa, la raccolta su quest’isolotto brullo cadde verticalmente in breve volgere di tempo. Così oggi se ne estraggono appena 3mila tonnellate l’anno, tutte vendute a Capo Verde e in parte per finanziare l’aiuto ai bambini poveri dell’arcipelago e combattere l’abbandono scolastico. 
E su questo apriamo un’altra parentesi, vista anche la presenza di associazioni no-profit come Nù Bai, fondata da due italiane, Gaia Calabroni ed Elena Mussu che, attraverso il negozio equosolidale d’artigianato, abbigliamento e prodotti tipici capoverdiani Djunta Mo Art sostengono i bambini e gli adolescenti delle famiglie più povere con divise, libri, matite e penne. Nell’anno scolastico 2018/2019 sono state assegnate 32 borse di studio per il liceo e altri 20 ragazzi e ragazze sono stati supportati con equipaggiamento scolastico. I prodotti, invece, sono creati anche con materiale riciclato e senza impiegare lavoro minorile grazie a una rete di 40 artigiani e 2 cooperative. L’associazione partecipa inoltre al progetto Omcv (Organizzazione delle donne di Capo Verde) formato da 10 cooperative di donne che danno lavoro a 200 persone. 
Il progetto è sostenuto con donazioni di privati anche dall’Italia e con una parte dei ricavi del commercio equo e solidale. Nel negozio troviamo quindi pezzi di artigianato, souvenir di qualità, marmellate di papaya, di aloe, caffè, pepe rosa, sale aromatizzato all’erba moringa, ma anche grog (un distillato locale di canna da zucchero), ponch di mele, limone e grog, liquore al pepe rosa e altre bontà. Insomma, se c’è un buon motivo per lo shopping andate dritti a Santa Maria, il villaggio più turistico dell’isola (www.djuntamoart.cv). 

COME SI CAVALCANO LE ONDE
Un altro italiano che ha fatto parlare di sé è il romagnolo Libero “Free” Cozzolino, un ex agente di commercio che a un certo punto molla tutto per andare a Sal a insegnare come si cavalcano le onde. L’isola gode infatti di un mix di venti favorevoli. Il tempo passa e spuntano le scuole di kite-surf e nascono i campioni: tra le star internazionali in cima alle classifiche oggi c’è sempre qualche capoverdiano e di sicuro qualcuno dell’isola di Sal. Come Matchu Lopes, Mitu Monteiro e Djo Silva; questi ultimi due gestiscono pure una scuola di surf a Kite Beach, la più frequentata spiaggia dei surfisti insieme a quella di Ponta Preta, tra dune di sabbia e acque che digradano in una tavolozza di sfumature dal celeste al verde al blu, come si addice alle più belle cartoline. 
Per tornare al romagnolo Libero “Free” Cozzolino aggiungiamo che nel 2010 decise d’adottare una futura promessa del kite, un ragazzino ribattezzato Airton Cozzolino Lopes, oggi un 25enne dai capelli rasta, per tre volte campione del mondo in categoria strapless, cioè senza attacchi in tavola, disciplina nata proprio a Sal. 

NEL VENTRE DELLA MONTAGNA
L’altra specialità dell’isola la sperimentiamo sulla nostra pelle nel cratere del vulcano spento, alle saline di Pedra de Lume, acquistate nel ’97 dal bresciano Andrea Stefanina. In questo antico giacimento di sale possiamo fare bagni di sale terapeutici e fangoterapia. Grazie alla lenta evaporazione dell’acqua e a seconda del terreno e dei minerali presenti le saline assumono colori e sfumature da spettacolo. Ci sono anche punti balneabili con acque tiepide e una concentrazione di sale 35 volte superiore a quella del mare. Raggiungiamo le saline dal villaggio di Pedra de Lume da una strada sterrata che costeggia un'antica teleferica di legno e un tunnel scavato nella roccia nel 1804. Da qui si prosegue a piedi sbucando dal ventre della montagna nell'antico cratere. Il colpo d’occhio è fantastico. 



 


Le altre bellezze di Sal

Di sicuro non possiamo inserire tra i patrimoni dell’isola la capitale Espargos (da asparagi), un agglomerato disordinato di case basse con qualche nota di colore. Però la parte centrale di questa cittadina di 17mila abitanti ha qualche viuzza graziosamente colorata. è decisamente più pittoresco il villaggio di pescatori di Palmeira, dove la mattina attorno al porticciolo c’è un curioso mercatino del pesce. Un altro si tiene sul pontile di legno di Santa Maria, che concentra il gran numero di alberghi e strutture ricettive di tutta l’isola. Gli amanti del brivido potranno recarsi invece a Shark Bay, dove a pochi metri dalla riva, tra i bassi scogli, si radunano i pacifici squali-limone (Negaprion brevirostris) che possiamo avvicinare di qualche metro... 
Sulla strada per l’aeroporto una piccola attrazione che stride con quest’isola a corto d’acqua, e che s’approvvigiona con un potente desalinizzatore, è il vivaio con giardino tropicale Viveiro. Ricco di palme, cactus e altre piante grasse, più angolo bar con sedie e tavolini in giardino, Viveiro è opera di un’altra italiana, la bresciana Paola Mariani che lo gestisce col padre e il marito argentino. Ma una delle più belle cartoline è sulla costa occidentale, a Buracona, una piscina naturale circondata da scogliere scoscese nota anche per la grotta sottomarina dell’occhio blu, dove la luce solare in certi momenti dell’anno e della giornata crea effetti di forte impatto visivo. Da qui allunghiamo il passo verso il deserto di Terra Boa (Terra Buona), una distesa di terra arida dove si presenta l’immancabile miraggio: sembra che ci sia una piccola oasi d’acqua, ma è uno scherzo ottico. 
In questa distesa brulla, quando eccezionalmente piove, l’erba spunta improvvisa e gli abitanti arrivano già alle prime gocce per lavorare un fazzoletto di terra, gettare qualche seme e coltivare un orticello pop-up nella speranza di raccogliere un po’ di verdura. La corsa all’orto diventa una “gara” e i coltivatori si sfidano a chi avrà gli ortaggi più belli. Ma in questo modello d’agricoltura carpe diem non appena l’acqua sparisce tutto torna come prima. Cioè secco e brullo. E allora ci attendono solo il sale, le onde e la simpatia dei capoverdiani per regalarci un po’ di mare, di sole e d’allegria. Anche quando a casa nostra è pieno inverno. 



 


COME SI ARRIVA 

A Sal si arriva con i voli diretti Blue Panorama da Bergamo/Orio al Serio www.blue-panorama.com oppure via Lisbona con la Tap Air Portugal www.flytap.com. Tour operator italiano Cabo Verde Time www.caboverdetime.it. è necessario il passaporto con validità di almeno 6 mesi. Per soggiorni fino a 30 giorni non è richiesto il visto. Tassa aeroportuale di 31€ (3.400 escudos). 

 

 

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